Tratto da BRIGANTAGGIO E SOCIETÀ SEGRETE NELLE PUGLIE (1817-1828) DAI RICORDI DEL GENERALE R. CHURCH GOVERNATORE DI TERRA DI BARI E DI TERRA D’OTRANTO COMANDANTE DELL’ ESERCITO NAPOLETANO IN SICILIA, EC. EC. FIRENZE, G. BARBÈRA, EDITORE. 1899.
Dopo una faticosa marcia sotto una pioggia battente, all’alba il cielo sopra le Murgie iniziò a rischiararsi con strisce d’oro all’orizzonte. Il contingente regio fece sosta nei pressi di una località nota come “I Castelli”, un’area impervia caratterizzata dalle rovine di un antico maniero abbandonato arroccato tra le balze collinari. L’atmosfera parve per un momento idilliaca: l’ottima banda del 1° Reggimento Estero iniziò a suonare, e la musica echeggiò tra le rocce calceree, mentre i soldati, scherzando sul loro aspetto di “pulcini bagnati”, si sedevano sui massi per consumare una colazione a base di pane, salame e fiaschi di vino.
La quiete fu interrotta bruscamente dall’eco di un fischio acuto e prolungato, subito riconosciuto dal colonnello Schmerber come il segnale personale di Don Ciro Annichiarico. Un istante dopo, una violenta scarica di moschetteria colpì la colonna borbonica, sparata dall’alto dei fianchi rocciosi sovrastanti. Nonostante la sorpresa, il generale Church mantenne una calma imperturbabile, commentando ironicamente che se i briganti non sapevano mirare meglio, l’esercito poteva tranquillamente rimanere al proprio posto.
Mentre i proiettili fischiavano sopra le teste degli ufficiali, il colonnello Bentz scommise con il generale che i fuorilegge sarebbero riusciti a colpirli se non si fossero riparati. Church rifiutò di arretrare e ordinò al capitano Fusco di non rispondere al fuoco con la fanteria principale, lasciando che l’affare venisse sbrigato dalla retroguardia dei cacciatori leggeri. Con mossa fulminea, i soldati scelti borbonici si arrampicarono come camosci sulle pareti rocciose, aggirando la posizione dei briganti. Presi tra due fuochi, due dei malviventi caddero al suolo colpiti a morte, mentre il resto della banda si diede a una fuga precipitosa tra gli anfratti della macchia, lasciando la colonna libera di riprendere la marcia verso Francavilla Fontana.