Tratto da BRIGANTAGGIO E SOCIETÀ SEGRETE NELLE PUGLIE (1817-1828) DAI RICORDI DEL GENERALE R. CHURCH GOVERNATORE DI TERRA DI BARI E DI TERRA D’OTRANTO COMANDANTE DELL’ ESERCITO NAPOLETANO IN SICILIA, EC. EC. FIRENZE, G. BARBÈRA, EDITORE. 1899.
I primi tre giorni trascorsi dal generale Richard Church a Martina Franca offrono uno spaccato vivido delle tensioni sotterranee e del fascino mondano dell’epoca. Il palazzo di Don Martino Riespero fu interamente illuminato a festa; le sale da pranzo vennero caricate di manicaretti e vini locali, mentre il salone principale si riempì dei notabili del paese, accompagnati da consorti e figlie. Church, uomo d’onore e di mondo, dotato di una perfetta padronanza della lingua italiana, si muoveva agilmente tra gli ospiti, intrattenendo con particolare ammirazione la duchessa di Martina e la sua giovane figlia, ed elogiando la celebre bellezza delle donne martinesi.
Tuttavia, l’atmosfera festosa mascherava insidie mortali. Durante il ricevimento, un individuo dall’aspetto sinistro riuscì a farsi largo tra la folla, chiedendo al generale un colloquio privato e urgente. Condotto in una stanza appartata, l’informatore intimò a Church di stare in guardia, rivelando che il padrone di casa, Don Martino Riespero, era in realtà un affiliato e amico intimo dell’abate Ciro Annichiarico. L’uomo avvertì il generale del rischio imminente di un avvelenamento, sussurrando che nulla sarebbe stato più facile che sciogliere un tossico letale in una tazza di brodo, in un caffè, in un piatto di olive o in un bicchiere di rosolio.
Church, facendo mostra di un’incrollabile freddezza e di un sottile umorismo britannico, accolse l’insinuazione con una sonora risata, dichiarando di fidarsi ciecamente del proprio ospite. Per rassicurare l’informatore, che tremava al pensiero di essere scoperto e ucciso dai sicari di Don Ciro, the generale promise di non rivelare l’accaduto fino alla sua partenza da Martina. Dimostrando un coraggio ai limiti della spavalderia, Church tornò nel salone e consumò abbondantemente la minestra, le olive, la ricotta della masseria e il caffè offerti da Don Martino, suggellando la serata con un bicchiere di rosolio di Bari e prolungando il soggiorno per tre giorni senza subire alcuna ritorsione.