Dalla caduta del Duce alla trappola scampata del 5 settembre: la ricostruzione dettagliata di come il IX Battaglione d’Istruzione trasformò il paese in una fortezza, resistendo alla ritirata della “Hermann Göring” prima dell’arrivo degli Alleati.
Tra l’agosto e i primi giorni di settembre del 1943, il destino dell’Italia si decise lungo una linea d’ombra che univa i grandi tavoli diplomatici internazionali alle trincee polverose della Puglia. A Grottaglie, la storia non è passata in silenzio: ha avuto il volto di giovani allievi ufficiali costretti a farsi soldati d’esperienza nello spazio di una notte, stretti tra la minaccia dei vecchi alleati tedeschi e lo spettro di un annientamento totale dal cielo. I diari e le testimonianze dirette dei protagonisti del IX Battaglione d’Istruzione restituiscono oggi la cronaca drammatica di quelle settimane in cui il paese si trasformò, quasi per miracolo e per ferrea disciplina, in un caposaldo di resistenza.

LA NOTTE DELL’ULIVO: IL 25 LUGLIO E LA RESA DEI CONTI
Tutto ha inizio la tarda sera del 25 luglio 1943. La notizia della destituzione e dell’arresto di Benito Mussolini giunge al campo d’aviazione e alla tendopoli di Grottaglie quando le comunicazioni ufficiali sono ancora confuse. Tre allievi – Glauco Basti, Renato Faina e Roberto Di Martino – decidono di sfidare le sentinelle. Escono di contrabbando, senza parola d’ordine, per raggiungere la canonica del paese. Lì, davanti a una radio acceso a mezzanotte, ascoltano il bollettino che annuncia la fine del ventennio fascista.
Al loro rientro il clima cambia istantaneamente. La fine del regime, sebbene il governo Badoglio reprima duramente le piazze nel resto d’Italia (provocando 83 morti e oltre 1500 arresti), a Grottaglie si traduce in una paradossale “lezione di democrazia” e in una violenta resa dei conti. Quella stessa notte, il Tenente D’Ottavi, conscio dell’orientamento politico di alcuni ragazzi, chiede all’allievo di sinistra Oddino Bo di spiegare ai commilitoni i concetti di socialismo e comunismo. Più di venti soldati si radunano in cerchio, nell’oscurità, sotto un grande ulivo.
Il giorno dopo, il 26 luglio, scatta la sanzione interna. Gli allievi individuano un delatore fascista (la spia “F.”), responsabile del precedente allontanamento del compagno Roberto Lazzarini, colpevole solo di aver criticato a parole un gagliardetto del partito. F. viene prelevato dalla sua tenda, pestato duramente e spedito in infermeria, prima di essere trasferito e sparire nel nulla. In paese, durante la libera uscita, Bo e un altro allievo, Vittorio Ziliani, strappano pubblicamente i distintivi da squadrista – i famosi “rombi” – dalle giacche di tre fascisti locali. Il vento è voltato.

SOTTO LA CRESTA DEL “TIGRE”: LA COESISTENZA CON LA HERMANN GÖRING
Ad agosto la realtà militare presenta il suo conto. Il campo italiano viene riorganizzato difensivamente a “Zerebbe”, recinti fortificati e spinosi, mentre gli allievi assistono impotenti ai bombardamenti alleati sulla vicina Taranto. Ma il pericolo vero è a soli 400 metri.
Sulla collinetta sovrastante la conca del campo italiano sono arroccati i reparti della Divisione Corazzata tedesca “Hermann Göring”. Sebbene le carte ufficiali dell’Esercito Italiano segnalino in zona solo la 1ª Divisione Paracadutisti tedesca, i ricordi di Glauco Basti sono nitidissimi: a Grottaglie ci sono quattro mastodontici carri armati Tiger, guidati da uno Sturmscharführer veterano di Stalingrado e decorato con la Croce di Ferro. I tedeschi si stanno riorganizzando dopo i massacri subiti in Sicilia.
Gli italiani sanno di essere in un “fosso tattico”, una trappola mortale in caso di ostilità. Basti e il commilitone Panichi compiono persino una perlustrazione non autorizzata oltre le linee per chiedere ai superiori una ritirata strategica prima che sia troppo tardi. I comandi rifiutano, ma l’aria è satura di tensione. Intanto, la fame morde e i soldi mancano: le paghe in contanti (le “decime”) vengono sostituite da Buoni del Tesoro cartacei di dubbio valore, mentre le malattie si portano via i giovani Dino Zambra (oggi in odore di santità) e Paolo Natti. Nonostante tutto, si tengono gli esami: su 800 uomini, 130 vengono bocciati e rispediti in prima linea. Gino Damiani è tra i promossi a Caporal Maggiore.
L’ILLUSIONE DELL’8 SETTEMBRE E IL CAPOSALDO GROTTAGLIE
L’8 settembre 1943 alle 19:40 la radio degli avieri intercetta il canale Reuters. Il generale Eisenhower annuncia da Radio Algeri l’armistizio firmato segretamente il 3 settembre a Cassibile. Badoglio parlerà solo due minuti più tardi.
Al campo è il caos della gioia. I soldati credono che la guerra sia finita. Si spara in aria con tutto, comprese le mitragliere contraeree da 20 mm, illuminando la notte pugliese con i traccianti. Per la prima volta dopo mesi, alle tre del mattino, i soldati ricevono il permesso di spogliarsi per dormire.
L’illusione dura poche ore. Il 9 settembre, mentre l’Esercito Regio si sbanda in tutta Italia per la mancanza di ordini (la famosa Memoria Operativa 44 non arriverà mai a destinazione), a Grottaglie il Tenente Colonnello Armando Antinori prende in mano la situazione. Il IX Battaglione non si scioglie. Alle 12:00 Antinori ordina l’adunata generalizzata: la tendopoli viene evacuata e l’intero reparto si trasferisce nel centro abitato di Grottaglie.
Le strade vengono minate, gli incroci barricati. La città diventa un caposaldo fortificato con l’ordine perentorio di aprire il fuoco contro i tedeschi. Alle 13:30 circa 200 soldati germanici ben armati lasciano l’aeroporto. Alle 14:00 arriva l’ordine ufficiale italiano di ingaggiare il nemico. Nella notte, le pattuglie della Göring tentano la ricognizione. Oddino Bo, appostato dietro una mitragliatrice Breda 37 sotto la luce della luna piena, tiene sotto tiro il retro di un blindato tedesco. La resistenza italiana è ferma e determinata. I tedeschi, pressati anche dalle notizie dello sbarco alleato a Salerno iniziato alle 03:10, decidono di non rischiare una battaglia urbana e si ritirano rapidamente verso Foggia, facendo saltare le condotte dell’Acquedotto Pugliese per ritorsione.

LA VENDETTA NAZISTA E IL TRIBUTO DELLA POPOLAZIONE CIVILE
La ritirata delle truppe hitleriane lascia dietro di sé una scia di sangue che segna profondamente la comunità locale. Sebbene la prontezza del Battaglione eviti un massacro urbano programmato nel centro del paese, la popolazione civile di Grottaglie e delle aree rurali limitrofe paga un prezzo carissimo.
In quei giorni convulsi, la Puglia intera vive l’ora più buia della repressione tedesca, che registrerà alla fine oltre 150 vittime civili in tutta la regione. A Grottaglie e dintorni si contano decine di feriti e morti inermi tra i cittadini, bersagliati dai cecchini tedeschi, coinvolti in piccoli scontri a fuoco isolati e vittime delle mine stradali posizionate lungo le principali vie di collegamento per rallentare l’avanzata alleata.
Al sangue si aggiunge immediatamente l’emergenza umanitaria: il cinico sabotaggio dell’Acquedotto Pugliese compiuto dai genieri tedeschi priva l’intera area dell’acqua potabile per settimane. Per la popolazione civile, già stremata dalla malnutrizione, dalle privazioni belliche e dalle malattie, comincia una dura lotta per la sopravvivenza nel tentativo di rimediare alle devastazioni logistiche lasciate dall’ex alleato.

IL RETROSCENA: LA STRAGE EVITATA DEL 5 SETTEMBRE
Il 10 settembre le Jeep della 1ª Divisione Aviotrasportata britannica, sbarcate a Taranto durante l’Operazione Slapstick (segnata dalla tragedia dell’affondamento dell’incrociatore Abdiel), entrano finalmente a Grottaglie. Il Caporal Maggiore Gino Damiani è di pattuglia e intercetta il primo mezzo inglese; l’ufficiale britannico scende e lo saluta cordialmente. Il 15 settembre arriveranno anche gli americani.
Solo in quei giorni di calma apparente emerge il retroscena più spaventoso di tutta la campagna di Puglia, annotato retroattivamente nei diari alla data del 5 settembre. Un capitano dell’aviazione statunitense rivela ai militari italiani il piano originale degli Alleati: se l’armistizio non fosse stato firmato il 3 settembre a Cassibile, il 5 settembre il Comando Alleato avrebbe lanciato ben 6.000 paracadutisti britannici proprio tra Taranto e Grottaglie.
L’operazione prevedeva un bombardamento a tappeto preventivo della durata di 24 ore: bombe pesanti ad ampio raggio, spezzonamento tattico sulla zona intermedia e mitragliamento radente sulle difese. Se quel piano fosse scattato, il IX Battaglione e gran parte della stessa Grottaglie sarebbero stati letteralmente cancellati dalla mappa geografica. La firma sotto l’ulivo di Cassibile, avvenuta a pochissimi giorni di distanza, aveva salvato la vita di centinaia di ragazzi e civili che, poco dopo, avrebbero dimostrato di saper difendere la propria comunità con le armi in pugno.