stea galletto anni 40

“Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi (Vol. III 1943-1961)”, scritto da Francesco Stea e Luigi Galletto, con il supporto della Banca Popolare Jonica – Grottaglie.

La conclusione del mandato dell’Avv. Francesco Di Palma non poteva essere più dignitosa, coronata da modestia e semplicità, come operazioni erano regolari ed esatte ed i titoli corrispondevano perfettamente alle singole partite addizionali del bilancio cittadino. Sotto questa attenta gestione, l’aula approvava a maggioranza di voti il conto consuntivo dell’esercizio finanziario 1950, formalizzato ufficialmente con la deliberazione dell’Amministrazione Comunale n. 166 del 24 novembre 1952. Lo specchio finanziario di quell’anno metteva in luce le complessità economiche del dopoguerra grottagliese, registrando Riscossioni pari a L. 39.605.083,32 a fronte di Pagamenti per L. 43.449.235,34, generando così una Deficienza di cassa di L. 3.844.152,02. Il rendiconto evidenziava inoltre Residui attivi per L. 4.007.873,10 con una conseguente Differenza attiva di L. 163.721,08, ma anche ulteriori Residui attivi storici per L. 9.592.308,61 che determinavano un Disavanzo di amministrazione finale pari a L. 9.428.587,53.

Questo percorso amministrativo si incrociò presto con i passaggi istituzionali previsti dalla democrazia locale. A seguito della convocazione dei comizi elettorali, disposta con decreto presidenziale del 3 aprile 1956, giunse a naturale scadenza il mandato del Consiglio Comunale. In quel momento di congedo, il Sindaco Di Palma ritenne doveroso proporre un atto che si conviene a persone che hanno ben meritato della patria: invitò infatti l’aula a rivolgere a S.E. il Prefetto della Provincia di Taranto e all’On. Dr. Gaspare Pignatelli un fervido ringraziamento per l’opera svolta in favore di questa Città, accomunando l’intero consiglio a questi profondi sensi di gratitudine. Riconoscere i meriti altrui non significa sminuire se stessi o umiliarsi, poiché l’umiltà è la dote dei grandi uomini. Nel prosieguo delle vicende politiche cittadine, un nome solo avrebbe occupato la trattazione storiografica principale: quello di Gaspare Pignatelli. Con totale sincerità d’animo e lealtà, Di Palma invitava a riconoscere il bene svolto sia da chi cedeva il seggio di Primo Cittadino sia da chi si accingeva ad occuparlo con una nuova formula politica.

La vita pubblica del Parlamentare democristiano era iniziata sin dai primi albori della ripresa democratica italiana, ed è storicamente evidente che dietro le quinte dell’Amministrazione Comunale locale giostrasse, da par suo, l’immediato successore; il grosso volume di lavori in essere e le diverse iniziative allo studio sul tavolo del Sindaco Di Palma lo lasciavano intendere in modo del tutto inequivocabile. Fu grande merito di Di Palma non mostrare gelosia alcuna verso chi si adoperava per perseguire la medesima finalità pubblica. Chiunque abbia esaminato i documenti dell’epoca ha potuto constatare la forte personalità del sindaco uscente, che non fu mai una figura di secondo piano o complementare: Di Palma rivestiva carattere, autorità e una totale autonomia decisionale, pur avvalendosi saggiamente dell’apporto e dell’influenza di un uomo dai positivi agganci nel campo politico ed economico nazionale come Pignatelli. Dopotutto, nel settore dell’edilizia pubblica, per il disbrigo delle pratiche e per ottenere i necessari interventi dello Stato, era indispensabile disporre di qualcuno che sapesse muoversi con destrezza presso gli organi del Governo centrale. Nel sistema democratico di quegli anni, in cui i canali di mediazione e l’intromissione politica erano essenziali e determinanti, occorreva necessariamente un personaggio di peso che facesse aprire le porte dei ministeri romani, le quali, altrimenti, sarebbero rimaste sprangate e chiuse ermeticamente.

La transizione istituzionale si compì definitivamente dopo la consultazione elettorale del 27 maggio 1956, che portò alla convocazione del nuovo Consiglio Comunale in data 10 giugno dello stesso anno. In base alla nuova Legge del 23 marzo 1956, n. 136, le norme per l’elezione dei Consigli Comunali erano state ulteriormente modificate: per i comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti, come Grottaglie che ne contava ben 21.398, venne abrogato il vecchio sistema dello scrutinio di lista con premio alla maggioranza, sostituendolo con lo scrutinio di lista con rappresentanza proporzionale. I dati ufficiali rilevati dalla Prefettura mostrarono una straordinaria partecipazione popolare alla tornata elettorale, con 10.961 votanti su 11.812 elettori iscritti, pari al 92,8% di affluenza, e soltanto 284 voti non validi. La ripartizione dei seggi premiò la Democrazia Cristiana (D.C.) che ottenne 4.354 voti (40,8%) e 13 seggi, seguita dal Partito Comunista Italiano (P.C.I.) con 3.439 voti (32,2%) e 10 seggi. I restanti scranni vennero divisi tra il Movimento Sociale Italiano – Partito Nazionale Monarchico (876 voti, 2 seggi), il Partito Socialista Italiano (770 voti, 2 seggi), il Partito Monarchico Popolare (553 voti, 1 seggio), gli Indipendenti di Destra (371 voti, 1 seggio) e il Partito Socialdemocratico Italiano (314 voti, 1 seggio). Il nuovo consesso civico vedeva schierate figure storiche come Salvatore Perduno e l’Avvocato Angelo Fago per il P.C.I., e lo stesso Gaspare Pignatelli insieme a Cosimo Calò, Pietro Annicchiarico, Angelo Peluso, Vitantonio Montanaro, Cosimo Bruno, Leonardo Abatematteo, Giuseppe Bagnardi, Giuseppe Ettore, Gennaro Anania, Alberto Cavallo, Francesco Del Monaco e Filomeno Corallo per lo Scudocrociato.

Una volta constatato il numero legale della prima seduta, il Sindaco uscente Di Palma passò le consegne rivolgendo un caloroso saluto agli eletti e formulando i migliori auguri di buon lavoro per la risoluzione dei problemi del paese. Il Presidente temporaneo dell’assemblea lo ringraziò pubblicamente per come si era prodigato a pro del territorio insieme ai suoi diretti collaboratori, e l’aula procedette alla verifica delle condizioni degli eletti, accertando che tutti avessero fornito la prova obbligatoria dell’alfabetismo. Subito dopo, tuttavia, la seduta divenne tesa sul piano giuridico quando l’Avvocato Angelo Fago eccepì formalmente l’ineggibilità di Gaspare Pignatelli, Giuseppe Ettore, Cosimo Calò, Alberto Cavallo e Filomeno Corallo ai sensi dell’articolo 15 del Testo Unico del 5 aprile 1951, n. 203. Secondo l’opposizione comunista, i consiglieri erano incompatibili in quanto “soci azionisti” della Banca Popolare locale e quindi direttamente interessati nel servizio di Tesoreria Comunale, affidato a quell’istituto di credito con la convenzione n. 134 di repertorio in data 31 ottobre 1953. Il dirigente dell’assemblea respinse fermamente l’eccezione, dichiarando che, sebbene la Tesoreria fosse gestita dalla Banca Popolare, la legale rappresentanza dell’istituto era affidata per statuto solo al Presidente Dottor Giuseppe D’Elia e, in sua mancanza, al Direttore Avvocato Raffaele Traversa. Non sussisteva alcun interesse privato diretto o indiretto, anche perché il compenso annuo corrisposto dal Comune alla banca configurava un semplice rimborso spese per il personale di servizio, per i locali, la luce e il riscaldamento. Riaffermata la netta distinzione giuridica tra il patrimonio della società e quello dei suoi singoli membri, l’On. Gaspare Pignatelli poté assumere ufficialmente la guida del paese dall’11 giugno 1956 fino al 3 giugno 1958.

Desideri che analizziamo nel dettaglio la distribuzione dei voti di preferenza per le sezioni (come i dati relativi a Salvatore Perduno e Angelo Fago) o preferisci approfondire i progetti urbanistici e sociali avviati dalla nuova giunta Pignatelli?

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