Dimenticare è sempre un errore!
Taranto, Rossana Di Bello e quella strada che venticinque anni fa sembrava ancora possibile
Ci sono momenti nella storia di una città nei quali qualcuno riesce a vedere il futuro prima degli altri.
A Taranto, uno di quei momenti fu l’inizio degli anni Duemila.
Rossana Di Bello, allora sindaco della città, comprese che il problema non era semplicemente scegliere tra lavoro e ambiente, tra acciaio e salute. Il problema era molto più grande: trovare il modo di garantire il lavoro senza continuare a sacrificare la salute dei cittadini.
Non era una posizione facile.
L’ILVA rappresentava una parte enorme dell’economia tarantina e mettere in discussione il suo modello produttivo significava affrontare interessi industriali, sindacali, politici e sociali consolidati da decenni.
Eppure Di Bello ebbe il coraggio di farlo.
Nel 2001 arrivarono le ordinanze sulle batterie della cokeria. E l’8 gennaio 2003 si arrivò a un Atto di Intesa che coinvolgeva ILVA S.p.A., Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comune di Taranto, Comune di Statte e organizzazioni sindacali, con il coinvolgimento di Prefettura di Taranto, Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Attività Produttive e ARPA Puglia.
L’accordo nasceva dal riconoscimento di due esigenze che avrebbero dovuto procedere insieme: l’importanza economica e occupazionale dello stabilimento e la necessità di ridurne concretamente l’impatto ambientale.
L’ILVA assumeva impegni precisi: interventi sugli impianti, monitoraggio delle emissioni, adeguamenti alle migliori tecniche disponibili e, soprattutto, interventi sui parchi minerali e fossili, con misure di contenimento delle polveri e di protezione del quartiere Tamburi.
L’accordo nasceva dal riconoscimento di due esigenze che avrebbero dovuto procedere insieme: l’importanza economica e occupazionale dello stabilimento e la necessità di ridurne concretamente l’impatto ambientale.
In quella delicatissima fase ebbe un ruolo importante anche l’assessore all’Ambiente Umberto Ingrosso, chiamato a seguire sul piano amministrativo e operativo l’attuazione degli indirizzi che l’amministrazione Di Bello aveva assunto.
Non era un compito semplice. Significava confrontarsi quotidianamente con l’azienda, con gli organismi tecnici, con le istituzioni sovracomunali e con le parti sociali, cercando di trasformare gli impegni sottoscritti in interventi concreti.
Rossana Di Bello rappresentava la responsabilità politica di quella scelta; Umberto Ingrosso ne seguiva la complessa attuazione sul terreno ambientale. È giusto ricordarlo oggi, perché la storia non dovrebbe limitarsi ai nomi dei sindaci e dei grandi protagonisti. Dietro ogni decisione importante di una città ci sono persone che lavorano, discutono, si assumono responsabilità e cercano di trasformare le decisioni politiche in fatti. L’ILVA assumeva impegni precisi: interventi sugli impianti, monitoraggio delle emissioni, adeguamenti alle migliori tecniche disponibili e, soprattutto, interventi sui parchi minerali e fossili
Non era una dichiarazione di principio.
C’erano impegni, scadenze e interventi concreti.
E quella dell’8 gennaio 2003 non rimase un’iniziativa isolata. Seguirono altri tre Atti di Intesa: il 27 febbraio 2004, il 15 dicembre 2004 e il 23 ottobre 2006. Quattro atti complessivi, attraverso i quali istituzioni, azienda e parti sociali continuarono a confrontarsi sul futuro dello stabilimento e sul risanamento ambientale.
Era possibile pensare a una grande industria diversa.
Ed è forse questa la parte più dolorosa della storia.
Perché oggi, a distanza di oltre vent’anni, Taranto si trova ancora davanti allo stesso dilemma, mentre la prospettiva industriale appare molto più fragile e l’intero territorio deve fare i conti con le conseguenze di decenni nei quali non si è riusciti a realizzare una vera diversificazione economica.
Quanto tempo abbiamo perso? Questa domanda non significa idealizzare il passato né trasformare Rossana Di Bello in un personaggio senza errori.
Significa riconoscere il coraggio di chi, nel suo tempo, ebbe la forza di mettere tutti intorno allo stesso tavolo e di dire che *il problema dell’ILVA non poteva essere rinviato all’infinito.
E c’è un altro episodio che appartiene a quella stagione politica: la vicenda dell’inceneritore cittadino, che portò alla condanna di primo grado della sindaca e alle sue dimissioni. Quella condanna fu successivamente annullata in appello, con l’assoluzione da tutte le accuse.
Al di là delle vicende giudiziarie e delle valutazioni politiche, rimane una donna che scelse di affrontare problemi enormi assumendosi personalmente un prezzo altissimo.
Io Rossana Di Bello l’ho conosciuta bene. Era un’amica.
Per questo non pretendo di essere imparziale nel ricordarla.
Ma proprio per questo sento il dovere di ricordare anche ciò che è documentabile: venticinque anni fa a Taranto si tentò di costruire un confronto tra industria, istituzioni, lavoratori e territorio.
Quella strada avrebbe potuto essere percorsa con maggiore determinazione.