Per secoli, un’ingiustificabile incuria e una colpevole incostanza documentale hanno sottratto alla tradizione ceramica di Grottaglie il posto d’onore che le spetta di diritto nelle grandi cronache dell’arte nazionale. Quella che il Podestà della città, A. De Rossi, definisce senza mezzi termini «un’ingiustizia e un errore nostro d’incuranza» non può e non deve più essere considerata una condanna definitiva, bensì un severo monito per il presente e uno stimolo per il futuro della cittadinanza. I secolari rioni dei figoli e le numerosissime botteghe artigiane che costellano il territorio testimoniano una verità storica incontestabile: la comunità figulina grottagliese ha espresso nei secoli una parola propria, un linguaggio tecnico e formale endogeno, nato direttamente dalle viscere del proprio sottosuolo e non riferibile per assimilazione ad altre scuole o ad altri centri della penisola. La mancanza di una storiografia ufficiale e sistematica ha gravato come un’ombra pesante sulle fatiche e sul genio di intere generazioni di maestri d’arte, che pure avevano dimostrato audacia e competenza tecnica pari a quelle dei grandi distretti del nord.

Il valore di questa civiltà della creta emerge oggi tuttavia intatto, spinto dal plauso delle istituzioni cittadine che riconoscono l’urgente necessità di una rinascita. La pubblicazione delle recenti ricerche storiche squarcia finalmente questo velo di oblio, segnando un compito che merita di essere assolto a fondo. Il testo evidenzia come lo sforzo di riscatto passi attraverso figure di spicco come l’autore dell’opera, formatosi come rigoroso sperimentatore alla celebre scuola del chimico Orazio Rebuffat, e cresciuto alla direzione tecnica ed artistica della Manifattura Ceramica di famiglia. Noto come colorista e ritrattista di rara espressione, l’autore incarna la figura del tecnico-artista moderno, capace di applicare la precisione scientifica alle antiche ricette d’officina. La sua opera traccia un quadro lucido dove la passione del passato si innesta fermamente nelle ragioni dell’avvenire economico, dimostrando che l’unione tra la ricerca documentale e l’intraprendenza tecnica può spezzare l’isolamento e restituire alla ceramica grottagliese la dignità di una scuola autonoma e universalmente riconosciuta.


Nota: Testo tratto e rielaborato dai documenti d’epoca contenuti nell’opera “La ceramica di Grottaglie” di Cosimo Calò.
CITTÀ DI GROTTAGLIE
IL PODESTÀ
8 gennaio 1937 – XV
Caro Camerata,
nel nome di Grottaglie ti esprimo il plauso e la gratitudine per la bella pubblicazione che è un atto di amore verso il paese.
La nostra arte ceramica ha una tradizione veramente lontana nel tempo, ma non ha la sua storia.
Questo difetto non è una condanna: è un’ingiustizia e costituisce un errore nostro d’incuranza che non è stato scevro di conseguenze.
Personalmente non ho competenza e non ho autorità d’intervento.
Ma, quando lo stato dei luoghi testimonia di botteghe artigiane numerose e secolari; quando si ha memoria anche recente di un’industria figulina al dominio dell’economia cittadina: quando si ha certezza della passata fortuna su tutti i mercati del Mediterraneo, dove fu larga esportazione della intelligenza stessa dei nostri ceramisti, per cui, dalla impresa libica alle sanzioni, soffrimmo il dolore di molti profughhi; quando è esperienza che Grottaglie, patria di santi e di poeti, conseguì primati in ogni campo; quando è verità anche attuale di ceramisti nostri portatori in tutti i centri d’Italia della loro fatica e della loro genialità, con sacrificio del nostro nome; quando lo stesso Governo, or sono cinquant’anni ed oltre, volle proprio a Grottaglie il sorgere di una R. Scuola d’Arte Ceramica; è segno (anche se non si sappia e non si possa ancora documentare) che realmente le ceramiche grottagliesi espressero una parola propria nel campo dell’arte secondo me non riferibile ad altre scuole e ad altri centri, ma endogena.
Con la tua pubblicazione, caro Camerata, tu segni, appena a fiore, un compito che merita d’essere assolto a fondo.
Ecco la trascrizione testuale e fedele del documento presente nella seconda immagine:
Non solo per rivendicare il passato; ma per conquistare nuovamente l’avvenire.
Mi auguro che chiunque abbia cuore di patria vorrà essere con la tua fatica.
Io sapevo di te sperimentatore alla scuola del Rebuffat, sapevo di te alla direzione tecnica ed artistica della Manifattura Ceramica del tuo grande Genitore, sapevo di te colorista e ritrattista di rara espressione, sapevo ancora delle tue benemerenze fasciste; ma la fiamma nuova, per la nostra storia e il nostro domani, ti dona una luce che completa e molte speranze alimenta.
Dal passato, con un velo di malinconia per il presente, tu hai inquadrato a rapidi tratti le ragioni dell’avvenire, con una concezione veramente fascista, che consorzia le forze e innova le forme, che non nega la tradizione, ma questa innesta e lega al futuro.
Che tu vinca la bella battaglia.
Il nostro augurio è anche un’attesa.
Ti abbraccio
A. De Rossi
Al Camerata Cav. rag. Cosimo Calò
Segretario del Fascio di Combattimento
G r o t t a g l i e