La ZES Unica del Mezzogiorno nasce per attrarre investimenti nelle aree del Sud, favorendo la crescita delle imprese italiane ed estere. Lo fa attraverso incentivi fiscali, come il credito d’imposta, e procedure amministrative più rapide. In particolare, l’Autorizzazione Unica semplifica l’apertura di nuove attività e sostiene lo sviluppo di quelle già esistenti.
In Puglia, però, le scelte della politica regionale hanno finito per creare un forte squilibrio tra i territori.
IL PRIMATO DI BARI E IL FRENO DELLE ALTRE PROVINCE
Gli investitori – locali e non – scelgono quasi esclusivamente Bari e la sua provincia. Il territorio barese è l’unico ad avere ricevuto dalla Regione ingenti finanziamenti. Dispone contemporaneamente di:
- Collegamento autostradale diretto.
- Alta velocità ferroviaria.
- Porto leader in Puglia per traffico merci (4,13 milioni di tonnellate) e passeggeri.
- Aeroporto efficiente per passeggeri e merci connesso alla linea ferroviaria.
Gli imprenditori guardano a tutto questo per i loro piani industriali. Gli investimenti arrivano dove il territorio è infrastrutturato e ben collegato.
Nel barese è ormai difficile trovare nuove superfici disponibili perché l’area industriale è quasi satura. Nonostante ciò, le altre province pugliesi – Taranto compresa – restano poco attrattive proprio per la mancanza di collegamenti adeguati.
I numeri delle Autorizzazioni Uniche ZES rilasciate tra gennaio 2024 e maggio 2026 lo confermano chiaramente:
- Bari: 176 autorizzazioni
- Brindisi: 70 autorizzazioni
- BAT: 61 autorizzazioni
- Taranto: 41 autorizzazioni
- Lice: 25 autorizzazioni
- Foggia: 12 autorizzazioni
Questi dati mostrano una Puglia che cresce a velocità diverse. Molti territori restano indietro nonostante le potenzialità e la presenza di aree industriali ampie ma poco collegate.
IL PUNTO DI VISTA DI FRANCESCO CIRO MIALE

L’analisi dei dati mette in luce la necessità di un cambio di rotta strategico. In questi mesi alcune regioni del Nord stanno chiedendo di poter utilizzare le semplificazioni dell’Autorizzazione Unica. Secondo la visione di Francesco Ciro Miale, la priorità del Governo dovrebbe essere invece un’altra: calibrare meglio il credito d’imposta, premiando le aree del Sud più svantaggiate. Questo permetterebbe di ridurre l’attuale divario infrastrutturale e competitivo con il resto d’Italia.
Con la scadenza del PNRR ormai vicina, diventa fondamentale continuare il percorso avviato. Francesco Ciro Miale sottolinea l’importanza di spingere le amministrazioni centrali e territoriali a migliorare la programmazione e la capacità di spesa. È necessario utilizzare pienamente le risorse del Piano Nazionale Complementare e delle politiche di coesione.
L’obiettivo finale deve essere chiaro: rendere il Sud sempre più competitivo, creare lavoro, attrarre investimenti e contrastare la piaga dello spopolamento che colpisce i territori meno valorizzati.