La Fede è la linea invisibile che unisce il cammino del grottagliese San Francesco de Geronimo a quello di San Gennaro e di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. In questa settimana iniziano a Grottaglie i festeggiamenti per il suo cittadino più illustre. Nel ‘600, presso la chiesa del Gesù Nuovo di Napoli, Francesco de Geronimo svolse la sua instancabile missione spirituale in quelle che venivano definite le “Indie napoletane”.

Per ricordare l’opera di questo grande Santo, grottagliese d’origine ma adottato da Napoli, pubblicheremo nei prossimi giorni diversi articoli, approfondimenti, immagini e filmati a cura di studiosi e sacerdoti.
LA VOCAZIONE E LE “INDIE NAPOLETANE”
Napoli, 1676. Il Regno di Napoli è governato da Carlo II di Spagna (e V di Napoli) e dal viceré Fernando Joaquín Fajardo de Requeséns y Zúñiga, marchese di Los Velez. In questo contesto arriva da Lecce, per completare gli studi teologici presso il “Collegio massimo”, un giovane gesuita: Francesco de Geronimo. Il religioso proveniva da Grottaglie, l’antica Kriptalys messapica (nell’attuale provincia di Taranto), il cui nome greco richiama proprio la storica presenza di grotte nel territorio.
Già l’anno precedente, nel 1675, la sua vocazione per le missioni estere si era fatta profonda. Scrisse ben quattro lettere di supplica al Generale dell’Ordine per essere inviato nelle missioni d’oltremare, aspirando a una vita di fatiche apostoliche. In alternativa, qualora non fosse stato ritenuto degno, chiedeva di poter evangelizzare l’Abruzzo o la Calabria, aree allora considerate talmente incolte da essere chiamate “Indie domestiche”. La risposta del Generale fu profetica: “Il suo posto è nelle Indie di Napoli”. Per quarant’anni, fino alla sua morte l’11 maggio 1716, “O patre Francisco” si dedicò interamente alla città partenopea.
LE FOTO DEL 1945 SONO PUBBLICATE SULLA PAGINA FB DEDICATA AL SANTO

LE ORIGINI A GROTTAGLIE E GLI ANNI DELLA FORMAZIONE
Francesco de Geronimo nacque a Grottaglie il 17 dicembre 1642. Era il primogenito di undici figli di una famiglia distinta e iscritta nel ceto nobiliare. Nel catasto del 1576, riguardo al nobile Giovanni Giacomo de Geronimo, si leggeva infatti l’annotazione “vivit nobiliter”. La madre apparteneva a una famiglia di industriali e contava tra i suoi antenati stimati amministratori pubblici e sacerdoti. La donna morì nel 1663 a soli 42 anni, a causa delle complicazioni del suo undicesimo parto.
All’età di dieci anni, spinto da una forte devozione, Francesco decise di entrare nella neonata comunità dei padri Teatini presso la chiesa di San Mattia a Grottaglie. Dopo undici anni trascorsi in questa comunità, maturò la vocazione al sacerdozio. Il 25 maggio 1659 fu aggregato al Capitolo e Clero grottagliese, per poi trasferirsi nel seminario di Taranto. Lì proseguì gli studi di retorica, scienze e filosofia al Collegio dei Gesuiti, venendo ordinato prima suddiacono (1664) e poi diacono.
IL TRASFERIMENTO A NAPOLI E I VOTI SOLENNI

Nel 1665, su consiglio dei suoi maestri, si recò a Napoli insieme al fratello minore Giuseppe Maria. Quest’ultimo, anch’egli ex alunno di San Mattia, possedeva una forte predisposizione per la pittura e i genitori desideravano inserirlo nella bottega di un artista famoso. A Napoli, Francesco frequentò i corsi di Diritto civile e canonico, conseguendo la laurea In utroque iure.
Per non gravare sulle finanze familiari, ottenne di alloggiare nel Collegio Massimo dei Gesuiti napoletani in qualità di assistente degli studenti. Il 20 marzo 1666, a Pozzuoli, fu ordinato presbitero dal vescovo Benito Sánchez de Herrera, regolarizzando la sua posizione e iniziando il noviziato tra non poche difficoltà.
Nel 1670 divenne Gesuita prima ancora di terminare gli studi teologici. Qualche anno dopo superò l’esame de universa philosophia et theologia, necessario per la professione solenne. L’8 dicembre 1682, nel maestoso tempio del Gesù Nuovo a Napoli e alla presenza del superiore provinciale padre Andrea del Pozzo, pronunciò i suoi voti solenni di povertà, castità, obbedienza e il quarto voto di speciale obbedienza al Papa circa le missioni.
I MIRACOLI E LA PROFEZIA SU SANT’ALFONSO
I quarant’anni vissuti a Napoli da “O patre Francisco” furono ricchi di prodigi. Tra gli eventi più significativi vi fu l’incontro con il neonato Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, futuro fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore.
Nella biografia del 1818 “Degli uomini illustri del regno di Napoli” si racconta che Alfonso nacque nel 1696 nel sobborgo di Marianella da una nobile stirpe. Fin dall’infanzia mostrò grandi virtù. Guardando questo fanciullo, il Beato Francesco de Geronimo fu invaso da uno spirito profetico e predisse: “Questo bambino vivrà a lungo, diventerà Vescovo e farà grandi cose per la Chiesa”. Circa un secolo e mezzo dopo, sia il de’ Liguori che il de Geronimo furono elevati insieme agli onori degli altari.

L’EREDITÀ SPIRITUALE E L’INNO PER LA CORSICA
La predicazione del Santo grottagliese era caratterizzata da una parola calda e profonda che toccava il cuore dei penitenti. Diffuse intensamente la devozione verso San Ciro, medico e martire, il cui corpo riposa proprio nella cappella omonima del Gesù Nuovo a Napoli.
Nel 1676, Francesco compose per la sua congregazione l’inno mariano “Dio vi salvi Regina”. Questo testo divenne così celebre che nel 1735 fu adottato come inno nazionale della Corsica:
«Dio vi salvi Regina / E madre universale / Per cui favor si sale / Al paradiso.
Voi siete gioia e riso / Di tutti i sconsolati / Di tutti i tribolati / Unica speme.
A voi sospira e geme / Il nostro afflitto core / In un mar di dolore / E d’amarezza.
Maria, mar di dolcezza / I vostri occhi pietosi / Materni ed amorosi / a noi volgete.
Noi miseri accogliete / Nel vostro santo velo / Il vostro figlio in Cielo / a noi mostrate.
Gradite ed ascoltate / O vergine Maria / Dolce clemente e pia / Gli affetti nostri.
Voi dei nemici nostri / a noi date vittoria / E poi l’eterna gloria / In paradiso.»

Nei prossimi appuntamenti approfondiremo anche le incredibili coincidenze storiche che collegano la causa di postulazione del Santo con un medico grottagliese e con le vicende del noto prete-brigante Ciro Annicchiarico, meglio conosciuto come “papa ggiuru”.