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 UNA RIFLESSIONE CHE CONSERVA INTATTA LA SUA ATTUALITÀ

La città di Grottaglie deve recuperare la propria identità, oggi seriamente compromessa da interventi scellerati, privi di una visione urbanistica e di una strategia complessiva di sviluppo. La riflessione sul ritorno ai Piani di Lottizzazione (P. di L.) e sulla frammentazione del territorio, espressa originariamente nell’ottobre del 2006 sul quotidiano di Taranto «Corriere del Giorno», non solo conserva intatta la sua forza polemica, ma si rivela oggi drammaticamente attuale.

Il punto di forza di questo pensiero non risiede esclusivamente nella denuncia delle scelte compiute, ma soprattutto nel confronto insanabile tra l’esistenza di una visione organica della città e la totale assenza di essa. Questo è il filo conduttore che unisce l’analisi storica alle criticità del presente.

 L’ANALISI STORICA (24 OTTOBRE 2006): IL RICORSO ESASPERATO ALLA FRAMMENTAZIONE

Mentre nel 2006 la Biennale di Venezia celebrava la 10ª Mostra Internazionale di Architettura dedicata alle “trasformazioni dei sistemi urbani e metropolitani: città globali”, a Grottaglie si avviava un processo di clamoroso arretramento culturale e pratico nell’amministrazione del territorio.

In quel contesto, il Governo Locale, dopo aver reiteratamente disatteso il dettato della legge Bucalossi (L. 10/77) — che introduceva il fondamentale rapporto fra edilizia pubblica-convenzionata e privata, nonché le Norme Tecniche di Attuazione (N.T.A.) dello stesso Piano Regolatore Generale (P.R.G.) — e dopo aver archiviato i Programmi Pluriennali di Attuazione (P.P.A.), si apprestava a varare provvedimenti orientati a “frazionare” i Comparti Urbanistici del P.R.G. vigente in “sub-comparti”.

Questo ricorso esasperato all’abuso dei cosiddetti sub-comparti e sub-sub-sub-comparti ha finito per affidare il futuro urbanistico della città ai Piani di Lottizzazione, consegnando di fatto Grottaglie alla speculazione fondiaria ed edilizia. Tale operazione ha rappresentato un atto di grave irresponsabilità politica e culturale, i cui frutti sono oggi sotto gli occhi di tutti: una città culturalmente e urbanisticamente arretrata, sostanzialmente ferma da oltre quarant’anni.

IL PRIMATO DELL’INTERESSE PUBBLICO E LA CONQUISTA DEI COMPARTI URBANISTICI

È necessario ricordare che i Comparti Urbanistici, unitamente alla Perequazione Urbanistica, costituiscono le più recenti e importanti conquiste della cultura urbanistica internazionale. Essi nascono per salvaguardare e tutelare gli interessi della collettività, consentendo uno sviluppo urbano integrato, ordinato e razionale del territorio in espansione.

La Perequazione Urbanistica proposta — che non va assolutamente confusa con una generica ed equa ripartizione — veniva invocata dall’Arch. Fanigliulo quando ancora la Regione Puglia non ne aveva fatto oggetto di disciplina legislativa (la quale sarebbe intervenuta a legiferare in materia soltanto tredici anni più tardi). Si proponeva una visione di alto profilo, fondata su principi di innovazione, organicità e razionalità degli interventi. Una visione nata da insegnamenti, ricerche, studi e analisi approfondite, capace di guardare molto più avanti del proprio tempo.

Limitare l’intervento pubblico alla sola “fase generale” del P.R.G. non è sufficiente. È indispensabile un ulteriore passaggio progettuale che definisca, prioritariamente e strategicamente, la “Struttura Urbana Strategica della Mobilità e dei Servizi” necessari a garantire la qualità dello sviluppo e della vita dei cittadini. Un’esigenza forte, poiché i servizi moderni richiedono infrastrutture che superano la scala di quartiere e talvolta persino quella comunale.

La superficie ceduta dalla proprietà fondiaria alla comunità per attrezzature e servizi pubblici (pari a 18 mq/ab) è direttamente proporzionale all’Indice di fabbricabilità territoriale. In presenza di parametri territoriali medio-bassi (come nel caso di Grottaglie), se non si fa riferimento a superfici territoriali estese su larga scala, si ricavano aree per servizi di esigua entità, talvolta irrisorie e inutilizzabili per costituire un sistema strategico dei servizi che sia struttura portante della città. I proprietari delle aree fondiarie non possono decidere il disegno urbano strategico della città: essi possono favorire e disegnare l’operazione edilizia, ma non quella urbanistica.

LE CONSEGUENZE SUL TESSUTO URBANO: URBAN SPRAWL E DEGRADO DELLA PERIFERIA

Il fallimento di queste politiche deleterie ha generato un modello insediamentale e infrastrutturale caratterizzato da un enorme spreco di territorio. A distanza di decenni, Grottaglie si trova a fare i conti con enormi periferie disarticolate, slabbrate, disperse ed eccessivamente espanse, prive di continuità e di una struttura urbana riconoscibile. Gli esempi macroscopici sono rappresentati dal quartiere Capone e dalle zone 167 Nord e Sud.

Questo fenomeno di urban sprawl (dispersione insediativa) ha profondamente compromesso la forma della Città delle Ceramiche. Oggi si pretende persino di ricucire queste ferite strutturali attraverso interventi isolati, estemporanei e spesso inadeguati, come alcune delle peggiori e meno utili piste ciclabili, anziché agire su una scala allargata. Consentire i sub-comparti significa pianificare con il paraocchi e rinunciare alla qualità del territorio.

In questo processo distruttivo si è consumato un grave capovolgimento di ruoli: la collettività, rappresentata dall’Amministrazione comunale che dovrebbe essere protagonista e garante delle scelte di trasformazione urbana, abdica alle proprie responsabilità e, da soggetto attore, diventa semplice spettatore o ratificatore delle iniziative private. L’iter amministrativo e urbanistico di quanto sta accadendo in via Leone XIII costituisce l’esempio concreto e tangibile di questa capitolazione dell’interesse pubblico di fronte alle logiche della peggiore pianificazione.

L’EQUIVOCO METODOLOGICO CONTEMPORANEO: LA DIFFERENZA SOSTANZIALE TRA PRG E PUG

A dimostrazione di quanto la riflessione originaria sia ancora necessaria, si rileva oggi l’incapacità diffusa di cogliere la differenza sostanziale tra gli strumenti urbanistici:

• Il Piano Regolatore Generale (PRG) è uno strumento essenzialmente «prescrittivo», focalizzato su vincoli, indici e zonizzazioni rigide.

• Il Piano Urbanistico Generale (PUG) è uno strumento intrinsecamente «strategico», capace di delineare scenari flessibili, orientare le trasformazioni e definire una visione complessiva del futuro della città.

Non comprendere questa differenza metodologica significa continuare a ragionare con categorie obsolete, rimanere ancorati a logiche di retroguardia e rinunciare a esercitare pienamente il ruolo di governo del territorio. Significa assoggettare le scelte pubbliche alla sommatoria delle iniziative private, anziché ricondurre le trasformazioni all’interno di un progetto unitario, coerente e di interesse collettivo.

UNA CONSIDERAZIONE CONCLUSIVA: ETICA, DIGNITÀ E IL VALORE DELLA BELLEZZA

Agli inizi degli anni sessanta l’onorevole Bruno Zevi metteva in guardia e condannava il “sacco di Roma” messo in atto dalla proprietà fondiaria. Il “sacco di Grottaglie” e la distruzione del suo paesaggio sembrano purtroppo avviati da tempo, sostenuti dall’argomentazione strumentale secondo cui l’utilizzo delle lottizzazioni diffuse solleverebbe l’Amministrazione Pubblica dai costi di progettazione, ignorando i devastanti risultati restituiti alla comunità.

Il territorio non va lottizzato, diviso, sfruttato, aggredito o scempiato. Il territorio va fruito nelle sue infinite risorse e opportunità, disponendosi a recepire le richieste della collettività purché compatibili con la sua natura e con la sua bellezza. La bellezza è un valore, una risorsa, una ricchezza: la bellezza è arte e cultura, e chi non comprende questo principio cardine dimostra l’inidoneità a governare.

Grottaglie non ha bisogno di ulteriori espansioni frammentarie né di interventi episodici. Ha bisogno di un autentico progetto di città, capace di restituire centralità all’interesse pubblico, qualità urbana e identità. È tempo che la cultura tecnica e urbanistica ritrovi la sua saggezza, recuperando l’etica, la dignità e l’orgoglio professionale indispensabili per affermare progetti che guardino coraggiosamente in avanti, per la crescita sociale, civile, culturale ed economica del territorio e dei suoi abitanti.

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