Tratto da: “Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi (Vol. III 1943-1961)” di Francesco Stea e Luigi Galletto (Banca Popolare Jonica – Grottaglie).
L’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale si rivelò ben presto una catastrofe ingiustificata, segnata dal divario tra la propaganda fascista e la dura realtà militare. I celebri “otto milioni di baionette” si dimostrarono arcaici di fronte alla macchina bellica tedesca, mentre l’Aviazione soffriva l’inferiorità tecnologica rispetto alla RAF e la totale assenza del radar. L’unica forza in grado di competere nel Mediterraneo era la Marina, ma il suo cuore venne trafitto l’11 novembre 1940 nella tragica notte di Taranto, quando gli aerosiluranti inglesi affondarono tre colossi della flotta alla fonda. Questo disastro, unito al fallimento dei convogli per l’Africa che costò la perdita di due terzi delle navi mercantili, alimentò un profondo malcontento popolare e forti sospetti di tradimento. La crisi bellica culminò la notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, quando il Gran Consiglio sfiducio Mussolini; il Re ne ordinò l’arresto, liberando il Paese da un lungo incubo. La gioia fu però interrotta dal Maresciallo Badoglio che, nel subentrare al potere, annunciò gelidamente che la guerra sarebbe continuata, gettando l’Italia in una situazione geopolitica totalmente assurda ed equivoca.
2. L’ITALIA SPACCATA E IL VOTO DEL 1946: IL PLEBISCITO MONARCHICO DI GROTTAGLIE
L’armistizio dell’8 settembre 1943 non portò la pace, ma divise la penisola in due realtà drammaticamente contrapposte. Al Nord, dopo la liberazione di Mussolini sul Gran Sasso, prese vita la Repubblica di Salò, una dittatura nazi-fascista che si macchiò di devastazioni, assassinii e feroci rappresaglie contro i partigiani e i civili inermi. Al Sud, invece, l’esercito e i comandi militari si strinsero attorno al governo di unità nazionale di Badoglio. Nonostante la contrarietà alla corona, i partiti della sinistra scelsero di partecipare attivamente alla Guerra di Liberazione a fianco del ricostituito Corpo Italiano di Liberazione, uniti nell’intento di ridare onore e dignità a un popolo stremato. Conclusi i combattimenti, il 2 giugno 1946 i cittadini furono chiamati alle urne per l’Assemblea Costituente e per scegliere, tramite Referendum Istituzionale, tra Monarchia e Repubblica. A Grottaglie l’affluenza fu altissima: su 10.473 elettori si recarono al voto ben 9.365 cittadini. Per la Costituente, la Democrazia Cristiana si impose come primo partito con il 25,1% dei consensi (2.011 voti), seguita dal Blocco Nazionale della Libertà al 18,9% e dal PCI al 18,8%. Il dato del referendum locale espresse un orientamento nettamente conservatore e in totale controtendenza rispetto all’esito nazionale: i grottagliesi scelsero in massa la Monarchia con 5.705 voti, distaccando nettamente la Repubblica che si fermò a soli 3.029 voti.