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NASCE IL NUOVO POLIAMBULATORIO DA 25 MILIONI: TUTTI I RETROSCENA BUROCRATICI E LE DELIBERE DELL’EPOCA

GROTTAGLIE — Un tuffo dettagliato nella storia amministrativa del secondo dopoguerra svela la complessa macchina burocratica che ha permesso la nascita delle infrastrutture sanitarie e sociali fondamentali per la comunità di Grottaglie. Attraverso i verbali e le ricostruzioni dell’epoca, emerge il ritratto di una gestione operosa, guidata dalla figura di Francesco Di Palma, tesa a modernizzare il paese e a rispondere ai bisogni di una popolazione in forte crescita che superava ormai i 20.000 abitanti.

Il documento storico che descrive minuziosamente l’iter per la realizzazione del poliambulatorio e della Casa della Madre e del Bambino viene riportato di seguito nella sua totale integrità testuale:

«a disposizione del Ministero LL.PP. Esaminato l’elaborato dal Consiglio Superiore della Sanità, rilevata l’inutilità di certe sovrastrutture, necessarie alcune modifiche; il totale era così portato a 25.000.000, su cui il competente dicastero, nella seduta 22 marzo 1952, null’altro trovò da eccepire, a condizione, però, di apprestare:
– una divisione fra l’ambulatorio dermosifilopatico per uomini e quelle per donne;
– un locale per la biancheria pulita e da lavare;
– un ambiente, anche piccolo, per i residui di medicazione; prevedendo, al tempo stesso, un sistema d’incenerimento.
Il dirigente dell’Ufficio Tecnico comunicava che, in quanto alla prima, bastava stabilire un doppio turno, antimeridiano per le donne, pomeridiano per gli uomini; per la biancheria, invece, destinare il vano all’estremo dell’ala nord-est, indicata in planimetria del piano terra con “depositi vari”; circa il terzo punto, ricavare nel sottoscala due ripostigli distinti, mentre per la distruzione del residuo di medicazione impiantare una caldaia con termosifone per un bruciatore a nafta o a gas liquido, quindi disintegrazione assoluta d’ogni materiale infetto.
Sollecitati, così, ci si affrettò per l’espletamento delle pratiche burocratiche, e la Direzione Generale Urbanistica ed Opere Igieniche con foglio n. 3878 del 1° settembre trasmetteva copia del decreto di approvazione definitiva del poliambulatorio per l’importo di 25.000.000. Il termine per l’esecuzione dei lavori era di due anni, decorrenti dal decreto stesso e specificatamente dal 18 giugno 1953.
A tal fine era stato concessa una sovvenzione costante per trentacinque anni del 3,50%, pari a L. 875.000. Successivamente l’Ufficio del Genio Civile di Taranto, con foglio n. 10025 del 19 ottobre 1953, trasmetteva una copia dell’elaborato, con invito a provvedere subito, dopo la concessione del mutuo da parte della Cassa DD. e PP., all’appalto, mediante licitazione privata.
Aggiudicatrice la ditta Comm. Francesco Messinese da Taranto, con offerta in aumento, sul prezzo a base d’asta, di L. 23.221.011 nella misura del 7%. In conseguenza, una maggiorazione di spesa di L. 1.625.470.
La direzione dei lavori, in un primo momento, si pensò affidarla all’Ing. Domenico Rossini; in assenza, però, del Consigliere Avv. Pignatelli, componente la Commissione, avente l’incarico di esaminare le riserve di quel tecnico tarentino, l’Avv. Fago faceva presente se non fosse il caso dare incombenza all’Ing. Grazio Prete.
La Commissione, di cui alla consiliare n. 40, 28 maggio 1953, e la stessa Giunta Municipale ritenevano più conveniente questa proposta, anche per avere in loco il directo responsabile della conduzione dell’opera. Quanto restava da fare per l’avvio dei lavori e per la realizzazione di una istituzione tanto necessaria per un centro popoloso come Grottaglie, che superava ormai di parecchio 20.000 abitanti, solo prassi burocratica e amministrativa. La ditta appaltatrice, solida finanziariamente e composta di maestranze ed operai validi ed esperti, l’8 gennaio 1955 avanzava istanza per godere l’esonero cauzionale con analogo procedimento osservato già per altre imprese.
Il capitolato speciale, redatto il 3 febbraio 1952 dal progettista Ing. Rossini, prevedeva che i lavori dovevano completarsi nel termine di otto mesi e il collaudo aver luogo entro il 1° quadrimestre della data di ultimazione, perciò il tempo da calcolare era complessivamente di diciassette mesi.
A chiusura, ormai, di una gestione operosissima, un’altra attuazione di pubblico interesse e sociale si profilava.
A darne notizia, in assemblea, era il Consigliere Bagnardi, il quale riferiva che “la Federazione Provinciale Opera Nazionale Maternità ed Infanzia è venuta nella determinazione di costruire in Grottaglie la Casa della Madre e del Bambino, la cui opera ammonterà a 25.000.000 da dimostrare con apposito progetto tecnico…”
L’ente proponente s’impegnava a corrispondere, contratto il relativo mutuo, la metà della spesa. La Casa della Madre e del Bambino, prima esistente, provvedeva a quaranta madri e a circa cinquanta bambini; per carenze logistiche non era possibile estendere il beneficio ad altri soggetti bisognosi. Ad unanimità di consensi si deliberava inoltrare istanza al Ministero LL.PP. per ottenere quanto sopra, come dalla provvidenziale Legge 3.8.1949, 589.
Parrebbe che, dall’epoca in cui la pubblica istruzione era passata alle dirette dipendenze degli organi statali, gli Amministratori locali non se ne occupassero più, o, almeno, non ponessero tutte le premure e le sollecitazioni d’un tempo. Niente affatto!
Durante la gestione Di Palma non sfuggì l’occasione propizia per la costruzione del secondo edificio scolastico, e se gli sforzi erano tesi verso un nuovo e più moderno aspetto edilizio del paese e sollevare le condizioni della classe bracciantile, alleviando la disoccupazione, non minori le attenzioni per la scuola. Le irrequiete generazioni, tanto degli adolescenti, quanto dei più piccoli degli asili infantili, non potevano essere trascurate, anzi formavano nominale dell’area edificabile: L. 20.000, “in considerazione della finalità altamente umanitaria per cui il suolo veniva dato”.
Neppure il caso di pensare a perdite inutili di tempo: con deliberazione n. 57 della Giunta Municipale 26 aprile 1957, veniva approvato il progetto generale, redatto dall’ing. Domenico Rossini, per 40.000.000, nonché un primo progetto stralcio di 25.000.000, pari al contributo messo a disposizione del Ministero LL.PP. Esaminato l’elaborato dal Consiglio Superiore della Sanità, rilevata l’inutilità di certe sovrastrutture, necessarie alcune modifiche: il totale era così portato a 25.000.000, su cui il competente dicastero, nella seduta 22 marzo 1952, null’altro trovò da eccepire, a condizione, però, di apprestare:
• una divisione fra l’ambulatorio dermosifilopatico per uomini e quello per donne;
• un locale per la biancheria pulita e da lavare;
• un ambiente, anche piccolo, per i residui di medicazione, prevedendo, al tempo stesso, un sistema d’incenerimento.
Il dirigente dell’Ufficio Tecnico comunicava che, in quanto alla prima, bastava stabilire un doppio turno, antimeridiano per le donne, pomeridiano per gli uomini; per la biancheria, invece, destinare il vano all’estremo dell’ala nord-est, indicata in planimetria del piano terra con “depositi vari”; circa il terzo punto, ricavare nel sottoscala due ripostigli distinti, mentre per la distruzione del residuo di medicazione impiantare una caldaia con termosifone per un bruciatore a nafta o a gas liquido, quindi disintegrazione assoluta d’ogni materiale infetto.
Sollecitati, così, ci sich affrettò per l’espletamento delle pratiche burocratiche, e la Direzione Generale Urbanistica ed Opere Igieniche con foglio n. 387»

I dettagli emersi da questa preziosa documentazione mettono in luce non solo l’aspetto finanziario delle opere, ma anche i severi vincoli igienico-sanitari imposti dagli organi centrali dello Stato, offrendo una preziosa testimonianza di come Grottaglie si stesse preparando ad affrontare le sfide sociali ed edilizie della seconda metà del Novecento.

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