Grottaglie registra il peggior calo demografico tra i grandi comuni della provincia di Taranto, portando alla luce una forte discrepanza tra lo spopolamento reale e le scelte urbanistiche dell’amministrazione guidata dal sindaco Ciro D’Alò. I dati ISTAT relativi al periodo giugno 2019 – giugno 2026 parlano chiaro: la città delle ceramiche ha perso 1.448 residenti, subendo una contrazione del -4,61% e scendendo da 31.341 a 29.893 abitanti. A denunciare la gravità della situazione è Francesco Ciro Miale, coordinatore di Nazione Futura Puglia.
A fare da sfondo alla crisi demografica vi è una forte contestazione cittadina legata alle recenti licenze urbanistiche e commerciali della maggioranza. Al centro delle polemiche vi è soprattutto la proliferazione di nuovi centri commerciali e l’apertura del discusso store McDonald’s. Da più parti, residenti e piccoli commercianti sollevano dubbi sull’efficacia di questa strategia di sviluppo, considerata da molti distruttiva per i negozi di vicinato del centro storico e incapace di offrire un’occupazione di qualità e a lungo termine in grado di trattenere i giovani qualificati sul territorio.

Su questo scenario di progressivo svuotamento, l’affondo politico di Francesco Ciro Miale descrive una realtà che va ben oltre la narrazione istituzionale:
«Da dieci anni questa città è governata dalla stessa amministrazione, e dopo dieci anni i numeri dell’ISTAT raccontano che Grottaglie si sta svuotando, una verità che nessuna propaganda può nascondere. Il peggior calo percentuale è proprio il nostro. Le campagne non trovano lavoratori perché non c’è ricambio generazionale e la forza lavoro è sempre più scarsa. L’effetto Leonardo Spa non si è mai visto, e le infrastrutture strategiche continuano a non essere messe nelle condizioni di funzionare. I giovani se ne vanno per cercare lavoro stabile, le migliori intelligenze partono per studiare e non tornano perché qui non trovano opportunità, e le famiglie scelgono territori che offrono più servizi. In poche parole, Grottaglie sta perdendo persone ed energie, mentre chi amministra da dieci anni continua a mostrarsi miope, impegnato più a inaugurare sagre, feste di paese e futuri centri commerciali che ad affrontare la crisi demografica, economica e sociale».
Il quadro complessivo che emerge evidenzia come i piani di rigenerazione urbana portati avanti dalla giunta D’Alò non stiano riuscendo a invertire la rotta. Mentre la città continua a perdere le sue energie migliori, il dibattito pubblico locale si interroga sul senso di una pianificazione che punta sulle grandi catene della ristorazione veloce anziché su interventi strutturali per la casa, il lavoro locale e i servizi alla persona.