LA REPLICA DI MARIO PETRAROLI (FORZA ITALIA GROTTAGLIE) AD ACQUEDOTTO PUGLIESE: «LA MODERNIZZAZIONE NON SIA UN ULTERIORE CONTO DA PRESENTARE AGLI UTENTI»
LA REPLICA DI ACQUEDOTTO PUGLIESE NON RISPONDE ALLA QUESTIONE CHE ABBIAMO POSTO.
Ho letto con attenzione la nota di replica di Acquedotto Pugliese al mio intervento pubblicato su Pegaso. Non intendo contestare la necessità di una gestione equilibrata della pressione idrica, né tantomeno l’esigenza di preservare una rete di distribuzione che, per estensione e complessità, richiede interventi continui di manutenzione e ammodernamento. Nessuno mette in discussione la necessità di risparmiare acqua, soprattutto in una regione che conosce bene il problema della scarsità delle risorse idriche.
Ma il problema che ho sollevato è un altro, e mi pare che la risposta di AQP lo abbia sostanzialmente eluso. Da anni i cittadini hanno dovuto convivere con una rete che ha conosciuto perdite consistenti, ritardi nella manutenzione e interventi di ammodernamento arrivati troppo tardi. Oggi, mentre si interviene per migliorare il sistema e regolarne la pressione, una parte dei cittadini si trova davanti a una nuova necessità: acquistare serbatoi, autoclavi e sostenere ulteriori spese per disporre regolarmente di un bene essenziale nelle proprie abitazioni.
La spiegazione secondo cui, superato il contatore, la responsabilità ricade sugli impianti privati degli edifici può essere tecnicamente corretta. Ma non risponde alla questione politica e sociale che abbiamo posto. Chi deve sostenere i costi di questo cambiamento? Il cittadino paga regolarmente le bollette. Non può essere considerato soltanto quando si tratta di riscuotere il corrispettivo del servizio e lasciato solo quando le nuove condizioni di erogazione impongono investimenti supplementari.
Mi permetto di ricordare un precedente. Quando il nostro Paese affrontò il passaggio dalla televisione analogica al digitale terrestre, durante il governo Berlusconi furono previsti contributi pubblici per aiutare i cittadini ad acquistare i decoder necessari a continuare a fruire del servizio televisivo. Era una scelta di politica pubblica: se un cambiamento tecnologico imponeva una spesa ai cittadini, lo Stato poteva intervenire per sostenerli.
Perché non ragionare nello stesso modo per l’acqua?
Se l’adeguamento degli impianti domestici diventa una necessità per garantire un servizio essenziale, perché non prevedere forme di agevolazione, contributi o sostegni per le famiglie?
Non sto chiedendo privilegi, né scorciatoie. Sto chiedendo che si riconosca un principio di equità. La modernizzazione delle infrastrutture è un dovere di chi gestisce il servizio. Non può trasformarsi automaticamente in un ulteriore conto da presentare agli utenti.
Non siamo sudditi. Siamo cittadini e utenti di un servizio pubblico. E continueremo a chiedere che il diritto all’acqua sia accompagnato da un servizio adeguato, accessibile e rispettoso delle tasche di tutti.