Tratto da BRIGANTAGGIO E SOCIETÀ SEGRETE NELLE PUGLIE (1817-1828) DAI RICORDI DEL GENERALE R. CHURCH GOVERNATORE DI TERRA DI BARI E DI TERRA D’OTRANTO COMANDANTE DELL’ ESERCITO NAPOLETANO IN SICILIA, EC. EC. FIRENZE, G. BARBÈRA, EDITORE. 1899.
La marcia del generale Richard Church verso Lecce nel finire del 1817 non seguì le rotte commerciali ordinarie o le strade costiere più battute e sicure. Grazie alla fitta rete di informatori e corrispondenti ereditata dal principe Zurlo, il comandante militare britannico era perfettamente edotto dello stato reale delle cose in Terra d’Otranto, forse ancor più dello stesso intendente Pietracatella. Consapevole che il malcontento e l’influenza delle sette segrete risiedevano principalmente nell’entroterra, Church scelse deliberatamente di sfidare i fuorilegge nei loro stessi santuari storici.
L’esercito borbonico si internò così nel selvaggio altipiano centrale delle Puglie, un territorio che, pur non presentando rilievi montuosi d’alta quota, offriva innumerevoli e impenetrabili rifugi naturali per i briganti e i fuorusciti politici. La regione era caratterizzata da estese foreste ancora vergini di querce e lecci e, soprattutto, dalle aride e scoscese “gravine”. Queste profonde spaccature nel duro calcare bianco, scavate in epoche geologiche remote da corsi d’acqua ormai scomparsi, tagliavano la pianura in ogni direzione, offrendo ai malviventi trincee naturali e vie di fuga invisibili dall’alto.
Questa mossa audace puntava a dimostrare alla popolazione rurale che lo Stato non temeva la guerriglia nei territori più impervi. Penetrando in queste aree arse e prive di frescura, Church intendeva intercettare le bande prima che potessero convergere sui centri urbani maggiori. Il 29 dicembre 1817, superate le insidie delle gravine e dei boschi dell’interno, l’avanguardia del contingente militare regio apparve infine dinanzi alle porte di Martina Franca, la prima grande roccaforte designata lungo l’itinerario della pacificazione.