GENERALE CHURCH

Tratto da BRIGANTAGGIO E SOCIETÀ SEGRETE NELLE PUGLIE (1817-1828) DAI RICORDI DEL GENERALE R. CHURCH GOVERNATORE DI TERRA DI BARI E DI TERRA D’OTRANTO COMANDANTE DELL’ ESERCITO NAPOLETANO IN SICILIA, EC. EC. FIRENZE, G. BARBÈRA, EDITORE. 1899.

Attraverso i fitti rapporti ufficiali trasmessi dal generale Church al Ministero della Polizia e al marchese Patrizi nell’estate del 1818, è possibile ricostruire la complessa e inquietante intelaiatura pseudo-militare che le società segrete avevano imposto nelle province pugliesi. Sette come i Patrioti Europei e i Filadelfi contavano oltre quarantamila affiliati nella sola provincia di Lecce. Strutturate in assemblee notturne chiamate “Campi” (divisi a loro volta in sezioni da 300 uomini), queste società addestravano i contadini all’uso delle armi all’interno di conventi soppressi o case private, operando sotto il nome immaginario di « Repubblica Salentina ». Ma la setta più feroce e spietata, fondata nell’ottobre del 1817 dall’abate Ciro Annichiarico di Grottaglie, era quella dei Fratelli Decisi. L’accesso a questa ristretta cerchia di criminali era subordinato a una condizione terribile: il candidato doveva aver commesso almeno due omicidi a sangue freddo di sua mano e doveva sottomettersi a un macabro rituale di iniziazione.

Le riunioni della setta si chiamavano “Decisioni”. Il postulante veniva introdotto bendato davanti al Gran Maestro (ruolo ricoperto dallo stesso Ciro), subendo minacce, perquisizioni e torture fisiche per testarne la fedeltà. Al termine della prova, veniva denudato e circondato dai membri che gli puntavano le carabine al petto con il dito sul grilletto, pronti a fare fuoco al minimo cenno di esitazione. L’iniziato riceveva quindi un diploma stampato con caratteri scritti col sangue umano e contornato da righe rosse, gialle e celesti. Agli angoli del foglio erano disegnati teschi e ossa incrociate legati da nastri colorati, accompagnati dalle parole d’ordine: Tristezza, Morte, Terrore, Lutto. Presso l’angolo destro superiore campeggiava il sigillo della Società: un’immagine raffigurante un cumulo di rubi da cui piovevano fulmini diretti a colpire la corona reale, quella imperiale e il triregno papale, sormontata dalla scritta S’ del tuonante Gioove. Sotto la firma del Gran Maestro venivano apposti quattro puntolini neri: nelle lettere di ricatto che la setta inviava ai proprietari terrieri per estorcere denaro, la presenza di questi quattro punti indicava che il bersaglio sarebbe stato implacabilmente assassinato in caso di disobbedienza, mentre la loro mancanza segnalava punizioni minori, come l’incendio della casa o il taglio delle vigne. I membri si riconoscevano tra loro attraverso segni speciali eseguiti con le dita e portando la mano destra al petto chiusa col pollice all’interno, sollevando poi il cappello e infilando il pollice sotto la falda per svelare l’appartenenza alla “Decisione”.

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