Tratto da BRIGANTAGGIO E SOCIETÀ SEGRETE NELLE PUGLIE (1817-1828) DAI RICORDI DEL GENERALE R. CHURCH GOVERNATORE DI TERRA DI BARI E DI TERRA D’OTRANTO COMANDANTE DELL’ ESERCITO NAPOLETANO IN SICILIA, EC. EC. FIRENZE, G. BARBÈRA, EDITORE. 1899
Tormentato da una sete ardente e conscio dell’impossibilità di resistere al fuoco del cannone, Ciro Annichiarico ordinò di cessare il fuoco e si affacciò alla porta della torre per chiedere un abboccamento col generale Church. Il maggiore Bianchi s’avanzò da solo nel cortile per raccogliere la sottomissione del fuorilegge. Con il volto annerito dalla polvere da sparo e gli occhi che gli scintillavano ferocemente, l’abate gridò disperatamente: «Acqua, acqua! Per l’amor di Dio, datemi una goccia d’acqua!». Bianchi diede ordine a un soldato di porgergli una brocca, che l’abate vuotò avidamente prima di passarla ai compagni rimasti nel magazzino. Quando Ciro tentò di avviare una trattativa formale e propose sfacciatamente di corrompere l’ufficiale borbonico affermando che i briganti erano ricchi e sapevano ricompensare chi li serviva, l’ira del maggiore Bianchi scoppiò. Defonendolo «birbante e assassino», Bianchi gli impose di rientrare immediatamente nella torre e dichiarò concluso il colloquio. Per ritorsione, una scarica partita dalle feritoie della masseria uccise all’istante due volteggiatori rimasti incautamente esposti nel cortile.