“Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi (Vol. III 1943-1961)”, scritto da Francesco Stea e Luigi Galletto, con il supporto della Banca Popolare Jonica – Grottaglie. Tra le numerose e complesse vicende che impegnarono la politica grottagliese alla fine degli anni Cinquanta, la sistemazione della caserma dei Carabinieri rappresentò una delle questioni più annose e delicate. Per lungo tempo la sorte della stazione locale era rimasta legata a un tenue filo di speranza nel tentativo di vederla elevare a sede di Maresciallo. Le lungaggini burocratiche e l’assenza di una sede idonea avevano infastidito le autorità superiori di Lecce a tal punto che si era rischiato il trasferimento dell’ultimo graduato e la perdita del presidio. Tra intese verbali e accordi scritti che rischiavano di compromettere diverse personalità, l’intricato problema trovò una felice conclusione grazie al saper fare di chi amministrava con lungimiranza il paese. Con un apposito atto consiliare del 26 settembre 1959, integrato dalla successiva delibera n. 54 dell’11 aprile 1960, l’assise approvò il progetto di prolungamento per la costruzione della caserma sulla Via Ennio. L’opera, da eseguire tramite cantiere di lavoro su suolo comunale, prevedeva una spesa di L. 20.010.509, di cui L. 13.301.869 direttamente a carico del bilancio del Comune. La perizia predisposta dall’Ingegnere Orazio Prete includeva lo sbancamento, l’erezione del rustico, le tramezzature, le pendenze e gli intonaci, impiegando stabilmente 45 operai per un totale di 76 giornate lavorative e garantendo una sistemazione confacente alla dignità dei militi.
Contemporaneamente l’amministrazione comunale si adoperò per un profondo ammodernamento del tessuto urbano centrale e periferico, non senza affrontare accesi risentimenti legati agli affannati espropri e agli sgomberi coatti di abitazioni. Sul piano della pianificazione a lungo termine, in rigorosa applicazione della Legge Urbanistica del 17 agosto 1942, il Comune ricevette reiterate sollecitazioni dalla Prefettura di Taranto per la redazione del Piano Regolatore Generale e particolareggiato. L’incarico, affidato agli ingegneri Marino e Prusciano di Taranto in stretta collaborazione con il tecnico locale ingegner Prete, dovette tuttavia essere revocato con la delibera n. 100 del 26 settembre 1959 a causa delle gravi inadempienze dei due professionisti tarantini. Sul fronte degli interventi diretti, l’azione della giunta si distinse per un piglio decisionale autoritario ed energico, simboleggiato nella memoria dei residenti da quel bastone che si levava a indicare gli angoli delle case da demolire, inducendo i proprietari a chiudere per paura “lu purtieddu”. Nonostante le rimostranze pubbliche e private, gli amministratori tirarono dritto per il bene della collettività: l’8 gennaio 1959 il Sindaco, Professor Angelo Peluso, siglò un solenne verbale di bonario componimento con gli eredi di Vincenzo Micera per l’occupazione e la demolizione della cappella dell’Addolorata in Via XXIV Luglio, liquidando un’indennità di L. 250.000 e incamerando i materiali di risulta. Poco dopo, per l’allargamento di Via Cavour e Piazzetta Rossano, il Ministero dei Lavori Pubblici dichiarò urgente e indifferibile l’esproprio del fabbricato al civico 14 appartenente alla signora Maria Staffieri, alla quale fu corrisposta una somma di L. 750.000 (Delibera n. 19 del 1959). Con analogo spirito utilitaristico si procedette alla cessione di 2048 metri quadri di suolo da parte degli eredi Spagnulo per la nascita di Piazza Verdi, destinata a trasformarsi in uno degli angoli più accoglienti e moderni di Grottaglie.
A orchestrare la salda maggioranza consiliare e a svolgere l’assai nutrito repertorio di tutte le opere pubbliche realizzate in quel periodo storico fu, in veste di Assessore responsabile del settore edilizio, l’Onorevole Gaspare Pignatelli (frattanto eletto Senatore). I verbali e le delibere d’archivio mostrano in modo inequivocabile come ogni progetto scaturisse dal fervore della sua mente, un autentico vulcano in eruzione che talvolta sorprendeva e affannava gli stessi consiglieri di maggioranza, come in occasione del complesso dibattito sull’allargamento di Via Caraglio di cui fu chiesto il rinvio. Tra le arterie più importanti del centro abitato figuravano le Vie De Gasperi e Marconi, sottoposte all’intenso traffico degli autoveicoli per San Marzano e Carosino e dei carri agricoli diretti verso l’agro sud-ovest. All’incrocio tra le due strade, la visuale risultava pericolosamente ostruita da un fabbricato di proprietà della signora Maria Francesca Alfeo; a causa di un mancato accordo bonario all’atto della costruzione della strada, il marciapiede era stato realizzato ad angolo retto anziché con il necessario raggio di curvatura. Per ovviare ai gravi rischi di incidenti, Pignatelli promosse l’approvazione di un progetto di rettifica (Delibera n. 43 del 21 marzo 1959) dell’importo di L. 1.164.380 — di cui L. 652.905 per l’esecuzione dei lavori e L. 511.475 per l’indennità d’esproprio — che impose la demolizione parziale dell’immobile e l’occupazione di una striscia di terra di metri 63,70 per 3,50. Lo sguardo di Pignatelli non trascurò le vie rurali, usurate dai moderni mezzi meccanici: per la sistemazione delle due strade vicinali per la masseria Comune e per San Matteo fu assunto un mutuo di L. 8.518.000 con il Consorzio Nazionale Credito Agrario di Miglioramento, tutelando gli interessi generali di tutti i coltivatori della zona.
Il forte protagonismo del Senatore Pignatelli e le sue proposte non trovarono sempre ben disposta la minoranza consiliare, che esercitò un’attenta opposizione di controllo e denuncia in aula. Durante il dibattito sui piani urbanistici, il consigliere Vincenzo Monopoli prese la parola a nome del gruppo del Partito Comunista Italiano per dichiarare che l’opposizione, pur valutando favorevolmente la progettazione delle opere stradali indicate nella corposa relazione di Pignatelli, avrebbe espresso voto contrario a causa della prevista alienazione del suolo di risulta derivante dall’abbattimento dei locali della vecchia caserma dei Carabinieri. Sulla stessa linea intervenne l’esponente del Movimento Sociale Italiano, Tommaso Salinaro, il quale chiese esplicitamente al parlamentare democristiano se vi fossero già impegni formali o accordi preventivi per la vendita di quel terreno alla Banca Popolare locale, in modo da consentire ai consiglieri di regolarsi di conseguenza. Chiamato in causa, il Senatore Pignatelli precisò fermamente che non era stata assunta alcuna decisione in merito e che nessuna alienazione avrebbe potuto compiersi prima di una preventiva e formale autorizzazione da parte del Consiglio Comunale, riaffermando la sovranità dell’aula sulle scelte patrimoniali del Comune.
Desideri che analizziamo nel dettaglio i verbali del dibattito d’aula sulle interrogazioni di Monopoli e Salinaro o preferisci approfondire i costi operativi complessivi dei cantieri di lavoro gestiti dall’Ingegnere Prete?