“Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi (Vol. III 1943-1961)”, scritto da Francesco Stea e Luigi Galletto, con il supporto della Banca Popolare Jonica – Grottaglie. Per l’Onorevole Dottor Gaspare Pignatelli, la scelta per la Democrazia Cristiana e l’adesione alla causa del cattolicesimo democratico non furono una semplice opzione di facciata, bensì un principio e un dono quasi inalienabile, vissuto con la medesima costanza della sua profonda fede religiosa, dalla quale non deflessi mai. Sebbene ventenne ancora, Pignatelli partecipò attivamente alle accese lotte elettorali di tutto il convulso periodo prefascista. In quegli anni di transizione, la figura di Don Luigi Sturzo dominava la scena politica italiana con la forza dei suoi scritti e della sua parola icastica, proveniente dalla terra dell’assolata Sicilia, opponendosi al marasma di un dopoguerra ingarbogliatissimo in cui il vecchio socialismo giolittiano pencolava fra opposte tendenze leniniste e l’insorgere dello squadrismo di Mussolini. Pignatelli condivise l’amaro destino dei cattolici sturziani quando il fascismo spinse Don Luigi all’esilio a Londra, in America e a Parigi; una dedizione senza pari per lo statista siciliano che valse a Pignatelli l’onore di essere annoverato tra i membri del Comitato Esecutivo per le onoranze ufficiali dopo la morte del Servo di Dio, avvenuta a Roma il 9 agosto 1959.
L’ispirazione ideale al cattolicesimo sociale sturziano accomunava Pignatelli a importanti figure istituzionali dell’epoca e a storici esponenti della sinistra democristiana, come l’Onorevole Pasquale Fernando D’Ambrosio — consigliere comunale del P.C.I. a Grottaglie ma legato a Pignatelli da un profondo rispetto intellettuale. Nelle corrispondenze e negli studi storici dedicati alla figura del fondatore del Partito Popolare Italiano, emergeva il prezioso contributo di testimonianze d’archivio che legavano i leader locali alla grande storia romana, come il celebre episodio del “minutante” della Segreteria di Stato vaticana che si rivelò poi essere il futuro Papa Benedetto XV. Questa solida formazione culturale e spirituale si traduceva a Grottaglie in una spiccata attenzione per le finalità altamente umanitarie, come dimostrato dalla complessa vicenda legata alla costruzione del nuovo Poliambulatorio cittadino, un’opera considerata di fondamentale importanza per l’igiene e la salute pubblica di un centro popoloso che superava i ventimila abitanti.
La realizzazione dell’opera sanitaria, approvata originariamente dalla Giunta Municipale guidata da Francesco Di Palma nel 1951 per un importo di 25 milioni di lire finanziati dal Ministero dei Lavori Pubblici, richiese una complessa concertazione tecnica e burocratica per adeguarla alle prescrizioni del Consiglio Superiore della Sanità. Il progetto, redatto dall’ingegnere Domenico Rossini e successivamente appaltato alla ditta Francesco Messinese di Taranto per un importo finale di L. 23.221.011 (con una maggiorazione del 7% pari a L. 1.625.470), divenne terreno di serrato e costruttivo confronto consiliare nel maggio del 1953. Durante una seduta della Commissione consiliare, approfittando dell’assenza temporanea dello stesso Avvocato Pignatelli, fu il leader dell’opposizione comunista, l’Avvocato Angelo Fago, a proporre saggiamente di affidare la direzione dei lavori a un tecnico residente in loco, l’Ingegnere Orazio Prete, anziché al professionista tarantino Rossini. La proposta di Fago fu prontamente accolta sia dalla Commissione che dalla Giunta Municipale, dimostrando come, al di là delle aspre contrapposizioni ideologiche tra lo Scudocrociato e il P.C.I., l’interesse superiore per lo sviluppo dei servizi pubblici e la tutela della salute dei cittadini grottagliesi sapessero unire le migliori energie politiche del consiglio comunale.