Si parla di sicurezza, di giovani e di comunità, ma lo si fa di sabato mattina, in una sala consiliare, tra addetti ai lavori, senza giovani e senza pubblico. È questa la prima contraddizione che salta agli occhi. Un confronto necessario dovrebbe nascere dall’ascolto vero, non da un convegno autoreferenziale dove si parla dei ragazzi senza farli parlare.
Se l’obiettivo è comprendere il disagio giovanile, allora servono i ragazzi in sala, non solo relatori che analizzano, diagnosticano e propongono soluzioni dall’alto. Altrimenti il rischio è evidente: trasformare un tema serio in un esercizio retorico, in una passerella istituzionale dove ognuno ribadisce la propria posizione senza mettere davvero in discussione il metodo.
La sicurezza non si costruisce con le sentenze pronunciate dietro un microfono, ma con politiche quotidiane, con spazi di aggregazione, con investimenti strutturali, con opportunità reali. E su questo punto il Comune deve assumersi una responsabilità chiara.
Al di là dei concerti e delle canzonette estive, cosa si sta facendo davvero per i giovani?
Quali spazi, quali progetti strutturali, quali percorsi di partecipazione autentica?
Perché la percezione diffusa è che le opportunità siano spesso riservate a un gruppo ristretto di giovani “eletti”, utili, graditi o funzionali a qualche amministratore, mentre tanti altri restano ai margini.
Una comunità non si costruisce per simpatia, si costruisce per inclusione. Se vogliamo parlare seriamente di sicurezza e di futuro, allora bisogna avere il coraggio di cambiare approccio: meno convegni tra adulti che si parlano addosso e più ascolto reale di chi vive ogni giorno le difficoltà, le paure e le speranze di questa città. Altrimenti non è confronto, è rappresentazione.
Walter Trani
Coordinatore di Grottaglie Rinasce