La visita dell’On. Dario Iaia nel Quartiere delle Ceramiche sigilla l’importanza della sinergia tra istituzioni e privati per la valorizzazione del patrimonio storico.
Una straordinaria pagina di archeologia, arte e passione civile si apre nel cuore pulsante di Grottaglie. Oggi, l’Onorevole Dario Iaia ha fatto visita allo spettacolare complesso ipogeo scoperto all’interno di Casa Vestita, situato a circa 80 metri dal maestoso Castello Episcopio e nel cuore del celebre Quartiere delle Ceramiche. Ad accompagnare il deputato in questo suggestivo viaggio nel tempo sono stati il Maestro figulo Mimmo Vestita insieme alla moglie Maria Pappadà, custodi di questo tesoro, affiancati da Orazio Antonazzo e Sergio Motolese.
La visita ha permesso di ammirare da vicino una straordinaria chiesa rupestre medievale e la ricca collezione ceramica della famiglia, un unicum che ridefinisce la topografia storica e l’importanza culturale del territorio della Terra d’Otranto.

LE DICHIARAZIONI DELL’ONOREVOLE DARIO IAIA
Profondamente colpito dalla bellezza del luogo e dal rigore scientifico del recupero, l’Onorevole Dario Iaia ha espresso parole di vivo compiacimento ed entusiasmo, sottolineando la necessità impellente di affiancare le realtà private che salvaguardano la nostra memoria storica:
«Una scoperta bellissima per quanto mi riguarda questa mattina, qui grazie a Mimmo Vestita, in un luogo che definire magico è… è poco. In una… in un angolo del quartiere delle ceramiche di Grottaglie ho scoperto questa mattina un posto meraviglioso, unico. Un posto nel quale si rivive la storia, si tocca la storia davvero, la storia medievale, a partire da questa chiesa splendida recuperata e a tutte le ceramiche che sono collezionate in questo… in questo luogo. E quindi veramente una representatione ulteriore e della grande ricchezza di Grottaglie, di ciò che rappresenta questo territorio e tutta la nostra terra in generale, che deve essere valorizzata. Io credo che la politica debba essere accanto a queste persone straordinarie come Mimmo, che ho avuto modo di conoscere questa mattina e che mi ha trasmesso tanti valori e tanta conoscenza riguardo questo territorio. Quindi veramente grazie per questa opportunità meravigliosa che cercheremo di rappresentare e di comunicare, di valorizzare ancora di più all’esterno».
Al termine dell’intervento del parlamentare, il Maestro Mimmo Vestita ha risposto con profonda gratitudine:
«Grazie a te per questa grande sensibilità. Grazie, grazie veramente».
INQUADRAMENTO ARCHEOLOGICO E LETTURA STRATIGRAFICA

Il territorio di Grottaglie, posto al confine settentrionale del Salento, ha storicamente ricevuto scarse attenzioni riguardo al suo patrimonio medievale. L’edificio di culto in esame è stato scoperto durante i lavori di ristrutturazione di Palazzo Vestita, sul versante nord-occidentale dell’ex gravina di San Giorgio (oggi interrata e percorsa da Via Crispi), che in epoca tardomedievale fungeva da confine naturale dell’abitato. L’analisi con tecnologia laser scanning e il recupero attento dei materiali hanno permesso di ricostruire la complessa evoluzione antropica del sito attraverso quattro macro-fasi storiche principali:
- Fase I (Pre-XIV secolo) – Uso domestico/produttivo: Lo spazio ipogeo nacque originariamente come grotta naturale, regolarizzata tramite picconi (con impronte dal modulo medio di 9 cm). In questa prima fase l’ambiente non era una chiesa: la presenza di una nicchia trapezoidale con piano d’appoggio e, soprattutto, di una struttura a sedici celle quadrangolari qualificano l’ambiente come una colombaia per l’allevamento domestico. A causa del crollo precoce del fronte roccioso esterno, la grotta fu dotata di un avancorpo in materiale deperibile, testimoniato da 9 incassi per travi lignee sulla facciata.
- Fase II (Fine XIII – Prima metà XIV secolo) – Trasformazione in luogo di culto: In concomitanza con la crescita demografica e politica del casale di Grottaglie, l’ambiente cambiò radicalmente destinazione d’uso. Venne rimosso l’avancorpo in legno e la cavità fu chiusa a sud da un muro in blocchi regolari di calcarenite, legati da malta e terra rossa. Per pareggiare i dislivelli, il pavimento roccioso subì un forte abbassamento (circa 160 cm) e venne intagliata una scala d’accesso nell’angolo sud-ovest. La parete orientale fu scolpita in negativo per creare la zona presbiteriale, caratterizzata da tre absidi trapezoidali inquadrate da quattro colonne tortili e tre archi. Sull’altare centrale venne incisa una nicchia eucaristica e sul soffitto una croce potenziata inscritta in un cerchio. Presso l’ingresso fu ricavata un’acquasantiera contenente una ciotola ceramica in situ.

- Fase III (XV – XVI secolo) – Ristrutturazione rinascimentale: Furono attuati interventi di parziale modifica architettonica, orientati a migliorare l’illuminazione dell’area liturgica (troppo buia per via dello scarto di quota rispetto all’esterno). Vennero scolpiti due porta-lucerne ai lati delle absidi e fu intagliata una nuova colonna tortile rinascimentale sulla parete occidentale per impostare un arco strutturale.
- Fase IV (Fine XVI secolo) – Defunzionalizzazione e interramento: Entro la fine del Cinquecento l’intera struttura venne colmata di terra e pietre e abbandonata. La fine della vita cultuale è marcata da un’azione traumatica: lo sfondamento intenzionale dell’affresco di Santa Barbara nell’abside destra per occultare un deposito volontario di oggetti preziosi e liturgici. Tra i reperti emersi figurano monete del XVI secolo (termine cronologico ultimo), medaglie, croci astili in argento e bronzo, una placchetta e numerose ciotole in ceramica invetriata.
L’APPARATO PITTORICO ABSIDALE E IL QUADRO CULTURALE
La splendida decorazione pittorica, databile alla prima metà del XIV secolo (Fase II), è concentrata esclusivamente nei catini della parete presbiteriale orientale. Le figure, integre (salvo il taglio secentesco sul corpo di Santa Barbara), sono realizzate a mezzo busto secondo il “modello iconico-votivo” di derivazione orientale, inteso come trasposizione su parete di icone lignee. I santi si stagliano su un fondo blu scuro intenso all’interno di cornici rosso ocra, che vengono volutamente superate dalle aureole per generare un suggestivo effetto di profondità spaziale. La mancanza di iscrizioni onomastiche testimonia l’immediata riconoscibilità dei soggetti per la comunità dell’epoca:
- 1. Abside Sinistra (San Nicola): Ritratto in posizione frontale e benedicente alla greca, con un libro chiuso decorato da perline nella mano sinistra. Presenta i tratti tipici dell’iconografia bizantina (fronte stempiata, barba canuta) e indossa sontuosi abiti vescovili, costituiti da un felónion rosso e un omofórion bianco perlinato con cinque croci potenziate.
- 2. Abside Centrale (Cristo): È la figura dominante, con una capigliatura fluente sulle spalle e una folta barba. Regge un libro aperto recante l’iscrizione latina «Ego sum lux mundi». Sotto il dipinto, la nicchia sopra l’altare mostra un fondo giallo decorato con una croce latina potenziata rossa e motivi tricuspidati grigi.
- 3. Abside Destra (Santa Barbara): La martire tiene una lunga croce astile bianca nella destra (simbolo del martirio) e la sinistra aperta in posa da orante. Indossa una ricca veste rossa con rifiniture geometriche porpora e sabbia, completata da un mantello bruno-azzurro unito da una fibula discoidale. L’acconciatura dei capelli, raccolti con nastri perlinati porpora, riflette una raffinata moda di matrice orientale diffusasi nel XIV secolo.

Lo Stile: Sintesi Perfetta tra Oriente e Occidente
Sul piano formale, l’ignoto pittore locale mostra una temperie artistica pluristratificata, pienamente coerente con la ricchezza culturale della Terra d’Otranto trecentesca:
- Matrice bizantina e “crociata”:Evidente nella staticità frontale, nella bidimensionalità rigorosa, nei volti larghi e piatti e nella scarsa modulazione chiaroscurale degli incarnati, caratterizzati da un tipico colorito bruno.
- Influssi gotico-angioini:Riconoscibili in dettagli anatomici decisamente innovativi per la tradizione rupestre locale, come i colli slanciati, i menti perfettamente ovali segnati da una piega cutanea e l’accentuazione elegante degli occhi a mandorla.
PECULIARITÀ LITURGICHE E COMMITTENZA
L’analisi combinata dei dati archeologici e storico-artistici rivela che la chiesa, pur inserita in un contesto ipogeo, era un edificio di committenza colta e privata, presumibilmente legata a un alto esponente del clero o alla vicina baronia arcivescovile del Castello Episcopio. Nonostante i forti legami iconografici con il mondo bizantino, l’impianto e gli arredi rispondono a una liturgia e a una frequentazione di tipo prettamente occidentale (latino), come dimostrato da un elemento unico ed eccezionale: la presenza di un’acquasantiera ricavata presso l’ingresso con un recipiente ceramico integrato.
La valorizzazione di questo sito, come auspicato dall’On. Iaia e portato avanti con instancabile dedizione dal Maestro Mimmo Vestita e dalla sua famiglia, rappresenta una risorsa inestimabile per l’offerta turistica, culturale e identitaria della Puglia e dell’intera nazione.
Rif. Bibliografico: Angelofabio Attolico “Una chiesa rupestre inedita nel centro storico di Grottaglie”
FONDAZIONE SAN DOMENICO AGIOGRAFIA E ICONOGRAFIA NELLE AREE DELLA CIVILTÀ RUPESTRE.Atti del V Convegno internazionale sulla civiltà rupestre Savelletri di Fasano (BR), 17-19 novembre 2011.Curatore: a cura di Cosimo Damiano Fonseca