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Il 30 ottobre la celebrazione istituzionale per il maestro di Casa Vestita, autore delle installazioni permanenti all’aeroporto ‘Marcello Arlotta’. Un traguardo promosso dalla Commissione del Senato e sostenuto dalle autorità pugliesi.

Durante la visita ieri a Casa Vestita abbiamo avuto notizia che  Il prossimo 30 ottobre, le  aule del Senato della Repubblica faranno da cornice a un evento di straordinaria rilevanza culturale ed economica per la Puglia, a cui presenzierà l’Onorevole Dario Iaia . Il maestro ceramista grottagliese Mimmo Vestita, custode dell’antico e celebre marchio storico ‘Casa Vestita’, riceverà un solenne riconoscimento istituzionale a Palazzo Madama. La premiazione intende celebrare l’eccellenza delle sue opere in ceramica, recentemente destinate all’aeroporto ‘Marcello Arlotta’ di Grottaglie, infrastruttura che si sta trasformando in un polo culturale integrato.

L’iniziativa nasce sotto l’alto patrocinio dei membri della Commissione parlamentare competente per l’Artigianato Artistico e di Alta Gamma al Senato (storicamente coordinata e promossa da figure di rilievo come i parlamentari della 9ª Commissione Industria, Commercio e Turismo, e con il costante impegno territoriale di rappresentanti come l’ex deputato tarantino Gianpaolo Cassese, da sempre attivo nella valorizzazione legislativa del settore figulo). I senatori promotori hanno voluto sancire il legame indissolubile tra l’alto artigianato d’arte e lo sviluppo strategico e infrastrutturale delle grandi opere pubbliche del Mezzogiorno.

Al centro della premiazione vi è lo straordinario progetto varato in stretta sinergia con Aeroporti di Puglia. L’aerostazione passeggeri dell’aeroporto di Grottaglie ha infatti inaugurato un nuovo allestimento permanente composto da 12 imponenti installazioni artistiche, nate dalle mani dei più illustri maestri del Quartiere delle Ceramiche. Tra queste, spiccano le opere firmate da Mimmo Vestita, capaci di fondere la rigorosa ricerca archeologica – che caratterizza la sua produzione e il sito museale di Casa Vestita – con un design contemporaneo e identitario.

Queste installazioni permanenti all’interno del terminal ‘Marcello Arlotta’ non rappresentano soltanto un fregio estetico per accogliere i passeggeri, ma costituiscono un manifesto politico e culturale. Le ceramiche esposte sono il simbolo visivo del territorio tarantino e, al contempo, un forte richiamo volto a rivendicare l’attivazione definitiva dei voli civili di linea sullo scalo ionico, unendo le rivendicazioni di mobilità della comunità locale alla magnificenza delle proprie radici artigiane.

Il maestro Mimmo Vestita non è nuovo ai massimi palcoscenici istituzionali romani: la sua bottega e la storica Casa Vestita sono state di recente tappe d’eccellenza per le delegazioni internazionali del G7 e per prestigiosi convegni sul futuro del Made in Italy a Palazzo Madama. La cerimonia del 30 ottobre consacrerà definitivamente la figura di Vestita come ambasciatore dell’arte figulina nel mondo, dimostrando come la tradizione dei capasoni e dei pumi sappia elevarsi a patrimonio monumentale della Repubblica Italiana.

BOTTEGA VESTITA DISEGNA E PLASMA CON L’ARGILLA LA GRAN MADRE DI DIO DI GIO PONTI A TARANTO

La concettualizzazione della Concattedrale di Taranto nell’elaborazione ceramica di Mimmo Vestita

Il Santo Natale 2023 offre l’occasione ideale per rendere omaggio alla Concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto, capolavoro assoluto dell’architetto milanese Giovanni (Gio) Ponti. Questa celebrazione avviene attraverso la pubblicazione in esclusiva di una straordinaria scultura in ceramica realizzata da Mimmo Vestita, maestro della storica Bottega Vestita di Grottaglie, che ha saputo reinterpretare e plasmare nell’argilla la celeberrima “vela” pontiana.

Il legame tra il design di Gio Ponti e il territorio ionico affonda le radici in iniziative culturali consolidate. Già nel 2008, su specifica richiesta formulata al prof. Vittorio Sgarbi, la tradizionale ed eminente “Mostra della Ceramica Mediterranea” fu interamente dedicata alla figura dell’architetto milanese e ai suoi “particolari d’arredo”. Grazie a quella sinergia, le storiche opere giunsero direttamente dalla prestigiosa “Fondazione Anna Querci per il Design”.

L’evento espositivo, tenutosi nelle sale nobili del Castello Episcopio dal 27 luglio al 14 settembre 2008, ottenne una risonanza istituzionale straordinaria. Vide infatti il coinvolgimento attivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Puglia, della Provincia di Taranto, dell’Associazione Italiana Città della Ceramica e del Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia a Sesto Fiorentino, sancendo l’indissolubile connubio tra la visione industriale di Ponti e la tradizione figulina locale.

Per comprendere la complessità della scultura di Vestita è fondamentale analizzare la struttura architettonica originale. Come evidenziato nel censimento delle architetture italiane dal 1945 a oggi a cura della Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiC, la Gran Madre di Dio rappresenta l’esito di un profondo processo di semplificazione e astrazione geometrica. Il disegno iniziale, originariamente concepito come un blocco compatto a pianta diamantata posto sull’asse prospettico tra la città vecchia e la nuova, è stato progressivamente ridotto a una nitida navata unica a pianta rettangolare sovrastata da una monumentale e aerea vela traforata.

Questa straordinaria facciata, che svetta fino a 53 metri d’altezza ed è formata da due pareti parallele in cemento armato distanti appena un metro l’una dall’altra, è letteralmente attraversata dalla luce e dall’aria grazie a ottanta aperture gemelle di matrice geometrica, dove predomina la caratteristica forma a diamante. La vela si configura così come un segno iconico e immediatamente riconoscibile, un maestoso “retablo” sospeso che evoca i progetti visionari ideati da Ponti per la cattedrale di Los Angeles.

Oltre alla facciata, l’intera volumetria esterna è modulata da setti verticali con aperture diagonali che generano un dinamico gioco visivo: a seconda del punto di osservazione, esse appaiono totalmente aperte verso il cielo o si trasformano in puri riflessi luminosi. L’intonaco bianco tipico della tradizione tarantina riveste sia gli interni che gli esterni, ponendosi in costante dialogo con la fitta vegetazione rampicante prevista nei progetti originali per aggredire l’architettura.

Nata per dotare il nuovo asse di espansione urbana di un polo spirituale ed educativo, la chiesa reinterpreta la solennità delle antiche basiliche romaniche pugliesi. Ponti ha saputo coniugare la modernità del cemento armato bianco faccia vista con la monumentalità monumentale, anticipata da un’ampia scalinata e da una grande vasca d’acqua in cui il profilo dell’edificio si specchia e si duplica. Il campanile traforato, incastonato tra due torri laterali, riprende l’essenzialità del materiale unico.

L’esperienza spaziale interna è concepita come un percorso ascensionale: l’ingresso avviene attraverso un nartece compresso che fa da filtro con la città, sormontato dallo spazio del coro. La navata si innalza progressivamente dagli 8 metri dell’ingresso fino agli 11 metri del tiburio, inondando di luce l’altare avanzato, posizionato a due terzi della navata per accogliere e stringere l’assemblea dei fedeli attorno alla celebrazione.

La figura di Giovanni “Gio” Ponti (Milano, 1891 – 1979) rappresenta un pilastro della cultura progettuale del Novecento. Laureatosi al Politecnico di Milano nel 1921 dopo aver servito la patria nella Grande Guerra, avviò prestigiosi studi associati prima con Emilio Lancia e successivamente con gli ingegneri Mellucci, Fornaroli e Soncini. Il suo genio poliedrico si espresse precocemente nella direzione artistica della manifattura ceramica Richard-Ginori, con cui si aggiudicò il Grand Prix all’Esposizione di Parigi del 1925, legandosi inizialmente ai temi classici del movimento Novecento.

Nel 1928 impresse una svolta epocale al dibattito critico fondando la rivista Domus, baluardo della cultura architettonica internazionale. Promotore attivo delle Triennali di Monza e Milano, scenografo per il Teatro alla Scala e co-fondatore dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale), Ponti fu tra i principali ideatori del prestigioso Premio Compasso d’Oro. Dal 1936 al 1961 ricoprì la cattedra di ruolo presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

A partire dagli anni Cinquanta, in sodalizio con Fornaroli e Rosselli, lo stile di Ponti si liberò dei retaggi neoclassici per abbracciare forme strutturali purissime e innovative. È a questo periodo di straordinaria maturità che appartengono capolavori assoluti come il complesso Garzanti a Forlì (1953-1957) — celebre per i suoi spioventi invertiti e le iconiche finestre esagonali — e la stessa Concattedrale di Taranto, eterno testamento di un’architettura fatta di luce, leggerezza e spiritualità materiale.

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