C’è qualcosa che non torna in questa storia dell’acqua in Puglia. E, soprattutto, c’è qualcosa che non possiamo più accettare in silenzio.
Dopo anni di incuria, di manutenzione insufficiente, di reti idriche che disperdono enormi quantità d’acqua, dopo stagioni di siccità e ripetuti allarmi sull’emergenza idrica, finalmente si è deciso di intervenire sugli impianti e sulle condotte dell’Acquedotto Pugliese.
Bene! Anzi, benissimo!Era ora che si mettesse mano a una rete che ha bisogno di interventi seri e strutturali.
Ma adesso arriva la domanda che qualcuno dovrebbe avere il coraggio di porre: chi paga il conto di tutto questo?
Perché il risultato che tanti cittadini stanno sperimentando è una pressione dell’acqua ridotta, un’erogazione che in molte abitazioni non consente più di vivere normalmente. E così, per avere l’acqua ai piani superiori, per far funzionare regolarmente le caldaie e poter disporre di acqua calda, le famiglie si vedono costrette a installare autoclavi, serbatoi e impianti di accumulo.
Tradotto in parole semplici: oltre alle bollette, dobbiamo mettere mano al portafoglio e sostenere spese anche considerevoli per ottenere un servizio che abbiamo già pagato!
E qui casca l’asino.
Prendiamo un esempio che forse qualcuno ricorderà.
Quando si decise il passaggio dalla televisione analogica al digitale terrestre, il Governo intervenne prevedendo contributi pubblici per l’acquisto dei decoder. Si trattava di accompagnare i cittadini verso una nuova tecnologia, evitando che il costo del cambiamento ricadesse interamente sulle famiglie.
Ci furono polemiche, interrogazioni parlamentari e discussioni, ma il principio del contributo pubblico venne comunque introdotto.
E allora mi chiedo: perché un principio simile non dovrebbe valere anche per l’acqua?
Perché quando si tratta di adeguare un sistema televisivo si può pensare a un sostegno economico ai cittadini, mentre quando si tratta di garantire un bene essenziale come l’acqua, ogni famiglia deve arrangiarsi?

Qui non stiamo parlando di acquistare un nuovo televisore, di cambiare un elettrodomestico o di concedersi un miglioramento domestico.
Stiamo parlando di acqua! Di un servizio indispensabile per la vita quotidiana!
Io ho pagato regolarmente le bollette. Come me, milioni di pugliesi. Abbiamo pagato un servizio idrico, non un servizio condizionato alla disponibilità economica di ciascuna famiglia di acquistare un’autoclave.
E allora perché dovremmo essere noi a sostenere ulteriori costi?
Se le reti hanno bisogno di manutenzione, se occorre rinnovare le condotte, se bisogna intervenire per ridurre le perdite e migliorare l’efficienza del sistema, è giusto farlo. Ma non si può pretendere che le conseguenze di anni di problemi infrastrutturali vengano scaricate sulle tasche degli utenti.
La siccità è un problema serio, nessuno lo nega. Il cambiamento climatico è una realtà con cui dobbiamo fare i conti. Ma la siccità non può diventare una giustificazione universale per qualsiasi disservizio.
E soprattutto non può diventare un lasciapassare per imporre nuove spese alle famiglie.
A questo punto le domande sono inevitabili:
– Chi risarcisce o sostiene economicamente le famiglie costrette a installare autoclavi e serbatoi?
– È previsto un contributo pubblico per l’acquisto e l’installazione di queste apparecchiature?
– Sono previste agevolazioni sulle bollette per chi subisce un servizio qualitativamente peggiorato?
– Quali garanzie vengono offerte ai cittadini sul ripristino di una pressione adeguata?

– Chi risponde dei disagi e dei costi aggiuntivi che le famiglie stanno affrontando?
Non bastano le raccomandazioni a installare serbatoi e autoclavi. Non basta spiegare ai cittadini come devono organizzarsi per convivere con le difficoltà del servizio.
I cittadini non devono essere educati a sopportare i disservizi: devono essere messi nelle condizioni di ricevere un servizio adeguato.
E sia chiaro: non sto contestando la necessità degli interventi. Al contrario, li considero indispensabili. Contesto che il loro costo, diretto o indiretto, finisca per ricadere ancora una volta sui cittadini.
Chi governa, chi amministra e chi gestisce il servizio idrico ha il dovere di trovare soluzioni, non di limitarsi a trasferire i problemi sulle famiglie.
Per questo ritengo necessario che la Regione Puglia e l’Acquedotto Pugliese aprano un confronto serio sulla questione, valutando anche forme di sostegno economico per le famiglie costrette a installare sistemi di accumulo e pressurizzazione.
Non chiediamo privilegi. Non chiediamo favori. Chiediamo semplicemente che venga rispettato un principio elementare: un servizio essenziale deve essere garantito a chi lo paga.
E vorrei ricordare a chi sembra averlo dimenticato che i cittadini non sono sudditi, ma utenti che hanno diritto a pretendere risposte.
La politica non può voltarsi dall’altra parte, né può considerare normale che una famiglia debba affrontare ulteriori spese per compensare le difficoltà di un servizio pubblico.
NON SIAMO SUDDITI! L’ACQUA È UN DIRITTO, NON UN LUSSO. E NON POSSIAMO PAGARLA DUE VOLTE!