WALTER TRANI E LOGO GROTTAGLIE RINASCE

WALTER TRANI, COORDINATORE DEL MOVIMENTO POLITICO GROTTAGLIE RINASCE

Direttamente. È il rischio che Grottaglie deve evitare alle prossime elezioni comunali. La prossima primavera saremo chiamati a scegliere il nuovo sindaco e il nuovo Consiglio comunale. Intanto, negli ambienti politici locali, incontri e interlocuzioni si moltiplicano, nelle sedi ufficiali e fuori da esse. Diversi mesi fa anche noi di Grottaglie Rinasce abbiamo partecipato a un incontro promosso dal PD locale, insieme ad AVS e Movimento 5 Stelle. Abbiamo partecipato perché crediamo nel confronto, purché abbia un oggetto preciso: il futuro della città. Quali problemi affrontare, con quali risorse, con quali priorità e con quali responsabilità. Poi, però, non siamo stati più invitati, senza che ci venisse spiegata una motivazione politica. E alcuni compagni di viaggio, con i quali avevamo avviato un progetto comune, sono rimasti in silenzio. Un silenzio che consideriamo un’ignavia di comodo: condividere un percorso significa anche prendere posizione quando farlo diventa scomodo. C’è poi un passaggio politico che merita chiarezza: diversi partiti e movimenti che hanno sostenuto l’amministrazione D’Alò oggi partecipano alla costruzione di una nuova alleanza con il PD, come se il percorso precedente non richiedesse spiegazioni. Quale bilancio fanno delle scelte che hanno condiviso? Quali errori riconoscono? Che cosa intendono cambiare? Finora non abbiamo ascoltato un’autocritica pubblica all’altezza delle responsabilità assunte. Cambiare alleati è una scelta legittima, ma non cancella ciò che si è sostenuto e amministrato. Chi propone una svolta deve spiegare anche perché ieri andava nella direzione opposta. Altrimenti ai cittadini si chiede di credere al cambiamento sulla parola, mentre le responsabilità restano senza risposta. Intanto circolano nomi, ipotesi di candidature e schieramenti affollati di liste. Ma il numero dei simboli non misura la qualità di una proposta politica. Sul versante daloniano si fanno diversi nomi per la successione: cambiare candidato, però, non basta a dimostrare un cambiamento di metodi e di visione. Nel cosiddetto campo largo, con le sue varie componenti, si parla invece della possibile candidatura di un professionista, un avvocato. Finché si tratta di indiscrezioni, tali restano. Le domande politiche, però, sono già legittime: quali idee dovrebbe rappresentare questa candidatura? Quale giudizio sui dieci anni di amministrazione D’Alò, che noi consideriamo profondamente negativi? Quale posizione sulle trasformazioni urbanistiche a valle del Quartiere delle Ceramiche, che contestiamo? Quali risposte alle vicende che coinvolgono i cittadini del comparto C? Non pretendiamo di conoscere le opinioni private di nessuno. Chiediamo che chi aspira a governare Grottaglie renda pubbliche le proprie. Essere un bravo professionista è un merito, ma amministrare una città richiede anche preparazione politica, conoscenza dei problemi, ascolto e capacità di assumersi responsabilità davanti ai cittadini. Gli eventuali incarichi professionali ricevuti dall’amministrazione uscente, se documentati, non costituiscono di per sé una colpa e vanno valutati conoscendone la natura. La questione politica resta: dove comincerebbe la discontinuità e in quali scelte concrete si tradurrebbe? Possibile che i partiti del campo largo non sappiano esprimere, al proprio interno o tra le persone che ne condividono i valori, una candidatura riconoscibile per idee, presenza e impegno pubblico? Non stiamo chiedendo che esprimano un «intellettuale organico», nel senso gramsciano del termine. Chiediamo semplicemente una persona con capacità politiche, che conosca Grottaglie, sappia comprenderne i problemi e abbia idee chiare per affrontarli. E non basta far parte di un club prestigioso come il Rotary, o presiederlo, per dimostrare di saper amministrare una città. Il valore dell’esperienza associativa non è in discussione, ma la preparazione politica si dimostra con posizioni pubbliche, proposte concrete e capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini. Il prestigio di un’appartenenza non può sostituire un progetto politico. Oppure si cerca prima un nome sul quale trovare un accordo, rimandando a dopo programmi e contenuti? Le alleanze si discutano alla luce del sole. Prima di chiedere ai cittadini chi debba governare, bisogna spiegare come si intenda farlo. Grottaglie merita trasparenza nelle scelte, competenza nell’amministrazione e rispetto per chi chiede risposte. Il sindaco esercita una funzione pubblica temporanea, conferita dagli elettori: non riceve un’investitura a comandante assoluto. Deve ascoltare anche il dissenso e rispondere delle proprie decisioni. Vincere le elezioni significa assumersi il dovere di affrontare i problemi della città, non acquisire il diritto di ignorarli. Grottaglie non può scoprire dopo il voto che cosa pensa il proprio sindaco. Prima si chiarisca quale città si vuole costruire. Poi si chieda la fiducia per governarla. Altrimenti il rischio è tutto nel titolo: dalla padella alla brace. Direttamente.

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