stea galletto anni 40

Tratto da: “Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi (Vol. III 1943-1961)” di Francesco Stea e Luigi Galletto (Banca Popolare Jonica – Grottaglie).

Il secondo dopoguerra ha consegnato al comune di Grottaglie una situazione finanziaria complessa, specchio delle fatiche della ricostruzione economica dell’intera nazione. Sotto la guida del sindaco Michele Pignatelli — primo cittadino del ricostituito ordine democratico e giunto quasi al termine del suo regolare mandato quadriennale — i bilanci comunali registrarono profonde oscillazioni tra il 1946 e il 1947. I documenti ufficiali dell’epoca, approvati formalmente solo nel marzo del 1949 con una serie consecutiva di delibere consiliari (dalla numero 16 alla 21), mostrano il passaggio repentino da una fragile stabilità al disavanzo aperto.

L’esercizio finanziario del 1946 si era aperto ereditando dal 31 dicembre dell’anno precedente un fondo di cassa di appena 10.579,91 lire, a fronte di residui attivi per 3.217.764,65 lire, determinando attività complessive per 3.228.344,56 lire. Sottratti i residui passivi pari a 2.690.123,79 lire, il comune era riuscito a chiudere la gestione precedente con un avanzo di amministrazione di 538.220,77 lire. Tuttavia, l’andamento reale delle risultanze finali del 1946 iniziò a mostrare i primi segnali di sofferenza: le riscossioni effettive si fermarono a 17.243.833,11 lire, mentre i pagamenti schizzarono a 17.630.938,69 lire, generando un deficit di cassa di 387.105,58 lire. Solo il massiccio volume dei residui attivi, saliti a 4.528.682,27 lire (con una differenza attiva di 4.141.576,69 lire rispetto ai residui passivi di 3.657.061,79 lire), permise di salvare il bilancio sulla carta, garantendo un avanzo di amministrazione finale di 484.514,90 lire.

Il vero tracollo contabile si consumò nel 1947, un anno segnato dal rincaro dei costi e dalle urgenti necessità della cittadinanza. Il bilancio si aprì portandosi dietro il deficit di cassa di 387.105,58 lire accumulato l’anno prima. Nonostante un incremento monumentale dei flussi finanziari, con riscossioni che toccarono le 25.503.953,44 lire, le uscite per i pagamenti crebbero in modo esponenziale, raggiungendo la cifra record di 27.637.553,40 lire. Questo squilibrio generò un pesantissimo deficit di cassa reale pari a 2.133.599,96 lire. Non bastò nemmeno l’enorme crescita dei residui attivi, che pur avendo raggiunto la cifra di 9.469.599,94 lire (portando la differenza attiva a 7.335.999,98 lire), vennero schiacciati dall’impennata dei residui passivi, saliti a ben 8.187.403,15 lire. La conseguenza inevitabile fu il crollo dei conti pubblici, che certificò per l’esercizio del 1947 un disavanzo di amministrazione definitivo pari a 851.403,17 lire, ponendo fine all’illusione che la transizione democratica potesse realizzarsi a costo zero.

2. LA REQUISITORIA PERDUNO E LA DIFESA DI PIGNATELLI: SCONTRO IN AULA SUI FONDI DEI RAZIONAMENTI

Tratto da: “Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi (Vol. III 1943-1961)” di Francesco Stea e Luigi Galletto (Banca Popolare Jonica – Grottaglie).

Dietro l’apparente linearità di un’amministrazione retta da uomini integerrimi e dalla coscienza illibata, la vita politica di Grottaglie conobbe momenti di fortissima tensione dialettica. Lo scontro più aspro si consumò in Consiglio Comunale sotto lo sguardo rigido del Commissario Dottor Nicola Martinelli, Ispettore straordinario inviato dalla Prefettura di Taranto come moderatore. Martinelli, uomo di scrupolo assoluto e legatissimo ai codici burocratici, pretese il rispetto di un rigido ordine del giorno procedurale per una seduta che si preannunciava infuocata, le cui discussioni occuparono ben sei fittissime pagine in folio del registro comunale. Il tema centrale del contendere fu la gestione dei proventi derivanti dai generi di prima necessità razionati e contingentati, una questione già sollevata politicamente all’esterno dell’aula tramite volantini e articoli sul quotidiano “L’Unità”.

L’attacco frontale venne sferrato dal consigliere di minoranza Salvatore Perduno. Pur premettendo di non voler dare un significato politico alla sua mozione, Perduno sollevò una durissima requisitoria formale: accusò la Giunta di aver tratto ingiusti profitti commerciali dalla distribuzione ai dettaglianti dei generi razionati gestiti in economia dal Comune. Secondo l’esponente dell’opposizione, tali utili violavano le tassative disposizioni prefettizie — che imponevano di limitare i guadagni alla pura copertura delle spese a vantaggio dei cittadini — e, cosa ancor più grave, non figuravano in bilancio né tra le entrate straordinarie. Perduno definì queste somme come un’imposizione indebita di carattere tributario, usata dal Sindaco senza autorizzazione consiliare e attraverso pagamenti formalmente illegali. Citando la giurisprudenza del Consiglio di Stato, il consigliere dichiarò l’incompetenza del Consiglio Comunale a ratificare simili irregolarità contabili operati da “contabili di fatto” e invitò l’intera Giunta a dimettersi per evidente conflitto di interessi, chiedendo che il caso venisse trasmesso ai Magistrati contabili, al Consiglio di Prefettura e alla Corte dei Conti.

La replica del sindaco Michele Pignatelli fu immediata e priva di ambiguità. Il primo cittadino rispedì al mittente le accuse, inserendole in un preciso piano di “sgretolamento” e logoramento di chiara matrice ideologica operato dalle opposizioni. Pignatelli difese fermamente l’operato della sua amministrazione, dimostrando che l’intero sistema era stato introdotto su suggerimento delle stesse autorità superiori della Prefettura e che gli utili rientravano strettamente nei limiti consentiti dalla SEPRAL. Il sindaco smentì qualsiasi opacità contabile esibendo registri regolari, fatture e quietanze minuziose che tracciavano ogni singola lira spesa. Rivendicò infine, con orgoglio, l’uso pubblico e sociale di quel denaro, impiegato per opere urgenti di ricostruzione urbana dopo i danni dell’occupazione militare: il restauro del devastato palazzo municipale, l’acquisto di suppellettili per il plesso scolastico, il ripristino del carcere mandamentale, della caserma dei Carabinieri, dell’asilo infantile, oltre alla riparazione di strade, canali di scolo e fognature. Per porre fine alla polemica e ridare serenità all’aula, Pignatelli concluse chiedendo il respingimento dell’ordine del giorno dell’opposizione e proponendo la nomina immediata di tre consiglieri locali in veste di revisori dei conti per far luce sulla vicenda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *