Rif. bibl.: F. Stea – L. Galletto, Amministrazioni e amministratori postunitari grottagliesi, Schena, 1983
Negli ultimi anni dell’Ottocento, il Consiglio Comunale di Grottaglie continuò a considerare l’istruzione pubblica un pilastro fondamentale per il riscatto sociale della comunità, lontano dalle astratte elucubrazioni pedagogiche sulla Critica della Ragion Pratica che rischiavano di confondere sia gli insegnanti che i genitori degli alunni. L’Amministrazione preferiva concentrarsi su risultati concreti e positivi. Le delibere d’archivio (tra cui la n. 73 del 21 ottobre 1895 e la n. 215 del 15 ottobre 1896) mostrano come il rendiconto finale dell’anno scolastico 1896 venisse giudicato complessivamente “buono” dalle autorità locali. [1]
Su un totale di dodici classi attive nel comune, gli unici rilievi critici riguardavano un giudizio “mediocre” registrato in una prima classe maschile e un voto “apparente” in una prima classe femminile. Tali risultanze non destarono eccessive preoccupazioni nei membri dell’assise: il Direttore Scolastico e il Consiglio Comunale espressero la loro formale soddisfazione per l’andamento generale delle scuole elementari, evidenziando il lento ma costante progresso nell’alfabetizzazione dei figli dei contadini e degli artigiani grottagliesi, un risultato ottenuto nonostante le ben note e croniche ristrettezze del bilancio municipale.
La scomparsa di Carmelo Pignatelli e l’orazione funebre del Sindaco Cometa
Il 5 novembre 1896 Grottaglie perse una delle sue figure culturali e spirituali più insigni: il Canonico Teologo Carmelo Pignatelli, spentosi all’età di 76 anni. Poche settimane dopo il decesso, presiedendo i lavori del Consiglio Comunale, il Sindaco Pasquale Cometa volle commemorare solennemente l’illustre concittadino dinanzi a un’aula colpita da sincera e riverente commozione. Nel suo discorso ufficiale, il sindaco sottolineò come la città, giustamente costernata, avesse già reso solenni onori funebri alla salma, ma che l’assise municipale avrebbe mancato a un sacro obbligo istituzionale se non avesse tributato un formale e duraturo omaggio alla memoria di un uomo che fu autentico vanto e decoro per l’intero paese.
L’orazione del Sindaco Cometa tracciò il profilo di un intellettuale e sacerdote esemplare, in cui la fede religiosa e l’amore per la patria si erano fusi in una mirabile armonia. Dotato di una mente eletta, educata al culto delle lettere, della filosofia, della storia, dell’archeologia e dello studio degli archivi, Pignatelli aveva conservato fino agli ultimi giorni un fervido amore per le più alte idealità civili. Cometa ricordò la massima del teologo, secondo cui la missione del clero non doveva limitarsi alla cura spirituale ma estendersi a quella corporea dei bisognosi, traducendosi in instancabili opere di carità materiale e di vicinanza all’altrui sventura.