“Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi (Vol. III 1943-1961)”, scritto da Francesco Stea e Luigi Galletto, con il supporto della Banca Popolare Jonica – Grottaglie. Nella seconda metà degli anni Cinquanta, una delle emergenze più sentite dall’amministrazione di Grottaglie era lo stato precario delle strutture scolastiche inferiori. Gli alunni della scuola media statale, istituita in paese sin dal 1939, erano sistemati ancora in vecchi locali dell’ex-convento del Carmine, una struttura di proprietà comunale ormai del tutto inadeguata. Le aule si presentavano assolutamente inadatte allo svolgimento dell’attività didattica perché poco illuminate e mancanti di corridoi e disimpegni fondamentali, una condizione che determinava una continua interdipendenza tra i diversi ambienti con grave disagio per il normale svolgimento delle lezioni. La logistica interna rasentava la precarietà: nel vano di ingresso, tramite un semplice tramezzo di legno, era stato ricavato lo spazio per la Segreteria e per la Direzione, mentre la Presidenza era allogata in un piccolo vano di appena 2,50 x 2,50 metri. Non esisteva un locale idoneo da adibire a palestra e i servizi igienici per gli allievi risultavano ricavati in un unico locale adigienico, senza alcuna possibilità di differenziazione tra maschi e femmine per una scuola che era a tutti gli effetti promiscua.
Questo quadro di profondo disagio strutturale strideva con il notevole e costante incremento della popolazione scolastica, alimentato dallo sviluppo demografico generale, dall’affluenza di allievi dai paesi limitrofi privi di scuole medie inferiori e dalla presenza sul posto di numerose famiglie di militari e civili dipendenti dal locale Aeroporto. Nell’anno scolastico in corso erano in funzione ben 8 classi (3 prime, 3 seconde e 2 terze medie), rendendo improrogabile la progettazione di un nuovo edificio scolastico dotato di almeno 12 aule, capaci di ospitare i corsi attuali e di porre i presupposti necessari per l’istituzione delle prime due classi della futura scuola media superiore. Da un preventivo sommario, la spesa complessiva ascendeva a L. 35.900.000, escludendo dal computo il costo del terreno poiché l’opera doveva sorgere su un suolo già di proprietà comunale ubicato in Via Oberdan. Per finanziare il progetto, il Comune deliberò la richiesta di contributo statale al Ministero della Pubblica Istruzione tramite il Provveditorato agli Studi (Delibera n. 104 del 22 dicembre 1956). Tuttavia, in prima battuta l’istanza non fu presa in considerazione dal ministero perché trasmessa oltre il termine perentorio del 30 settembre, costringendo l’amministrazione a rinnovare tempestivamente la richiesta per l’inclusione nel piano di finanziamento relativo all’esercizio 1957-58 ai sensi della Legge 9 agosto 1954, n. 645.
Contemporaneamente, l’amministrazione doveva fare i conti con i ritardi del nuovo plesso elementare. Alla data del 23 marzo 1957, l’edificio non era ancora ultimato a causa di alcune infrastrutture incomplete che richiedevano una variante in corso d’opera con una maggiorazione di spesa stimata in L. 11.580.000. L’Onorevole Gaspare Pignatelli, che non ammetteva indugi nella dinamica più tesa della sua azione governativa, comprese subito che tali difficoltà burocratiche erano pregiudizievoli del buon andamento delle scuole e dello sviluppo civile del borgo. Con la consueta fermezza, il Sindaco rassicurò l’assise civica affermando: «Sarà mia cura di interessare subito l’Onorevole Ministro della Pubblica Istruzione affinché con quello dei Lavori Pubblici possa ammettere, in via d’urgenza, ai benefici del contributo la perizia suppletiva per il completamento dell’edificio». Per sbloccare la situazione, Pignatelli si recò personalmente a Roma presso i competenti uffici del Ministero dei Lavori Pubblici, ottenendo l’assicurazione che il Comune avrebbe beneficiato del contributo dello Stato su una spesa di 11.000.000 di lire, ritenuta sufficiente a coprire il completamento dell’opera grazie alle economie realizzabili in sede di esecuzione. Per l’acquisto dell’arredamento principale più essenziale del nuovo plesso, il Comune contrasse inoltre un mutuo di 7.000.000 di lire con la Cassa Depositi e Prestiti. I documenti d’archivio e le delibere comunali dell’aprile 1957 evidenziano le continue premure e le sollecitazioni del Primo Cittadino, impegnato in instancabili andirivieni tra Grottaglie e Roma per correre da un ministero all’altro, sbrogliare le intricate vicende burocratiche e spingere i vertici politici della Capitale a intervenire in favore del suo amato borgo.
Questo dinamismo istituzionale e la capacità di sfruttare le leggi nazionali trovarono un’ulteriore applicazione nel settore degli uffici giudiziari. La Legge n. 702 del 25 giugno 1956, integrata successivamente dal fondo stanziato dal Ministero di Grazia e Giustizia a partire dall’esercizio 1957-58, offriva ai Comuni la possibilità di utilizzare i contributi statali per l’edilizia giudiziaria a copertura di spese per la costruzione, l’ampliamento o il restauro dei locali adibiti a quell’uso specifico. Pignatelli volle cogliere immediatamente questa opportunità per risolvere le criticità della Regia Pretura di Grottaglie. Sebbene la sede storica situata in Piazza Vittorio Veneto (risalente agli inizi degli anni Trenta) non fosse cadente e pericolante come i soffitti lesionati del vetusto convento del Carmine, essa appariva comunque del tutto inidonea, insufficiente e poco accogliente per il regolare disimpegno dei servizi d’istituto. Il Sindaco fece valere il proprio tempismo e la propria avvedutezza recandosi subito presso il Ministero di Grazia e Giustizia per avere precise istruzioni e per predisporre la costruzione di un nuovo edificio di sana pianta. Fu lo stesso Pignatelli a informare l’assemblea consiliare sui dettagli della trattativa romana: «Alla Direzione Generale feci presente la necessità sia per le ragioni suddette e sia perché il nuovo edificio occorre allogarlo su un suolo che consenta un collegamento con le carceri mandamentali, in considerazione che diversi gravi inconvenienti si determinano nel trasferimento dei detenuti».
Desideri che approfondiamo l’analisi esaminando i dettagli tecnici del collegamento con le carceri mandamentali o preferisci concentrarti sulle reazioni dell’opposizione consiliare guidata dall’Avvocato Fago in merito a queste nuove spese edilizie?