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L’ing. Ciro Gianfreda annunciò l’arrivo di McDonald’s già nel 2025 in Consiglio Comunale. Ora la maggioranza si riscopre «smemorata di Collegno» usando la questione palestinese per nascondere le proprie responsabilità urbanistiche.

Da ben otto anni il movimento politico “Sud in Movimento” amministra la città di Grottaglie, guidato dal sindaco Ciro D’Alò. In questo lungo arco temporale, l’azione della maggioranza ha profondamente inciso sul tessuto della città, approvando provvedimenti cruciali. Tra questi spicca senza dubbio la delibera di Consiglio comunale n. 88 del 2024, avente ad oggetto il “Progetto per la realizzazione di strutture commerciali, food e opere pubbliche a cedersi, in variante urbanistica, in via Leone XIII”. Un atto formale, chiaro e inequivocabile, che ha dato il via libera politico e amministrativo a uno stravolgimento urbanistico programmato.

Oggi, di fronte all’imminente concretizzazione di quel progetto – che prevede nello specifico l’insediamento di un supermercato a marchio Conad e di un ristorante McDonald’s con annesso servizio McDrive – assistiamo a un singolare fenomeno di amnesia collettiva. Gli amministratori di ieri e di oggi improvvisamente fanno i “smemoriati di Collegno”, cercando di nascondere le proprie precise responsabilità politiche dietro un’evidente foglia di fico. Le bugie, però, hanno le gambe corte: la memoria storica dei documenti comunali inchioda la maggioranza alle proprie scelte.

LE DICHIARAZIONI E L’ANALISI DI MARIO PETRAROLI

«Ho letto attentamente il comunicato di Sud in Movimento e, sinceramente, faccio un’enorme fatica a comprenderne la logica politica. Il movimento oggi dichiara una netta, quasi ideologica, contrarietà all’insediamento di McDonald’s, ma contemporaneamente sostiene in modo acritico il Sindaco Ciro D’Alò e l’operato di tutta l’Amministrazione. Spiegano che la scelta del marchio spetta esclusivamente al privato e che il Comune non ha il potere di decidere quale specifica attività debba insediarsi in virtù della libertà d’impresa. Benissimo, ma allora qual è esattamente la vera posizione politica?

Se si condivide l’Accordo di Programma perché consente di recuperare un’area degradata di oltre 42.000 metri quadrati, di realizzare una bretella stradale attesa da decenni, un parco urbano, una tensostruttura e nuovi parcheggi pubblici, lo si dica con totale chiarezza e onestà intellettuale. Se invece si è contrari all’operazione nel suo complesso, si spieghi il perché e si propongano alternative concrete alle decisioni prese. Non si può essere contemporaneamente contrari al risultato commerciale che deriva direttamente da un’operazione urbanistica voluta dall’Amministrazione e, allo stesso tempo, sostenere senza riserve l’operato politico che quell’operazione ha reso legalmente possibile. Ai cittadini va spiegata questa evidente e macroscopica contraddizione.

Inoltre, il passaggio più sorprendente e fuori contesto riguarda la geopolitica: che cosa c’entra la Palestina con un piano urbanistico locale a Grottaglie? La tragedia del popolo palestinese e le questioni relative ai diritti umani sono temi estremamente seri che meritano rispetto e attenzione profondi. Non dovrebbero mai essere utilizzati come argomenti accessori o specchietti per le allodole per giustificare, rafforzare o mascherare una posizione ambigua su un insediamento commerciale di periferia. L’Accordo di Programma va valutato esclusivamente sulla base di questioni concrete per Grottaglie: la riqualificazione urbana, la viabilità, l’impatto ambientale, la compatibilità urbanistica e i benefici effettivi per la collettività. Tirare in ballo scenari internazionali non chiarisce nessuno di questi aspetti pratici. Se si sostiene che la scelta del brand spetti al privato, qual è la soluzione reale del movimento? Rinunciare all’intera riqualificazione? Modificare l’accordo? O accettare le opere pubbliche facendo finta che il marchio commerciale non esista?»

IL NODO DELLE CONTRADDIZIONI E I PRECEDENTI IN CONSIGLIO

Come ampiamente documentato dagli atti pubblici e sollevato dall’analisi critica di Mario Petraroli, la tesi difensiva della segreteria politica di Sud in Movimento crolla dinanzi alla cronologia degli eventi. Già nel 2024, durante le sedute consiliari dedicate alle varianti urbanistiche, l’ingegnere e consigliere comunale Ciro Gianfreda (all’epoca allineatosi sull’approvazione del progetto) annunciò pubblicamente ed esplicitamente la futura realizzazione del McDonald’s nel piano di sviluppo di Via Leone XIII. Gianfreda espresse parere e voto favorevole alla delibera n. 88/24, rivendicando la coerenza di una simile scelta per l’ampliamento e l’ammodernamento dell’offerta commerciale della città.

Quell’atto amministrativo, votato e promosso dalla sfera politica della maggioranza e dei suoi alleati d’aula, ha formalmente spalancato le porte all’iter burocratico e all’Accordo di Programma. Il progetto collegato, del resto, non ha mai fatto mistero delle sua finalità: oltre alla struttura Conad, l’insediamento del colosso del fast food con annesso McDrive è sempre stato il perno economico dell’operazione privata, stimando un impatto occupazionale di circa 100 nuovi posti di lavoro complessivi sul territorio di Grottaglie.

Dichiararsi oggi contrari «sul piano politico» al modello agroindustriale della multinazionale o, peggio ancora, utilizzare la drammatica situazione mediorientale come paravento etico, mentre con l’altra mano si rivendicano con orgoglio le importanti opere pubbliche compensative derivanti dal medesimo accordo privato (la bretella stradale attesa dagli anni ’70, la tensostruttura polifunzionale e il parco urbano), configura un cortocircuito insostenibile. Con l’ausilio della semplice trasparenza e della memoria documentale, emerge con chiarezza che non è possibile scindere l’approvazione urbanistica dagli effetti commerciali che essa produce sul territorio. La «foglia di fico» è caduta: le scelte amministrative si rivendicano per intero, senza nascondersi dietro tardivi e strumentali manifesti ideologici.

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