Tratto da BRIGANTAGGIO E SOCIETÀ SEGRETE NELLE PUGLIE (1817-1828) DAI RICORDI DEL GENERALE R. CHURCH GOVERNATORE DI TERRA DI BARI E DI TERRA D’OTRANTO COMANDANTE DELL’ ESERCITO NAPOLETANO IN SICILIA, EC. EC. FIRENZE, G. BARBÈRA, EDITORE. 1899
L’assedio della masseria di Scaserba si rivelò lungo e cruento. Un primo milite volontario, inoltratosi nel recinto, diede l’allarme richiamando le truppe dei comandanti Francia, Corsi e Bianchi, che circondarono rapidamente la fortezza rurale. Pochi uomini ben armati potevano difendere efficacemente la torre contro centinaia di assalitori, e i briganti aprirono un fuoco preciso e micidiale dalle feritoie. Durante la notte, Ciro tentò una sortita disperata nell’oscurità, ma lo scalpitio della cavalleria borbonica in arrivo lo costrinse a ripiegare sulla torre, dopo aver ucciso un volteggiatore di guardia sotto le mura. Al sorgere del sole, gli assedianti tentarono di appiccare il fuoco alle porte d’ingresso, ma vennero respinti con gravi perdite dal fuoco dei Decisi. La svolta militare si ebbe quando le truppe borboniche riuscirono a posizionare e a puntare un cannone da quattro contro il tetto della torre. I colpi d’artiglieria fecero crollare tegole e mattoni con grande fracasso, distruggendo le postazioni sopraelevate e obbligando Ciro e i suoi uomini a scendere nei magazzini più bassi della struttura, privi di ventilazione e ormai saturi di fumo