Tratto da BRIGANTAGGIO E SOCIETÀ SEGRETE NELLE PUGLIE (1817-1828) DAI RICORDI DEL GENERALE R. CHURCH GOVERNATORE DI TERRA DI BARI E DI TERRA D’OTRANTO COMANDANTE DELL’ ESERCITO NAPOLETANO IN SICILIA, EC. EC. FIRENZE, G. BARBÈRA, EDITORE. 1899
Il prolungarsi del bombardamento d’artiglieria e la totale mancanza di acqua e munizioni costrinsero infine Ciro Annichiarico alla resa incondizionata. Verso il tramonto, l’abate ricomparve in cima alla scala a pioli e accettò di consegnarsi come prigioniero di guerra nelle mani del maggiore Bianchi. Ordinato ai superstiti di abbassare il ponte levatoio, l’abate attraversò il fossato e venne immediatamente disarmato e strettamente legato dai gendarmi regi.
La perquisizione personale del capo dei Decisi portò al sequestro di importanti documenti e oggetti compromettenti. Addosso a Ciro vennero rinvenuti diversi amuleti superstiziosi, testi di canzoni francesi e un portafogli rosso contenente una cartina di veleno letale e il diploma ufficiale di capo supremo della setta dei Decisi. Nonostante la consapevolezza del patibolo che lo attendeva, l’abate non ebbe il coraggio di ricorrere al suicidio. Incatenato insieme alla sua banda, iniziò la marcia forzata verso Francavilla Fontana, mormorando con rabbia che l’infernale generale inglese era riuscito a ridurlo all’impotenza laddove molti generali europei avevano fallito.