D’ALÒ SI RIFUGIA NEL MORALISMO: SE LA PISTA CICLABILE È VUOTA E LE STRADE SONO BLOCCATE, LA COLPA NON È DELLA CATTIVA PROGETTAZIONE DEL COMUNE, MA DEI CITTADINI CHE NON USANO LE E-BIKE.
C’è un vecchio trucco nella politica locale: quando un’opera pubblica scatena la rivolta dei cittadini, si corre a firmare un nuovo comunicato stampa per distrarre l’opinione pubblica con una narrazione green. È esattamente il modus operandi che l’amministrazione di Ciro D’Alò sta mettendo in atto a Grottaglie.
Per tentare di far tacere le feroci e legittime critiche sulla contestatissima pista ciclabile di via Calò e sul caos viabilistico nella zona del McDonald’s, il sindaco e Sud in Movimento hanno tirato fuori dal cilindro la più classica delle foglie di fico: l’altisonante ripartenza del bike sharing e della velostazione comunale, affidati alla Vado Service Srls.
Peccato, però, che la realtà cittadina non si lasci ingannare dalla propaganda e che i numeri — o meglio, l’assenza totale di dati trasparenti — raccontino una storia fallimentare.
UN SERVIZIO FANTASMA GIÀ AVVIATO E MAI DECOLLATO
Nel comunicato infarcito di retorica, l’amministrazione presenta il progetto come un “ulteriore passo in avanti” in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico, offrendo persino i primi 40 minuti gratis attraverso formule promozionali come il pacchetto “Bike Accordo Comune”. Ma la verità è che questo servizio di biciclette elettriche a noleggio è già attivo da mesi nell’indifferenza più totale della cittadinanza.
Chiunque cammini per le strade di Grottaglie sa benissimo qual è la reale circostanza: le biciclette elettriche rimangono puntualmente immobili negli stalli, inutilizzate e ignorate dalla stragrande maggioranza dei residenti. L’amministrazione si guarda bene dal pubblicare i dati reali sui flussi di utilizzo o sul numero di effettivi abbonati all’applicazione mobile. Il motivo di questa opacità è evidente: rivelare che il numero di utenti reali rasenta lo zero significherebbe certificare il fallimento commerciale e logistico di una proposta scollegata dalle reali abitudini e necessità dei grottagliesi.
LA RIVOLTA DEI COMMERCIANTI DI VIA CALÒ E L’OMBRA SUI COSTI DELLA VADO SERVICE SRLS.
La pista ciclabile di via Calò, aspramente contestata da residenti e attività produttive per il drastico taglio dei parcheggi e l’impatto disastroso sulla viabilità, è diventata il simbolo di un ambientalismo ideologico e calato dall’alto. Ma dietro i cordoli gialli e le corsie deserte c’è un dramma economico che l’amministrazione si ostina a ignorare.
I negozianti di via Calò denunciano un crollo verticale del fatturato: la cancellazione dei posti auto ha azzerato la sosta veloce, allontanando i clienti e penalizzando pesantemente il carico e scarico delle merci. “Siamo stati messi in ginocchio da un’opera inutile”, si sfogano i titolari delle attività, che da mesi lamentano la totale mancanza di concertazione e l’assenza di ristori o misure compensative per i danni subiti.
.I commercianti e le opposizioni chiedono a gran voce chiarezza sui costi reali di gestione del servizio. Chi paga per il mantenimento della flotta elettrica, lo sviluppo dell’applicazione mobile, l’energia per le ricariche e i canoni di gestione della velostazione comunale? Con un utilizzo reale che rasenta lo zero, il servizio non genera entrate da tariffazione standard capaci di coprire le spese operative. L’accordo si traduce così in un costo fisso interamente sussidiato dalle casse comunali o da fondi pubblici: soldi dei contribuenti grottagliesi usati per mantenere in vita un servizio “fantasma” a beneficio dei margini operativi privati.
Domande cruciali che restano senza risposta, mentre le saracinesche rischiano di abbassarsi per sempre a causa di una viabilità paralizzata.
LA FOGLIA DI FICO PER NASCONDERE IL CAOS
L’improvvisa urgenza di promuovere il bike sharing e di invitare calorosamente i ragazzi e le famiglie a “scegliere la bicicletta” non è una mossa casuale. È un disperato tentativo di giustificare l’esistenza di infrastrutture ciclabili nate male e progettate peggio.
DI FRONTE AI DISAGI QUOTIDIANI DEGLI AUTOMOBILISTI E ALLE PROTESTE DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE, LA NARRAZIONE DI D’ALÒ SI RIFUGIA NEL MORALISMO: SE LA PISTA CICLABILE È VUOTA E LE STRADE SONO BLOCCATE, LA COLPA NON È DELLA CATTIVA PROGETTAZIONE DEL COMUNE, MA DEI CITTADINI CHE NON USANO LE E-BIKE.
IL LIMITE DEL MODUS OPERANDI: LA RETORICA AL POSTO DELLA REALTÀ
Questo episodio conferma il limite strutturale del modus operandi di Ciro D’Alò e di Sud in Movimento già emerso nelle grandi vertenze territoriali. Si preferisce la cura dell’immagine e dello slogan d’impatto — la “città a misura di cittadino”, la “riduzione delle emissioni” — alla misurazione pragmatica dei risultati.
Invitare gli studenti a usare la velostazione e le bici elettriche per andare a scuola, senza aver prima garantito una rete di percorsi realmente sicuri, integrati e digeriti dal tessuto urbano, è pura demagogia. Finché l’amministrazione utilizzerà i servizi pubblici come scudi umani per difendere le proprie scommesse urbanistiche perse, la mobilità sostenibile a Grottaglie rimarrà un lussuoso giocattolo per pochi, pagato con i disagi di molti e sulla pelle dei commercianti locali.