“Artigiano come arte: le maschere di Pietro Anti”, contenente una relazione critica curata dal professor Piero Mandrillo.

I Protagonisti
- Pietro Anti: Maestro artigiano e scultore locale, specializzato nella creazione di maschere artistiche in ceramica e terracotta.
- Prof. Piero Mandrillo: Autorevole intellettuale, saggista, giornalista e docente di lettere nato a Pulsano nel 1917 e scomparso a Taranto nel 1989. Fu una figura di spicco nel panorama culturale della provincia ionica, noto per i suoi profondi studi e per aver insegnato anche all’Università di Wellington
Il documento riporta i vecchi riferimenti della bottega artigianale, situata nel celebre Quartiere delle Ceramiche di Grottaglie:
- Indirizzo della bottega: Via Caravaggio, 4 – 74023 Grottaglie (Taranto)
- Contatto telefonico storico: (099) 662541
- Nota di stampa: L’opera grafica è stata stampata dalla storica tipografia Arte Grafica IAIA (all’epoca in Via Diaz, 34 a Grottaglie).
La Data e il Luogo dell’Evento
- Data: La mostra si è tenuta il 9 agosto 1979.
- Location: L’evento è stato ospitato presso il Residence di Riva dei Tessali (noto complesso turistico immerso nella pineta nel territorio di Castellaneta Marina, Taranto).
Gli Organizzatori e i Promotori
Il testo menziona e ringrazia esplicitamente le figure chiave che hanno reso possibile l’iniziativa:
- Camera di Commercio di Taranto: Ente organizzatore principale, allora presieduto da Paolo Sala.
- Galleria-Libreria “Incontri” di Taranto: Co-organizzatrice dell’evento, rappresentata da Gianni Tursi.
I Contenuti della Mostra e della Relazione
- Le Opere: Pietro Anti ha riprodotto in marmo, terracotta, metallo ed affreschi maschere teatrali risalenti a molti secoli fa, originariamente ispirate a reperti classici giunti a noi non sempre in originale.
- Obiettivo Formativo: L’evento mirava ad agevolare l’apprendimento dei segreti professionali e delle tecniche artigianali avanzate tra i giovani talenti jonici, puntando sullo scambio di idee anziché sui metodi rigidi e tradizionali.
- L’Intervento Critico: Il professor Piero Mandrillo ha illustrato la funzione delle maschere teatrali nei vari periodi storici, con un focus specifico sulle maschere fliaciche (legate alle antiche farse popolari e burlesche dell’Italia meridionale dorica e della Magna Grecia) e sul loro originario carattere propiziatorio.
l Paragone Contemporaneo e il Concetto di Maschera
- L’evento parallelo: Mandrillo cita lo spettacolo dell’attrice Claudia Lawrence, intitolato “Un po’ donna, un po’ clown”, per evidenziare come la maschera, il mimo e il pantomimo appartengano a un genere artistico fiorito più di 2300 anni fa proprio nel territorio jonico.
- L’universalità della maschera: L’autore, definendosi un semplice “uomo di cultura” e non uno specialista, traccia un’evoluzione universale della maschera. Essa nasce come accessorio sacro nei tempi antichissimi per poi diventare un mezzo dissacrante di metafisiche e teogonie. Questo percorso unisce idealmente:
- Il teatro greco e la commedia nuova.
- Le farse fliaciche e il teatro romano.
- La commedia dell’arte e le maschere goldoniane.
- Le maschere “nude” di Pirandello e il grottesco contemporaneo.
- L’arte rinnovata dei mimi, intesa come riscoperta del puro linguaggio del gesto.

La Figura Storica di Rintone a Taranto
Il testo si sofferma su Rintone (III secolo a.C.), poeta di nascita probabilmente siracusana ma vissuto e attivo a Taranto:
- L’Ilarotragedia: Rintone è celebrato come il creatore della fabula rhintonica o ilarotragedia, definita da un critico inglese come il “burlesque of tragedy”. Si trattava di una parodia in chiave comica e popolaresca dei grandi miti tragici.
- Le Opere: Compose 38 opere, di cui oggi conosciamo solo alcuni titoli (come Eracle, Ifigenia, Anfitrione) e nove frammenti. Ebbe tra i suoi imitatori drammaturghi antichi come Scira di Taranto, Bleso di Caprea e Sopatro di Pafo. L’esempio romano più prossimo a questo genere è l’Amphitruo di Plauto.
La Testimonianza dei Vasi e la Poesia Antica
- I Vasi Fliacici: La popolarità di queste farse tra i magnagreci è documentata dalle pitture vascolari. Il testo descrive una celebre scena comica dipinta su un vaso: Giove con una scala davanti a una finestra da cui si affaccia una donna, mentre Mercurio lo assiste reggendo una lanterna.
- L’Epitaffio di Nosside: La fama di Rintone è suggellata da un famoso epigramma della poetessa magnagreca Nosside di Locri (nella versione tradotta da I. Cazzaniga):
“Sonoramente ridi al passare lungo la mia tomba, e di una buona parola per me: io sono Rintone di Siracusa. Come usignolo delle Muse, piccolo sono: ma dai fliàci ho colto l’edera che mi spetta”.
I Pittori Vascolari e i Modelli Tragici Attici
- Assteas e la Parodia: L’autore cita il celebre ceramografo Assteas (attivo a Paestum nel IV secolo a.C.). Sia i poeti come Rintone sia i pittori vascolari si rifacevano con intento parodistico alle grandi tragedie attiche. La scena di Giove descritta nella pagina precedente viene qui ricondotta alla parodia dell’Alcmena di Euripide.
- Le Autorità Scientifiche: Questa costante parodia è documentata dagli studi di Arthur Dale Trendall (autorità mondiale della ceramica magnagreca) e dagli archeologi pugliesi Ciro Drago e Felice Gino Lo Porto.

Rintone “Poeta Doctus” e Figlio di un Vasaio
- Il Dibattito Critico: Mandrillo cita una risoluzione del filologo Marcello Gigante contro i dubbi dello studioso Crisius. Gigante afferma che Rintone era un “poeta doctus” (colto). Conosceva perfettamente i modelli attici, ma viveva immerso nel clima culturale degli artisti greco-italici del IV secolo a.C., frequentando gli atelier dei vasai.
- Le Origini Leggendarie: Secondo la tradizione, Rintone sarebbe stato figlio di un anonimo Kerameús (vasaio). Questa origine giustifica la sua profonda familiarità con l’arte figurativa, la coroplastica e la creazione delle maschere fittili.
L’Impatto sulla Commedia Latina a Roma
- L’Eredità Culturale: La farsa fliacica, la commedia di Epicarmo e l’ilarotragedia di Rintone sono i più grandi apporti della Magna Grecia al teatro di Roma.
- La Citazione di Pierre Wuilleumier: Viene richiamato l’intervento dello storico francese al Convegno di Studi sulla Magna Grecia del 1970:
“L’hilarotragédie de Rhinton, sous la forme de farsa phlyaque, a imprégné de farce la comédie latine” (L’ilarotragedia di Rintone, sotto forma di farsa fliacica, ha impregnato di farsa la commedia latina).
La Riabilitazione Critica dei Coroplasti Antichi

- Contro i Pregiudizi di Trivialità: Mandrillo si oppone alla vecchia idea che queste farse indulgessero solo nei “bassi sensi del volgo” o nell’oscenità.
- Lo Sguardo dei Grandi Studiosi: Cita l’archeologo francese Edmond Pottier, che vedeva nei coroplasti fliacici degli “osservatori penetrati” dotati di un realismo “nobile ed impregnato di poesia”. Ricorda inoltre gli studi della tedesca Charlotte Frankenstein sulle terracotte tarantine (Tarantiner Terrakotten).
La Specificità della Commedia Italo-Greca
- Mancanza di Coro: Nonostante la derivazione greca, il teatro comico in Magna Grecia e in Sicilia si differenziava notevolmente da quello di Atene. Le commedie fliaciche non prevedevano né il Komos (il corteo festoso) né il coro.
- La Definizione Corretta: Proprio per l’assenza del coro, l’autore specifica che il termine più corretto per definire queste opere è farsa. Non si trattava di commedia vera e propria nel senso classico, ma di mimi che trovarono una dignità letteraria solo a partire da Epicarmo.
L’Etimologia e il Ruolo dei “Phlyakes”

- Origine del Termine: Gli attori che interpretavano i miti trasformati in chiave burlesca erano chiamati phlyakes. Il termine deriva dalla parola fluax, che significa buffoneria, facezia o scherzo comico.
- Traduzioni Storiche: I latini traducevano questo concetto con il termine nugae (sciocchezze, bagattelle), mentre alcuni studiosi inglesi moderni lo hanno accostato al concetto di gossip (pettegolezzo, chiacchiericcio).
Il Valore della Ceramica e l’Omaggio a Pietro Anti
- La Perdita dei Testi: Dal punto di vista letterario, della produzione fliacica originale ci sono giunti purtroppo solo scarsi frammenti.
- L’Importanza dell’Archeologia Visiva: A colmare questo vuoto testuale sono le ricche testimonianze della coroplastica (le statuette in terracotta) e della pittura vascolari. Attraverso i vasi e le maschere è possibile ricostruire i temi, le trame, i personaggi e i meccanismi della parodia antica.
- Il Ruolo di Pietro Anti: In questo contesto di frammentazione storica, Mandrillo elogia l’artigiano-artista di Grottaglie. Definisce la sua opera come una “libera ed al tempo stesso pertinente invenzione” capace di restituire un’idea fedele delle antiche dramatis personae.
La Parodia e il Processo Dissacrante
- L’Evoluzione della Parodia: Il testo ricorda che il processo di dissacrazione dei miti e degli eroi non nacque dal nulla, ma era già iniziato con i grandi tragici greci, trovando poi in Aristofane il suo prosecutore organico nella parodia di filosofie, tragedie e divinità.
La Dimensione Rituale e la Metamorfosi
- L’attore “diventa” il personaggio: Nelle tradizioni più antiche, le maschere terioforme (a forma di animale) e antropoforme possedevano poteri magici. Chi le indossava non stava semplicemente “rappresentando” un ruolo, ma mutava realmente nel personaggio: l’attore era il re, la satira o lo schiavo. La maschera ne diventava il volto, la persona e la voce.
- L’aspirazione umana: La maschera risponde al bisogno profondo dell’essere umano di uscire da se stesso e diventare un altro. Questo tema della metamorfosi è un topos letterario ricorrente, rintracciabile anche in scrittori moderni come il cattolico francese Julien Green nel romanzo Si j’étais vous… (Se fossi in te).

La Maschera nel Pensiero di Nietzsche e Schopenhauer
L’autore eleva l’analisi legandola al dibattito filosofico ottocentesco e contemporaneo:
- Essere e apparenza: Il problema della maschera diventa il problema del rapporto tra ciò che si è e ciò che si mostra. Questo concetto richiama l’esperienza filologica di Friedrich Nietzsche che, influenzato da Arthur Schopenhauer, cercò di scardinare l’idea hegeliana di un’antichità classica perfetta, intesa come coincidenza ideale tra essenza e manifestazione.
- La Nascita della Tragedia: Mandrillo cita l’interpretazione del filosofo italiano Gianni Vattimo su Nietzsche. Nella Nascita della tragedia, la civiltà stessa è vista come una maschera, un “motore centrale” che si sviluppa dalle riflessioni sui Greci fino ai concetti di superuomo (oltreuomo) e volontà di potenza.
- La difesa contro la paura: Per il filosofo tedesco, il travestimento e il mascheramento vengono assunti deliberatamente per uno scopo. Nell’uomo moderno, questo espediente serve per combattere la paura e la debolezza causate dalla “malattia storica”, che ha reso l’essere umano incapace di creare vera storia.
Il Ritorno ai Fliaci e Carlo Belli
- La fine di una civiltà: In chiusura di pagina, Mandrillo ritorna all’ambito locale e magnagreco citando l’intellettuale e critico d’arte roveretano Carlo Belli (molto legato alla Puglia e alla tutela del patrimonio di Taranto). Belli, parlando del momento fliacico, mette in evidenza il legame tra le “maschere orrende” e la morte degli dei. Questo connubio genera uno “sghignazzamento” che segna simbolicamente la fine di un’intera civiltà.
Le Parodie di Euripide e l’Ispirazione Aristofanesca
- I drammi euripidei presi di mira: Rintone incentrò i suoi fliaci sulla parodia diretta dei grandi miti di Euripide. Il testo elenca i drammi specifici che vennero ridicolizzati in chiave comica: Ifigenia in Aulide, Ifigenia fra i Tauri, Medea, Oreste, Telefo e probabilmente anche l’Eracle e il Dulomeleagro.
- Il debito verso Aristofane: Mandrillo ribadisce che la primissima ispirazione per Rintone e per la farsa fliacica in generale deriva dalle commedie di Aristofane. A supporto di ciò, cita lo studioso Alfred Körte, secondo il quale l’elemento comune tra la commedia attica (Atene) e la farsa fliacica (Magna Grecia) era la Urform (forma originaria) della farsa dorica.

La Diffusione di Aristofane in Magna Grecia
- Il teatro attico a Taranto: Riprendendo gli studi di Marcello Gigante, il testo evidenzia come le scene delle commedie di Aristofane venissero regolarmente riprodotte sui vasi della Magna Grecia nel IV secolo a.C.
- Questo prova due dati storici fondamentali: il teatro di Aristofane era estremamente popolare nel sud Italia e il pubblico locale possedeva una conoscenza diretta sia dei modelli tragici originali, sia delle parodie greche in cui le scene di Euripide venivano messe in ridicolo.
La Contaminazione Linguistica e l’Allestimento Scenico
- Il linguaggio italiota: La filologia antica evidenzia nei frammenti di Rintone una ricca fusione linguistica tra i termini dialettali greco-italici (italioti) e le voci tipiche del teatro di Aristofane.
- I legami con Epicarmo: Mandrillo sottolinea i rapporti tecnici e tematici tra i fliaci e il commediografo siceliota Epicarmo. Marcello Gigante ha dimostrato che le maschere e i costumi degli attori dei dràmata di Epicarmo erano molto simili a quelli dei fliaci.
- La scena di legno: Per mettere in scena queste farse non servivano grandi teatri in pietra; come documentato dai vasi fliacici, era sufficiente un semplice palco di legno innalzato.
La “Linea di Svolgimento” e la Sintesi Critica
In chiusura di pagina, l’autore unisce tutti i tasselli storico-artistici per legittimare l’opera plastica di Pietro Anti, tracciando una linea evolutiva chiara:

- Il background: La grande tragedia greca e i suoi miti.
- Lo sviluppo letterario: I frammenti e i titoli delle farse di Rintone e dei suoi discendenti drammatici (come Scira).
- I legami e i recuperi: Le connessioni strutturali con Epicarmo e i continui ritorni ai moduli paratragici di Aristofane.
Dalle Maschere Fliaciche alla Commedia dell’Arte
- Gli antenati delle maschere romane: Mandrillo evidenzia come i personaggi fissi dei vasi fliacici (tra cui spiccano Ercole, Meleagro, Apollo ed Era) siano i diretti antenati delle maschere della successiva fabula atellana romana.
- Le corrispondenze: Le fisse tipizzazioni fliaciche hanno dato origine a caratteri comici romani ben precisi come Maccus (lo sciocco goloso), Dossenus (il gobbo astuto), Bucco (il ciarlatano dalle grandi guance) e Pappos (il vecchio rimbambito). Questa estrema caratterizzazione ha permesso a questi tipi comici di sopravvivere nei secoli, fino a essere rivivificati nella moderna Commedia dell’Arte.
L’Umanizzazione Ridicola degli Dei e degli Eroi
- La derisione delle forme: L’obiettivo dei fliacografi non era distruggere il mito in sé, ma deridere il modo solenne in cui i tragici lo avevano rappresentato.
- Dei deboli e libertini: L’antropomorfismo serviva a mostrare le grandi divinità come esseri fragili, deboli e libertini: Giove viene parodiato nonostante i suoi attributi di potenza ed Ercole viene ridicolizzato nonostante le sue dodici fatiche.
- La svalutazione dell’eroe: Nemmeno l’umanissima figura di Antigone si salva. Nella versione fliacica, il personaggio di Sofocle perde ogni dignità: quando gli viene tolta la maschera davanti al re Creonte, si rivela grottescamente essere solo un uomo barbuto e calvo.
La Parodia dei Poemi Epici (Il ciclo Troiano e Odisseo)
- Ulisse e il tonno: Oltre alla tragedia, la farsa colpisce l’epica. Viene preso di mira il ciclo troiano e la figura di Ulisse alla corte dei Feaci da Alcinoo.
- La parodia del mito di Taranto: L’autore descrive una scena dipinta su un vaso fliacico ormai perduto: un uomo raffigurato a cavallo di un tonno. Si trattava della parodia del mito del poeta Arione salvato dal delfino o, più probabilmente, della caricatura di Taras (il mitico fondatore di Taranto, tradizionalmente rappresentato a cavallo di un delfino).
Lo Storico Aneddoto: Meglio il Teatro che la Guerra
Mandrillo chiude la pagina spiegando la clamorosa fortuna della farsa a Taranto, citando gli storici antichi Cassio Dione e Dionisio di Alicarnasso:
- Pirro e i teatri chiusi: Il teatro era così amato e popolare che il re Pirro d’Epiro, giunto in soccorso della città, dovette far chiudere i teatri per costringere i cittadini a arruolarsi come soldati.
- L’invasione romana del 282 a.C.: Quando la flotta romana entrò nel porto di Taranto rompendo i patti (siamo proprio all’epoca di Rintone), la popolazione tarantina si rifiutò di andare a combattere e di difendere la città perché si trovava in massa a teatro, intenta a divertirsi straordinariamente assistendo a una farsa fliacica. Questo episodio storico spiega perfettamente la successiva definizione oraziana di Taranto come città “molle e imbellis” che abbiamo letto all’inizio di pagina 8.
Taranto nel Mondo Antico
- La Parigi del mondo antico: Mandrillo richiama la celebre definizione dello storico Ettore Pais per descrivere la Taranto magnagreca come un centro di assoluto splendore culturale, mondanità e vivacità artistica.
- La rilettura di Orazio: Viene citata l’espressione oraziana “molle, imbelle Tarentum”, a cui lo storico Egidio Baffi seppe dare una connotazione positiva, legata alla propensione tarantina per le arti, la serenità e il rifiuto della guerra.
La Funzione Sociale del Teatro Fliacico
- Oltre l’intrattenimento: Questo genere teatrale non era mero spettacolo, ma una rassegna realistica di luoghi comuni. Rappresentava una “vendetta allegra” contro le gerarchie e l’ordine imposto dall’alto.
- Umanizzazione del Divino: Attraverso la commedia, si attuava una cordiale e ridicola assimilazione degli dei agli uomini. I vizi e i difetti umani venivano proiettati sulle divinità per riflettere sul costume e sull’esistenza in chiave di comico quotidiano.
Il Riconoscimento Internazionale di Pietro Anti
- La ricerca al Metropolitan Museum: Il testo svela un dettaglio fondamentale sul percorso di studi dell’artigiano di Grottaglie. Per realizzare le sue maschere, Pietro Anti ha condotto una lunga e fruttuosa indagine filologica, studiando i reperti e i vasi magnagreci conservati al Metropolitan Museum di New York (MET), una ricerca ufficialmente riconosciuta e agevolata dai dirigenti del museo americano.
Il Legame tra Fliaci, Filosofia e Pitagorismo
- Il dibattito sulla gnome (sentenza morale): Mandrillo discute l’ipotesi dello studioso Meinecke a proposito del drammaturgo Scira di Taranto e riporta i dubbi di Marcello Gigante sulla presenza di massime morali nei fliacografi.
- Rintone filosofo?: Viene citato lo scrittore bizantino Giovanni Lido, secondo cui Rintone e Scira (definiti maestri pitagorici) trasmisero insegnamenti non lievi nella Magna Grecia. In una glossa esichiana, lo stesso Rintone viene definito Tarantìnos filòsofos. Mandrillo ricorda che Taranto era, dopotutto, la terra dei grandi filosofi Archita e Aristosseno.
- La satira filosofica: Nonostante queste tesi morali, Mandrillo ritiene molto più probabile che i fliacografi prendessero di mira la filosofia con ironia e satira, proprio come faceva Aristofane nelle Nuvole o Epicarmo in una commedia in cui un debitore usa la teoria del divenire di Eraclito (panta rhei) come scusa per non pagare il creditore, sostenendo di non essere più la stessa persona di prima.
Il Finale della Farsa del Debitore (Epicarmo)
In apertura di pagina, Mandrillo svela la conclusione comica dell’aneddoto sul debitore e la filosofia di Eraclito:
- Il creditore, stanco dei sofismi filosofici, reagisce dando al debitore un sacco di legnate.
- Quando il creditore viene citato in giudizio per l’aggressione, si difende usando lo stesso identico argomento: sostiene che chi ha bastonato il debitore il giorno prima non è in prigione perché ora è un’altra persona, dato che nell’universo tutto scorre (panta rei).
- Viene menzionato anche il drammaturgo Sopatro, il quale nel suo frammento più lungo parodiava in modo simile la dottrina stoica, avvicinandosi stilisticamente a Rintone e Scira.
Lo Studio di Webster sui Temi Parodiati
L’autore cita un importante studio del filologo T.B.L. Webster pubblicato nelle Wiener Studien del 1956, che cataloga i temi delle maschere nei vasi fliacici:
- Parodie di miti tragici: Antigone, il ratto di Aiace da parte di Cassandra, Edipo e la Sfinge, il ritorno di Briseide, l’incontro di Achille (qui indicato come Acleo) e Saffo.
- Temi della vita quotidiana: Scene di feste con crapuloni, il gioco dell’altalena, il fattore che fa i conti con la padrona, il parassita inseguito, la moglie che rimprovera il marito, le donne a colloquio, e il servo che si rifugia presso l’altare. Questa varietà conferma la tesi di Marcello Gigante sull’esistenza di fliùakes indigeni e popolari (suonatori di flauto, ladri di frutta o focacce, portatori di torcia).
Il Cratere Apulo e l’Eredità di Karl Marx
Mandrillo chiude la sua “chiacchierata” analizzando un pezzo d’archeologia visiva straordinario, un cratere apulo che fa da perfetto parallelo alle maschere di Pietro Anti:
- La parodia di Priamo: Il vaso mostra la parodia dell’uccisione del vecchio re Priamo per mano di Neottolemo. La tragicità del mito viene deformata: la testa del re ha un’acconciatura orientaleggiante e la bocca è storta in una smorfia che esprime fastidio per la sua stessa lunghissima oratio ante mortem (il discorso prima di morire), mentre il fliace Neottolemo è raffigurato imbottito e megalofallico per fare ironia.
- La citazione filosofica: Per spiegare questa transizione dal tragico al comico, Mandrillo cita una delle frasi più celebri di Karl Marx (tratta dal 18 Brumaio di Luigi Bonaparte):
“La storia è profonda e percorre molte fasi, quando porta alla tomba un’antica figura. L’ultima fase di una figura della storia universale è la sua commedia.”
- Il destino degli Dei: L’autore conclude ricordando che gli dei della Grecia, dopo essere stati feriti a morte nella tragedia (come nel Prometeo incatenato di Eschilo), dovettero morire una seconda volta, ma comicamente, nei Dialoghi dello scrittore greco Luciano di Samosata (indicato nel testo come Luicano). Questo processo avviene perché “l’umanità si separi serenamente dal suo passato”.
Le Citazioni Illustri
- Marcello Gigante (il Gigante): Illustre filologo classico e papirologo italiano. Mandrillo ne richiama il pensiero per spiegare che i fliaci vascolari rappresentano una fase storica matura e disincantata. In questa visione, i personaggi del mito (come Eracle e Odisseo) vengono liberati da vincoli religiosi e morali sotto l’egida di Dioniso, vivendo una “vita espressivamente deformata” e caricaturale, intesa come pura espressione di gioia e serenità.
- Giovanni Becatti (il Becatti): Celebre archeologo e storico dell’arte antica. Mandrillo cita la sua tesi secondo cui la caricatura presuppone una cultura matura, capace di indagare i problemi dell’anima e della società. Le maschere nascono così dalla forzatura comica di tratti fisici e morali osservati nella vita quotidiana.
Il Giudizio Critico su Pietro Anti
Mandrillo chiude il cerchio interpretativo collegando la grande storia dell’archeologia alla contemporaneità della bottega grottagliese:
- Il campionario caricaturale della farsa italiota, rintonica o fliacica si ritrova perfettamente nella “libera ricreazione” di Pietro Anti.
- L’artigiano-artista viene celebrato per la sua capacità di padroneggiare sia la parodia del mito sia le scene di vita quotidiana, utilizzando un linguaggio realistico ed espressionista.