ari il greco

di Michele D’Alo’

Le splendide vittorie greche(in massima parte ateniesi) di Maratona (490 a.C.), Salamina (480 a.C.) e Platea (479 a.C.) contro la Persia di Dario prima e Serse poi, portarono al potere il partito democratico di Pericle.

Atene divenne cosi’ il centro morale dell’Ellade, paladina dei movimenti democratici di tutto il mondo greco, contrapponendosi idealmente e politicamente agli ideali statici e conservatori propugnati dalla sua grande avversaria Sparta.

Atene, con Pericle, volle, così, imporre, in quel periodo, la supremazia della propria città sul resto della Grecia.

Scoppiava, così, la lunga e sfibrante guerra del Peloponneso(431 a.C.-404 a.C.) tra Atene e Sparta, quest’ultima alleata con Tebe.

Intanto, a Sparta, dall’unione di una giovane coppia, lui valoroso eroe spartano, lei una splendida fanciulla greca, nasceva un bambino bellissimo dagli occhi neri, frutto di un amore grande.

Ahimè, il bambino venuto al mondo era deforme.

La legge di Sparta era impietosa nei confronti dei disabili: il bambino doveva essere portato e abbandonato sul monte Taigeto e quindi soccombere alle intemperie ed alle fiere.

Nella disperazione più assoluta, tra il pianto straziante della mamma e il dolore immenso del papà, il corpicino del piccino, avvolto in calde coperte di lana, veniva portato e abbandonato sul monte Taigeto ed adagiato sotto un grande ed ombroso albero di quercia quasi a ripararlo dalle intemperie. E, ancor prima di allontanarsi dalla piccola creatura, il papà provvedeva ad infilare al polso del bambino un braccialetto d’oro, quale segno di riconoscimento, nella speranza che un domani…..

Intanto, i continui ed interrotti pianti del piccolo attiravano l’attenzione di un pastorello nomade intento lì, nelle immediate vicinanze, a pascolare le greggi.

Il trovatello veniva, così, condotto amorevolmente nella casa del pastorello nella cui famiglia esplodeva una gioia infinita alla vista di quella piccola e indifesa creatura. Il pastorello aveva avuto finalmente in dono un fratellino col quale poter giocare essendo egli stesso figlio unico.

Al piccolo trovatello veniva dato il nome di “ Ari “.

Ari cresceva in buona salute, era intelligente, amava lo studio.

Fattosi grande, non potendo più restare coi genitori adottivi, i quali gli hanno rivelato le sue origini spartane e donde proveniva, non prima di aver ricevuto la loro benedizione ed una cospicua somma di denaro necessario per gli studi, Ari partiva per Atene dove iniziava a frequentare la grande scuola filosofica dell’Accademia.

E, intanto, la lunga guerra del Peloponneso mieteva vittime da ambo le parti: Ateniesi da una parte, Spartani e Tebani dall’altra, alternando per Atene successi e disfatte.

Nel corso di una ennesima sanguinosa battaglia, favorevole per Atene, Sparta subìva numerose perdite: ai morti veniva data onorata sepoltura; gli irriducibili venivano passati per le armi; gli altri, invece, potevano sperare di servire come merce di scambio con i prigionieri ateniesi tenuti da Sparta nelle patrie galere.

Ari, ormai, era ateniese a tutti gli effetti: era considerato un personaggio importante in quella città. Sovraintendeva, altresì, a una Commissione che giudicava i prigionieri di guerra.

E, proprio tra questi prigionieri spartani, nel corso di un interrogatorio, Ari incontrava il proprio genitore che riconosceva il proprio figlio dal braccialetto d’oro che lo stesso Ari non aveva mai tolto dal polso.

Dopo un dialogo appassionato e commovente intercorso tra padre e figlio, i due si riconciliavano in un tenero abbraccio tra un dolcissimo e infinito pianto.

Ari, il figlio disabile, aveva perdonato il proprio genitore, eroe di Sparta. Ari aveva il potere di concedere la grazia al suo papà. E così fu.

Quest’ultimo s’impegnava per una fattiva ed immediata riconciliazione fra le due città/stato greche stressate dalla lunga e sanguinosa guerra fratricida.

Ari, che Sparta aveva gettato via perché disabile, diventava ad Atene un costruttore di pace.

Grottaglie 07/12/2015                                

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