church e papa giru

Tratto da BRIGANTAGGIO E SOCIETÀ SEGRETE NELLE PUGLIE (1817-1828) DAI RICORDI DEL GENERALE R. CHURCH GOVERNATORE DI TERRA DI BARI E DI TERRA D’OTRANTO COMANDANTE DELL’ ESERCITO NAPOLETANO IN SICILIA, EC. EC. FIRENZE, G. BARBÈRA, EDITORE. 1899

Durante il soggiorno leccese, il generale Richard Church visse una delle esperienze più singolari e tese della sua intera campagna pugliese. Un pomeriggio, mentre si trovava nei suoi appartamenti privati intento a esaminare i rapporti militari, sentì bussare alla porta. Un aiutante di campo annunciò che un maggiore della milizia locale chiedeva con la massima urgenza un’udienza riservata e personale con Sua Eccellenza. Nonostante i continui avvertimenti dei collaboratori, che temevano la presenza di un pugnale sotto i lunghi mantelli dei visitatori, Church ordinò di farlo entrare.

L’ospite si rivelò essere il maggiore Vitali, un ufficiale borbonico della piazza di Ceglie, il quale avanzò con aria irrequieta, imbarazzata e tenendo lo sguardo basso. Interrogato duramente sui motivi di tanta segretezza, Vitali iniziò a esporre con voce esitante una vera e propria ambasciata da parte dell’abate Ciro Annichiarico. L’ufficiale infedele cercò di tessere le lodi del capo dei Decisi, definendolo «un brav’uomo, ricco, potente e molto amato nel distretto di Taranto», e suggerendo al generale che sarebbe stato saggio e proficuo stringere un patto di amicizia e di mutua tolleranza con lui.

Church ascoltò in silenzio, accumulando sdegno, mentre Vitali liquidava i saccheggi e gli spari contro l’esercito come “pure calunnie” o “pazzia”. La corda tesa si spezzò definitivamente quando il generale domandò conto dell’orrendo massacro della giovane principessa di Martano e il maggiore rispose freddamente che si trattava di una bugia dei giornali. Dinanzi a tanta sfrontatezza, Church balzò in piedi con gli occhi lampeggianti: afferrò il Vitali per l’osso del collo, spalancò la porta delle stanze e, con un ben misurato e vigoroso spintone militare, lo fece rotolare lungo la galleria esterna, davanti agli occhi sbalorditi degli ufficiali dello stato maggiore e dei nobili del paese. L’infelice messaggero del delitto fu immediatamente arrestato e condotto sotto stretta scorta nelle prigioni del castello di Lecce.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *