e

PREMESSA E DOVERE ISTITUZIONALE

L’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Taranto (OAPPC) esprime la propria preoccupazione per gli ultimi atti amministrativi e, in particolare, per quanta contenuto nella Determina Dirigenziale n. 622 del 23/01/2026, che sembra delineare uno scenario di profonda trasformazione operativa per la Città Vecchia di Taranto. Essa sembra segnare ii passaggio da un modello di pianificazione pubblica e scientifica di tutela, presidia e conservazione, affermato con ii Piano di Risanamento e Restauro Conservativo dell’ arch. Franco Blandino, a un modello basato su 11una nuova visione strategica de/la Citto Vecchia che non corrisponde solo al restauro e al risanamento conservativo, che comunque prescinde do/le nuove eventuali funzioni insediabili”.

Un Piano, quello redatto dall’arch. Blandino, che occorre ricordare, rappresenta un progetto anticipatore della legislazione nazionale (Legge n. 457/78), che ha ricevuto ii plauso dell’Europa e che oggi rischia di essere archiviato come un cimelio burocratico, anziche come una bussola operativa. Esprimiamo altresì la nostra contrarietà alla recente volontà, manifestata dall’Amministrazione Comunale, di destinare aree della Città Vecchia caratterizzate da crolli e da degrado edilizio alla realizzazione di nuovi parcheggi.

Tale proposta, avanzata con l’obiettivo di rispondere alle esigenze di sosta veicolare nel centro cittadino, appare in evidente contrasto non solo con i principi di tutela e conservazione del patrimonio storico e urbanistico, ma anche con gli strumenti di pianificazione vigenti e con una visione contemporanea di mobilita sostenibile, indispensabile per un centro storico di eccezionale valore.

II dovere istituzionale dell’Ordine impone una costante vigilanza sulla qualità delle trasformazioni urbane, affinché ogni intervento risulti coerente con la storia, l’identità e la pianificazione del territorio. La Citta Vecchia di Taranto costituisce un organismo urbane complesso, fragile e di inestimabile valore, che richiede un approccio fondato su rigorosi criteri di restauro, risanamento e rigenerazione urbana.

L’INTRODUZIONE

La Citta Vecchia di Taranto versa attualmente in una condizione segnata da un diffuse state di abbandono e degrado dell’ambiente fisico, accompagnato da un pervasive e significativo livello di disagio sociale. Nonostante gli interventi di risanamento realizzati nel tempo dalla “mano pubblica” e alcune sporadiche iniziative private, le attività di recupero risultano ancora !imitate, frammentarie e prive di una cornice organica di rigenerazione complessiva.

Alla luce dei diversi livelli di degrado riscontrabili, la valorizzazione del Centro Storico richiede con urgenza l’elaborazione di una strategia generale improntata ai principi della “Conservazione integrata” dell’intero tessuto urbane. Tale approccio, ampiamente riconosciuto e promosso da autorevoli organismi internazionali quali UNESCO, Consiglio d’Europa e ICOMOS, pone l’accento sull’unita e sull’identità della città storica intesa come organismo unitario portatore di “valore urbano”, spesso esposto a condizioni di rischio.

L’isola, infatti, continua a essere interessata da un elevate livello di degrado sociale e da un diffuse stato di abbandono e deterioramento dell’ambiente costruito che, se non arrestato tempestivamente, rischia di lasciare soltanto una memoria del nucleo originario della citta, compromessa da un vero e proprio “terremoto dell’abbandono”.

E’ necessario riaffermare la visione della Citta Vecchia di Taranto come “risorsa pubblica strategica”,

da preservare e restaurare attraverso una visione globale di tutti i suoi valori storico, urbanistici e socio-culturali alla quale affiancare azioni sinergiche, a partire dal basso, innescando un principio virtuoso che guardi anche al rilancio economico, culturale e all’inclusione sociale.

L’esigenza di una visione integrata ed intersettoriale delle politiche di rilancio rende prioritario governare ii “sistema Citta Vecchia” su più fronti, occupandosi sia della gestione delle emergenze e della sicurezza, sia della Programmazione del recupero fisico e strutturale e della rigenerazione urbana, oltre che del recupero sociale, culturale ed economico.

Obiettivo Primario, sarà impostare un percorso programmatico che delinei, in modo precise, tempi e

modalità da seguire per giungere ad un Programma Strategico di medio-lungo periodo per la rigenerazione urbana del Centro Storico. Fondamentale nell’attuazione di tale programma di rilancio,

e ii ruolo della “Governance del patrimonio storico” nel processo di trasformazione urbana, con la

costituzione di un’Unita Speciale, ossia un ufficio specifico con professionalità adeguate che abbia

titolarità di gestione e flessibilità operativa (così come e stato fatto in passato dal Comune di Taranto con l’istituzione dell’Ufficio di Risanamento Città Vecchia di Taranto, con competenze qualificate che

operava nell’ambito del Restauro e della Conservazione, e cos) come e stato fatto dal Comune di

Matera per ii recupero dei Sassi), al fine di affrontare la riqualificazione partendo dal presupposto che la Citta Vecchia rappresenta un bene economico ed e necessario provvedere alla sua

conservazione, organizzare e dirigere una politica di sviluppo economico in grado di riconferire ad

essa un ruolo funzionale e centrale con lo sviluppo della citta e del territorio circostante. La valorizzazione e, infatti, soprattutto un progetto culturale ed e necessario un recupero fisico del tessuto edilizio per promuovere un altrettanto profondo recupero delle relazioni e del tessuto

sociale.

PIANIFICAZIONE E RIGENERAZIONE

La recente produzione di atti amministrativi in materia di rigenerazione urbana della Citta Vecchia di Taranto delinea una strategia articolata che opera su più livelli – pianificazione attuativa, partenariato pubblico-privato e gestione finanziaria – con l’obiettivo dichiarato di superare la rigidità della logica a comparti del Piano Blandino, ritenuta responsabile delle difficolta attuative dovute alla frammentazione proprietaria, e di promuovere una rigenerazione capace di integrare nuove funzioni oltre ii mero restauro conservative.

Tale impostazione segna un passaggio da una visione unitaria e scientifica del restauro, che considerava l’isola come un organismo architettonico indivisibile e fondava la propria azione sulla non-disgiunzione tra recupero fisico e sociale, ad un approccio differenziato e selettivo con ii quale sembra ritornare la logica della conservazione per punti, dimenticando la definizione di “paesaggio storico” così come esplicato nella Parte Ill del Decreto Legislative 22 gennaio 2004, n. 42 “Cadice dei beni culturali e del paesaggio” che ne prescrive la “valorizzazione nel rispetto delle esigenze di tutela”. Seda un lato ii ricorso al PPP e alle società di progetto appare come una risposta pragmatica alla scarsità di risorse pubbliche e alla necessita di evitare la frammentazione degli interventi, dall’altro, se non ancorato a principi di “tutela e valorizzazione” potrebbe esporre ii patrimonio

storico a una logica di mercato.

II rischio, nel caso in cui la logica di mercato prenda ii sopravvento, e  quello di subordinare la conservazione dell’autenticità materiale ed estetica degli edifici alla loro efficienza funzionale ed

economica, producendo interventi parziali o “isole di rigenerazione” scollegate dal contesto urbane e sociale complessivo. In questo quadro emergono criticità rilevanti, quali ii pericolo di una gentrificazione programmata, la riduzione del restauro a un’operazione prevalentemente estetica – come nel caso di un utilizzo anticipate del Piano del Colore rispetto al necessario consolidamento strutturale –  e l’adozione di soluzioni tecnologiche incompatibili con le murature storiche. Ne deriva

l’esigenza di riaffermare la Città Vecchia come palinsesto architettonico stratificato, da tutelare attraverso un restauro filologico che rifiuti ii false storico, preservi la materia autentica e garantisca la permanenza del tessuto sociale autoctono, interpretando ii partenariato pubblico-privato non come deroga ai principi del Restauro Scientifico, ma come strumento finanziario subordinate a una visione culturale, condivisa e di rilevanza nazionale e internazionale.

LA MOBILITA URBANA

La città, le sue infrastrutture, i servizi resi e da rendere, seppure in continue divenire sotto la spinta dell’innovazione tecnologica e organizzativa, non possono che continuare a essere pensati come un sistema urbano capace di intercettare e dare risposta ai bisogni degli individui che la abitano e/o

la usano.

Nelle specifico, e noto che Taranto si sia dotata di un Piano Urbano della Mobilita Sostenibile (PUMS)

e che siano in corso di realizzazione le due linee di BRT che, come gia avvenuto in altre citta italiane

e non solo, modificheranno profondamente l’idea di mobilita; e pertanto verosimile affermare che, nel medio e lungo termine, la mobilita urbana potrà essere garantita e soddisfatta con un ricorso

sempre minore all’automobile ea quanta ad essa connesso.

Atteso, dunque, che ii sistema della mobilita urbana e in continua e rapida trasformazione, non

possiamo e non dobbiamo tuttavia sottrarci al presente, consapevoli che nel breve e nel media termine e comunque necessario tener canto di un modello urbano in grado di intercettare e dare

risposta alla condizione esistenziale del tempo in cui vive. Tale consapevolezza vale anche, se non soprattutto, per ii nostro centro storico, stante la necessita di riportare nuovi cittadini ad abitarlo oltre che a usarlo, obiettivo questo da intendersi quale precondizione per ii completamento del ciclo rigenerativo e riappropriazione della nostra Isola.

In particolare, allo stato attuale, sarebbe opportune quantificare ii fabbisogno di parcheggi a partire dalla domanda espressa dagli abitanti insediati e da insediare.

“PARCHEGGI NELL’LSOLA TRA I PALAZZI CROLLATI” – CRITICITA

  1. Contrasto con le linee guida di intervento nei centri storici

Le linee guida affermatesi a partire dagli anni Settanta, anche grazie alla legge n. 457/1978 sul recupero urbane e ai principi del restauro conservativo, stabiliscono che gli interventi nei centri storici

debbano:

  • Mantenere la continuità morfologica: ii centro storico e un organismo complesso in cui ogni

vuoto (piazze, corti, vicoli) assume un valore pari a quello del pieno edificato. L’inserimento di parcheggi compromette la trama edilizia, interrompe la continuità visiva e altera la percezione dello spazio urbano storico.

  • Privilegiare la funzione abitativa: gli interventi devono favorire ii ritorno della popolazione residente, perseguendo obiettivi di risanamento sociale oltre che edilizio. I parcheggi, al contrario, attraggono traffico esterno, saturano lo spazio vitale e peggiorano la qualita dell’abitare.
    • Conservazione versus sostituzione: la sostituzione di edifici crollati con parcheggi, a raso o

mediante strutture leggere, rappresenta una forma di “tabula rasa” mascherata. Si perde l’opportunità di ricostruire o ricomporre ii tessuto edilizio, anche attraverso ricostruzioni filologiche o reinterpretazioni rispettose dell’impronta originaria, cristallizzando la ferita urbana.

2.  lmpatto negativo sull’ambiente urbano e sociale

  • Generazione di traffico indotto: l’aumento dell’offerta di sosta in un’area fragile come la Citta Vecchia non riduce ii traffico, ma lo incrementa, incentivando l’uso dell’auto privata e vanificando le politiche di pedonalizzazione e mobilita sostenibile. L’accessibilità deve essere garantita attraverso parcheggi periferici e sistemi di trasporto di collegamento efficienti.
    • Decadenza qualitativa dello spazio pubblico: i parcheggi, in particolare quelli a raso, generano spazi residuali e insicuri, trasformando aree urbane in superfici anonime e sottraendo spazio a funzioni sociali, culturali e residenziali.

3.  Evidenza della mancanza di una visione di lungo periodo

L’operazione appare come una risposta emergenziale e di breve respiro alle pressioni del traffico, piuttosto che come parte di una strategia organica di rigenerazione urbana, infatti, manca un piano comunale dei parcheggi.

4.  Contrasto con la Carta di Venezia (1964) e le Linee Guida ICOMOS/UNESCO

Le linee guida internazionali e nazionali per ii restauro e ii recupero dei centri storici sono ancora piu stringenti oggi:

  • Autenticità e integrità del Sito: Un centro storico (come un potenziale sito UNESCO) deve mantenere la sua integrità fisica e funzionale. La creazione di parcheggi distrugge la trama

muraria originaria e altera la percezione del paesaggio urbane storico.

  • Non Sostituibilità del Tessuto Storico: Gli spazi vuoti creati da crolli e demolizioni non devono essere interpretati come aree di servizio, ma come ferite da sanare che richiedono la ricomposizione del tessuto edilizio (anche con nuove volumetrie che rispettino l’assetto preesistente) o, al limite, la creazione di piazze pubbliche di alto valore aggregative, non di deposito per auto.
    • Priorità alla Funzione Residenziale e Culturale: I moderni piani di recupere  (es. Piano

Strategico, PUG) mirano a de-funzionalizzare i centri storici dall’auto a favore del pedone e del residente. II parcheggio interno e un servizio per l’esterno, non per l’abitare storico.

5.  impatto sulla Sostenibilità Urbana e la Qualità della Vita

Oggi, ogni intervento urbanistico deve affrontare le sfide del cambiamento climatico e della qualita della vita:

  • inquinamento e Microclima: Un parcheggio a raso o una struttura multipiano aumentano la superficie impermeabile e asfaltata, contribuendo all’effetto isola di calore e peggiorando ii deflusso delle acque piovane. In un centre storico densamente costruito, !’aria e l’ambiente sonore sono già compromessi, e l’attrazione di ulteriore traffico veicolare peggiora drasticamente l’inquinamento acustico e atmosferico.
    • Mancanza di Visione integrata sulla Mobilita: Un piano di mobilita moderno e sostenibile (necessario a Taranto) prevede che i grandi parcheggi di interscambio debbano essere periferici (!’area di Porta Napoli rappresenta la soluzione più logica, immediatamente attuabile e strutturalmente più sicura, con parcheggi a raso su aree già dedicate o facilmente convertibili come le aree dismesse da RFI, parcheggi esistenti realizzati nel rione Croce dal Comune di Taranto, da completare e ottimizzare, ovvero come l’ex Stazione Torpediniere nel Bargo, offrendo un’ampia disponibilità di posti auto con particolare riferimento alla domanda

di sosta degli utenti esterni) e collegati al centre storico da navette ecologiche, percorsi ciclabili/pedonali e ascensori urbani. inserire ii parcheggio nel cuore della Citta Vecchia e un

fallimento del concetto di intermodalità.

  • Conflitto con la Rigenerazione Sociale: La Citta Vecchia di Taranto ha bisogno di ritrovare la sua identità sociale e la sua sicurezza. I parcheggi sono luoghi di transito, spesso non presidiati, che non contribuiscono alla “vitalità di strada” (street life) e possono diventare aree problematiche o di degrado in orari serali, ostacolando la ripopolazione e la rivitalizzazione delle attività commerciali di vicinato.

6.  Contrasto con la Logica Economica e di Sviluppo

  • Opportunità Mancata: Utilizzare gli spazi vuoti per i parcheggi significa rinunciare a progetti di alto valore aggiunto che potrebbero beneficiare la comunità, come:
    • Giardini e Corti Urbane: Spazi verdi per mitigare l’effetto isola di calore e migliorare l’estetica.
    • Housing Sociale o Residenziale di Qualità: Necessario per la ripopolazione.
    • Contenitori Culturali Minari: Spazi espositivi, laboratori artigianali, o centri di interpretazione della storia del luogo.

7.  Contrasto con gli Strumenti di Pianificazione Vigenti

La decisione di realizzare parcheggi in Città Vecchia, in particolare su aree derivanti da crolli, configura una incoerenza e violazione delle previsioni urbanistiche e di mobilita sostenibile già approvate e in vigore:

  1. Piano Particolareggiato di Risanamento della Citta Vecchia di Taranto.

Esistono strumenti specifici, storici e recenti, che disciplinano gli interventi sul Centro Storico (come ii Piano di Risanamento e Restauro Conservative dell’architetto Blandino del 1971 ed altri strumenti di pianificazione che riconoscono la necessita di conservazione del tessuto edilizio storico della Città Vecchia di Taranto). Tali Piani, nel definire le strategie di recupero:

  • Non prevedono la creazione di nuove aree di sosta veicolare all’interno del tessuto edilizio storico, specialmente mediante la demolizione o la non-ricostruzione di volumi preesistenti.
    • Mirano al risanamento e alla ricucitura urbana attraverso ii recupero o la ricostruzione filologica degli edifici crollati, o la valorizzazione dei vuoti urbani con funzioni compatibili con la vita del quartiere (spazi pubblici, verde attrezzato, percorsi pedonali).
    • La  destinazione  delle  aree  di  crollo  a  parcheggio  costituisce  uno  “sventramento”

anacronistico, alterando in modo permanente la maglia edilizia e l’identità urbana dell’isola, a favore di una funzione transitoria e deturpante qual e la sosta auto.

  • B. Piano Urbano della Mobilita Sostenibile (PUMS)

II PUMS del Comune di Taranto e un documento strategico che, per sua natura, indirizza le politiche

di trasporto verso obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Un Piano di Mobilita Sostenibile, per definizione, promuove:

  • II trasporto pubblico e ii trasporto non motorizzato (pedonalità e ciclabilità) come priorità.
  • La creazione di parcheggi di interscambio esterni o in zone limitrofe, per “filtrare” ii traffico veicolare in ingresso alle aree storiche.
  • La pedonalizzazione e la limitazione del traffico all’interno dei Centri Storici. La proposta di aumentare i posti auto in Citta Vecchia e una scelta anti-PUMS e un passo indietro rispetto alla visione di una Taranto più vivibile e moderna, vanificando gli sforzi di pianificazione pluriennale.

In questo case tale strumento, alla luce delle nuove esigenze, andrebbe aggiornato per rispondere in mode coerente alle trasformazioni urbane e funzionali in atto.

8.  Rischio idrogeologico e di incolumità Pubblica

La realizzazione di parcheggi nelle zone di crollo none solo un errore urbanistico, ma una potenziale fonte di rischio:

  • Fragilità Strutturale: Le aree interessate dai crolli sono spesso ii risultato di una profonda fragilità geologica e strutturale dell’isola, aggravata dalla presenza di cavita e ipogei. II rischio idrogeologico e

elevate.

  • incolumità: L’uso di queste aree, non bonificate e non ricostruite con criteri antisismici e geologici, come aree di sosta veicolare o, peggio, come base per nuove strutture, non garantisce l’incolumità pubblica a lunge termine e potrebbe aggravare i fenomeni di dissesto.
    • Dispersione di Risorse: investire risorse nei parcheggi di aree a rischio sottrae fondi essenziali al consolidamento strutturale, al risanamento e al recupero edilizio degli immobili circostanti, l’unico vero intervento che puo garantire la sicurezza e ii future della Citta Vecchia.

POSSIBILI PROPOSTE: II MODELLO DELLA SOSTA REVERSIBILE

Nel dibattito contemporaneo sulla salvaguardia della Citta Vecchia di Taranto si confrontano visioni profondamente diverse circa ii rapporto tra tutela del patrimonio storico-archeologico e necessita di dotazioni urbane moderne. In questo contesto emergono proposte tecniche che mirano a reinterpretare ii Centro storico come una sorta di “citta intel/igente”, attraverso l’introduzione di “protesi urbane” tecnologiche ad alto contenuto funzionale. Tali proposte muovono dall’assunto che la carenza di infrastrutture e di servizi primari rappresenti una delle principali cause dell’abbandono

dell’isola, e che tale criticità possa essere affrontata mediante la realizzazione di un sistema di parcheggi calibrato sulle reali necessita della Citta Vecchia e collocato lungo ii suo perimetro, preservandone ii cuore storico e ii delicato rapporto con ii mare.

In questa prospettiva, ii tema non può essere ridotto alla semplice alternativa tra prevedere o meno parcheggi in Citta Vecchia, bensì richiede la costruzione di una visione strategica capace di emanciparsi da rigidità ideologiche e semplificazioni funzionaliste. Una visione che, all’interno di un quadro di sostenibilità complessiva, sappia tenere insieme le esigenze di salvaguardia e tutela con quelle di abitabilità e qualità della vita, riconoscendo che le peculiari condizioni geomorfologiche e paesaggistiche del sito offrono margini concreti per immaginare con consapevolezza sia ii dove sia ii come intervenire.

I punti cardine di questo approccio si fondano innanzitutto sul principio della sostenibilità, tutela e reversibilità: – l’eventuale utilizzo di parcheggi interrati mira a eliminare l’impatto visivo delle automobili nel tessuto storico, restituendo decoro e continuità allo spazio pubblico;

– l’ipotesi di piattaforme tecnologiche a mare si configura come un modello “liquido”, rimovibile e adattabile, capace di accompagnare le trasformazioni urbane senza produrre segni irreversibili o compromettere definitivamente ii patrimonio storico.

L’integrazione paesaggistica ed energetica completa questa visione, superando l’idea del parcheggio come mero contenitore di veicoli. Le infrastrutture sono concepite come elementi di arte pubblica e di spazio collettivo, con coperture attrezzate da schermature fotovoltaiche e terrazze panoramiche, in grado di generare nuovi luoghi di fruizione e di relazione, percepibili anche dal fronte marino. In questo senso, ii parcheggio diviene parte attiva del paesaggio urbano e costiero, contribuendo alla sua qualificazione anziché al suo impoverimento.

Coerentemente con questa impostazione, viene ribadita una netta contrarietà, senza ambiguità, all’ipotesi di collocare parcheggi all’interno dello spazio costruito della Citta Vecchia, tra i palazzi crollati o nei vuoti urbani storici. Tale soluzione perpetua infatti una visione funzionalista dello spazio che l’urbanistica contemporanea ha ampiamente superato, sacrificando l’identità storica e la qualità urbana a favore di una logica di mera comodità logistica. Al contrario, risultano potenzialmente idonei alla localizzazione delle funzioni di sosta gli ambiti urbani di margine: la colmata a mare novecentesca a Nord, ii Waterfront compreso tra Via Garibaldi e ii Mar Piccolo, nonché lo specchio di mare antistante la banchina.

Sul piano operativo, una volta stimato ii fabbisogno di sosta in divenire, l’adozione di un modello integrato e reversibile appare coerente con l’idea di smart city, intesa non come accumulo di tecnologia, ma come capacita di trasformarsi nel tempo senza ipotecare ii future. Considerate che i parcheggi di testa (Porta Napoli e Bergo) potrebbero intercettare la domanda di sosta degli utenti esterni, ii sistema dovrebbe prioritariamente rispondere alle esigenze dei residenti, vecchi e nuovi, articolandosi in quote minime di sosta a raso per la breve durata, quote compatibili di parcheggi interrati nelle aree di colmata novecentesca e, fino al soddisfacimento del fabbisogno complessivo, in strutture collocate su protesi urbane a mare.

Quest’ultima ipotesi, in quanto totalmente reversibile e dunque caratterizzata dal massimo grade di sostenibilità, potrebbe superare le criticita legate all’impatto visivo se affidata a progetti selezionati attraverso Concorsi internazionali di Architettura, finalizzati all’individuazione di interventi iconici capaci di rappresentare un nuovo approccio all’antropizzazione del paesaggio costiero. Ne deriva un cambio di paradigma: non piu parcheggi come “vuoti” o superfici residuai, ma come dispositivi urbani complessi, temporanei e adattabili, in grade di mediare tra la necessita di servizi contemporanei e la salvaguardia assoluta del patrimonio monumentale e archeologico della Citta Vecchia di Taranto.

CONCLUSIONI

II Piano di Risanamento del Centro Storico di Taranto rimane un documento fondamentale nella storia dell’urbanistica italiana ed europea. Ha dimostrato che un approccio integrate di restauro e recupero sociale e non solo possibile, ma anche vincente, anticipando di molti anni concetti di rigenerazione urbana oggi considerati standard. Pur nella consapevolezza che tale strumento possa e debba essere oggi aggiornato per rispondere alle sfide e alle tecnologie della condizione contemporanea, esso deve

continuare a rappresentare la bussola imprescindibile per ogni processo di risanamento e valorizzazione dell’isola. II Piano ha infatti messo in evidenza che e possibile salvare la Citta Vecchia

di Taranto senza distruggerne l’identità e resta un pilastro della strategia di recupero, perché attuabile ancora oggi vista la sua profonda validità concettuale. II ‘restauro conservative’ none solo

un atto tecnico, ma un processo di rigenerazione che deve coinvolgere l’intera comunità e le sue dinamiche vitali. La Citta Vecchia di Taranto, in questo senso, resta un laboratorio urbano aperto, con un passato da salvaguardare e un futuro ancora da scrivere.

Per l’Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Taranto:

Commissione Beni Culturali, Cultura e Formazione: Tutela, Valorizzazione – Salvaguardia Commissione Governo del Territorio: Urbanistica, Riqualificazione Urbana, Mobilita

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