ILVA

La Corte d’Appello di Milano ha respinto il ricorso di Acciaierie d’Italia, confermando l’obbligo di spegnere l’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto entro la fine di ottobre 2026. Finisce così la resistenza legale dell’azienda: una decisione storica che mette al primo posto la tutela della salute della popolazione ionica, ma che al contempo innesca una crisi economica senza precedenti. Con migliaia di posti di lavoro a rischio e un indotto ridotto allo stremo, gli effetti del blocco si propagheranno ben oltre i confini del capoluogo, colpendo duramente i comuni della provincia. Tra questi, Grottaglie rischia di pagare il prezzo più alto, vedendo crollare i propri piani di espansione commerciale e logistica.

L’EFFETTO DOMINO: DA TARANTO A GROTTAGLIE

La drastica contrazione del reddito delle famiglie della provincia ionica colpirà inevitabilmente il tessuto economico dei comuni limitrofi. Grottaglie, storicamente legata a Taranto sia per la forza lavoro impiegata nel siderurgico sia per la vicinanza geografica, vedrà una forte contrazione dei consumi.

Parliamo di una realtà demografica tutt’altro che marginale: Grottaglie conta infatti circa 30.000 abitanti, posizionandosi al 26° posto su 257 comuni pugliesi per dimensione demografica. Un bacino d’utenza consistente che, tuttavia, sta già affrontando un trend di denatalità e un tasso di crescita negativo (-9,1‰), sintomo di un territorio che soffre l’emorragia di giovani e la mancanza di prospettive stabili.

Negli ultimi anni, l’amministrazione guidata dal sindaco Ciro D’Alò ha tentato di arginare questo declino puntando con forte enfasi sulla diversificazione economica, deliberando l’apertura di diversi nuovi centri commerciali e l’insediamento di grandi catene internazionali di ristorazione, come il nuovo McDonald’s. Una strategia basata sull’idea di rendere la cittadina (forte dei suoi 30.000 residenti) un polo attrattivo per lo shopping e il tempo libero dell’intera area jonica.

Oggi, con lo spettro dei licenziamenti di massa all’ex Ilva e la cassa integrazione strutturale, il rischio concreto è che queste nuove cattedrali del commercio si trasformino in scatole vuote:

• Mancanza di potere d’acquisto: Senza gli stipendi garantiti dalla grande fabbrica e dal suo indotto, i consumi di una comunità di ben 30.000 persone si ridurranno ai soli beni di prima necessità.

• Sostenibilità economica a rischio: Grandi marchi e centri commerciali necessitano di un bacino d’utenza economicamente solido; la crisi di Taranto rischia di tagliare i flussi di clienti interni ed esterni attesi.

IL NODO AEROPORTO: ADDIO SOGNI DI GLORIA?

La crisi dell’ex Ilva rischia di assestare il colpo di grazia anche a un’altra storica ambizione del territorio: la piena attivazione dei voli passeggeri di linea presso l’Aeroporto di Grottaglie “Marcello Arlotta”.

Un aeroporto commerciale per passeggeri si regge su un presupposto fondamentale: un’economia locale dinamica, flussi turistici continui e un turismo d’affari legato all’industria. Lo smantellamento del cuore produttivo di Taranto ridurrà drasticamente l’attrattività dell’intera provincia per gli investitori. Senza una forte domanda legata al business e con un territorio impoverito, le compagnie aeree difficilmente scommetteranno sullo scalo grottagliese, allontanando a tempo indeterminato la possibilità di una sua vera apertura ai voli civili di linea.

COSA DEVE FARE IL SINDACO D’ALÒ ORA?

Di fronte a questo scenario drammatico, la linea dell’enfasi commerciale non è più sufficiente. Il sindaco di una città da 30.000 abitanti deve attuare un immediato cambio di rotta strategico attraverso quattro azioni fondamentali: [

• Rinegoziare i piani di sviluppo con i privati: Interloquire subito con i promotori dei centri commerciali e di McDonald’s per rimodulare gli investimenti, puntando su formule che valorizzino l’occupazione locale e non saturino un mercato che nei prossimi mesi vedrà una forte contrazione della domanda.

• Diversificazione industriale e Distretto dell’Aerospazio: Grottaglie non può e non deve vivere di solo commercio. Il sindaco deve concentrare tutte le energie politiche sull’effettivo potenziamento del polo aerospaziale legato a Leonardo, l’unico vero motore industriale alternativo capace di attrarre investimenti ad alta tecnologia e creare posti di lavoro qualificati e slegati dalle sorti dell’acciaio.

• Tavolo di crisi comunale per il commercio di vicinato: Attivare misure di sostegno e sgravi fiscali per i piccoli commercianti storici di Grottaglie, che rischiano di essere schiacciati dalla doppia morsa della crisi dei consumi e della concorrenza delle nuove grandi strutture approvate.

• Asse politico con il Governo per la transizione: D’Alò deve unire le forze con gli altri sindaci della provincia e pretendere che nel piano strategico del Governo Meloni (focalizzato su acciaio green e ammortizzatori sociali) vengano inclusi fondi specifici per la riconversione economica dei comuni dell’indotto, trasformando l’Arlotta in un hub logistico e merci d’eccellenza se i voli passeggeri non dovessero decollare.

La decisione della Corte d’Appello cancella l’illusione che l’economia ionica potesse reggersi sui vecchi equilibri. Per Grottaglie è il momento di abbandonare i proclami e gestire con pragmatismo una transizione che si preannuncia durissima

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