TARANTO PALMISANI

Era il 9 maggio 2026 quando il bracciante agricolo trentacinquenne originario del Mali, Sako Bakari, venne brutalmente ucciso a Taranto da quattro giovani del posto.

Da allora giornali, televisioni, social network e organi di informazione hanno, giustamente, raccontato e approfondito l’accaduto, cercando di comprendere il contesto nel quale è maturato un delitto così grave.

Ciò che riteniamo invece non accettabile è il continuo riproporre l’immagine di Taranto come una città razzista e non accogliente nei confronti degli stranieri. Ancora nei giorni scorsi, durante la trasmissione PiazzaPulita su La7, dedicata al tema della remigrazione, è stata proposta una rappresentazione della nostra città che riteniamo profondamente ingiusta e non corrispondente alla realtà.

Dopo anni in cui Taranto è stata identificata quasi esclusivamente con la vicenda dell’ex Ilva, venendo spesso descritta come una delle città simbolo dell’inquinamento industriale, oggi rischia di essere etichettata anche come una città razzista. Si tratta di una generalizzazione che non rende giustizia alla sua storia, alla sua comunità e alle tante esperienze di solidarietà, integrazione e accoglienza che quotidianamente caratterizzano il territorio.

Taranto, come molte altre realtà italiane, è chiamata ad affrontare problemi complessi. Tuttavia, attribuire a un’intera città la responsabilità morale di un efferato fatto di cronaca significa alimentare stereotipi che non contribuiscono né alla comprensione dei fenomeni né alla ricerca di soluzioni.

La nostra associazione, “Progetto Comunità”, che annovera al proprio interno esperienze provenienti dal mondo dell’imprenditoria, delle libere professioni, della pubblica amministrazione e del volontariato, e che ha tra le proprie finalità lo studio, l’approfondimento e la promozione di iniziative sui temi economici e sociali per il rilancio dell’area ionica, ritiene doveroso stigmatizzare un modo di fare informazione che, pur prendendo le mosse da un fatto gravissimo, meritevole della più ferma e unanime condanna, finisce per estendere un giudizio negativo a un’intera comunità, arrecando un danno alla sua immagine e mortificando il senso civico della stragrande maggioranza dei suoi cittadini.

Condannare senza esitazioni il crimine e ricercarne le cause è un dovere dell’informazione. Generalizzare fino a dipingere un’intera area come razzista, invece, non rappresenta un servizio alla verità e rischia soltanto di alimentare ulteriori pregiudizi.

Per l’Associazione “Progetto Comunità

              Vincenzo Palmisani

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