stadio iacovone e petraroli

La cerimonia inaugurale dei XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 ha consegnato questa sera alla nostra provincia e all’intera Puglia un’immagine straordinaria: quella di un territorio capace di ospitare una manifestazione internazionale di grandissimo rilievo.

Ventisei Paesi, 33 discipline sportive e migliaia di atleti provenienti dall’intero bacino del Mediterraneo: numeri che raccontano la dimensione di un appuntamento che va ben oltre lo sport e che rappresenta una straordinaria occasione di promozione per Taranto e per tutti i comuni della provincia. Da cittadino e da uomo impegnato in politica, sento innanzitutto il dovere di ringraziare il Governo Meloni per aver creduto fino in fondo nella possibilità di realizzare i Giochi a Taranto, assumendo una precisa responsabilità politica e istituzionale nei confronti del nostro territorio.

Un ringraziamento particolare va al commissario straordinario Massimo Ferrarese e a tutta la struttura organizzativa. In un arco temporale estremamente ristretto è stato compiuto un lavoro che, fino a non molto tempo fa, sembrava difficilmente realizzabile. La macchina organizzativa ha trasformato una situazione che appariva compromessa in una manifestazione oggi sotto gli occhi dell’Italia e del Mediterraneo.

Non è il momento delle appartenenze politiche. Quando un’opera, una manifestazione o un progetto producono un beneficio per la nostra comunità, il merito va riconosciuto a chiunque abbia contribuito a realizzarlo. È questa, a mio avviso, la politica che dovrebbe tornare ad essere praticata: riconoscere ciò che funziona, indipendentemente dal colore di chi lo ha realizzato.

Proprio per questo, però, non posso non stigmatizzare i fischi rivolti alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel momento della sua presentazione allo stadio.

Contestare politicamente un Presidente del Consiglio è assolutamente legittimo. Fischiare non è un reato e il dissenso fa parte della democrazia. Ma una manifestazione internazionale come i Giochi del Mediterraneo dovrebbe rappresentare soprattutto Taranto, la Puglia e l’Italia davanti a decine di Paesi e a milioni di spettatori.

Quei fischi, provenienti da una parte del pubblico, non rappresentano certamente la nostra terra e la nostra gente.

Si può essere avversari politici senza diventare nemici.

Si può dissentire senza perdere il rispetto per le istituzioni.

E oggi, davanti a questa grande manifestazione, credo che la cosa più importante sia una sola: essere orgogliosi che Taranto e la sua provincia siano finalmente al centro dell’attenzione internazionale.

Ai nostri atleti, a tutti gli atleti del Mediterraneo e a quanti stanno lavorando alla riuscita dei Giochi, il più sincero in bocca al lupo

Che siano Giochi di sport, di amicizia e di futuro. 

Che siano, soprattutto, Giochi di Taranto e di tutta la nostra provincia.

Ma i Giochi del Mediterraneo rappresentano anche qualcosa di più: una rarissima occasione che Taranto deve saper sfruttare fino in fondo.

Taranto è una città che per troppo tempo è stata dimenticata, nonostante abbia dato moltissimo al Paese. La grande industria siderurgica ha rappresentato per decenni una componente fondamentale dell’economia nazionale, contribuendo in maniera significativa alla ricchezza del Paese. Ma quel modello di sviluppo ha avuto anche un prezzo altissimo, pagato soprattutto dalla nostra comunità. Taranto ha conosciuto le contraddizioni più drammatiche dell’industrializzazione: ricchezza prodotta per la Nazione e, contemporaneamente, ferite profonde sul territorio, sull’ambiente, sul mare, sulle campagne e sulla salute dei cittadini.

 Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo decidere quale futuro costruire.

Ecco perché Taranto 2026 non deve essere soltanto una grande manifestazione sportiva. Deve essere l’inizio di una nuova narrazione della nostra terra.

 Taranto deve mostrarsi al Mediterraneo non soltanto come la città dell’acciaio, ma come una città capace di produrre cultura, turismo, sport, innovazione, economia e nuove opportunità per i propri giovani.Le infrastrutture realizzate per i Giochi non devono diventare cattedrali nel deserto una volta spenti i riflettori. Gli impianti, le strutture e le professionalità create in questi anni devono rappresentare un patrimonio permanente per Taranto e per tutti i comuni della provincia. Sarebbe un delitto non riuscire a trasformare questa straordinaria occasione in un progetto di sviluppo che continui ben oltre il 2026.

Taranto ha già dato tanto all’Italia. Ora è il momento che l’Italia e le istituzioni restituiscano a Taranto una parte di ciò che questa terra ha dato. I Giochi del Mediterraneo possono essere un punto di partenza. Sta alla politica, alle istituzioni e alla società civile avere la lungimiranza di trasformarli in un punto di svolta.

“I Giochi finiscono. L’occasione che rappresentano non deve finire con loro.”

Mario Petraroli

Commissario cittadino Forza Italia

 Grottaglie

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