MIALE

Sud in Movimento, la lista civica del sindaco di Grottaglie, ha completato la sua miracolosa metamorfosi: da paladina del territorio a paladina del globalismo sfrenato. È questo il ritratto ironico e sferzante che Ciro Francesco Miale, leader in Puglia di Nazione Futura, dipinge dell’ala fedele al primo cittadino. Con una virata ideologica degna dei migliori funamboli della politica, gli esponenti del movimento locale si riscoprono improvvisamente accorati difensori del “mercato unico mondiale”, sognando un mondo senza dazi, senza barriere e – purtroppo per le nostre imprese – totalmente privo di regole.

L’attacco di Miale non è solo politico, ma smantella punto per punto le tesi economiche della lista civica, accusata di lanciare allarmismi infondati che vengono regolarmente smentiti dai dati reali.

 ACCIAIO E AGROALIMENTARE: LA DURA REALTÀ DEI NUMERI CONTRO I FANTASMI DELLA SINISTRA

Al centro della polemica c’è la recente decisione dell’Unione Europea di fissare un tetto di 18,3 milioni di tonnellate per l’ingresso di acciaio extra UE senza dazi, applicando una tariffa del 50% superata tale soglia. Una misura di puro buon senso per difendere l’industria europea dalla sovrapproduzione selvaggia che distorce i mercati. Ma mentre siamo  pronti a sostenere barriere persino più rigide per proteggere la filiera siderurgica continentale, Sud in Movimento preferisce sposare la causa delle importazioni incontrollate.

Il capolavoro della narrativa catastrofista della lista del sindaco si è consumato, però, sul fronte agroalimentare. Il movimento ha paventato un imminente “disastro per l’Italia” a causa di ipotetici dazi cinesi di ritorsione sui nostri prodotti alimentari. Peccato che, come sottolinea ironicamente Miale, i dati ufficiali abbiano il brutto vizio di smentire la propaganda di Sud in Movimento:

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  • Export da record: Nel 2025 l’Italia ha polverizzato ogni primato storico, raggiungendo la cifra monstre di 643 miliardi di euro di esportazioni (+3,3% rispetto al 2024).
  • Quarti nel mondo: Grazie a questa performance, il nostro Paese ha scalzato il Giappone, posizionandosi come quarta economia esportatrice a livello globale.
  • Solidità verso Pechino: Il comparto agroalimentare, delle bevande e del tabacco continua a correre sui mercati internazionali, mantenendo quote d’esportazione assolutamente stabili e solide anche verso la Cina.

LSOLUZIONE:RECIPROCITÀ CONTRO “FOLLIE GREEN.

Anziché sognare un Far West globale privo di tutele, guardiamo agli accordi commerciali bilaterali basati sul ferreo principio di reciprocità: chi vuole vendere in Europa deve adeguarsi ai nostri stessi standard sanitari, ambientali e di sicurezza. Niente concorrenza sleale sulla pelle dei lavoratori e dei consumatori.

Le vere note dolenti dell’economia nostrana, semmai, arrivano proprio da quelle politiche ultra-ecologiste che a sinistra piacciono tanto. Miale punta il dito contro i veri cappi al collo delle aziende italiane: le normative ETS (sistema di scambio delle quote di emissione) e il CBAM (meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere). Queste tasse “green”, imposte da Bruxelles, rappresentano un prezzo enorme e penalizzante che le nostre imprese sono costrette a pagare, minando la competitività e la concorrenza leale sui mercati.

«Non è protezionismo, è semplicemente buon senso», conclude Miale. Un concetto tanto semplice quanto alieno per chi, pur di dare contro alle tesi patriotiche, preferisce sacrificare l’economia nazionale sull’altare di un globalismo fuori tempo massimo. Sud in Movimento è avvisato: prima di dare lezioni di macroeconomia globale, sarebbe il caso di ripassare la matematica elementare.

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