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FRANCESCO SPAGNULO “L’ARTE E LA TRADIZIONE DELLE LUMINARIE È ABBASTANZA DIFFUSA NEL MERIDIONE D’ITALIA MA SOPRATTUTTO IN PUGLIA IN PARTICOLARE NEL SALENTO”.

Francesco Spagnulo, cultore e ricercatore sull’arte e la storia della ceramica antica e moderna, artista di raffinato e “pungente” nella realizzazione delle sue opere, il più delle volte di denuncia dell’inadeguato modo di gestire il territorio e l’amministrazione pubblica, domenica 5 novembre ha presentato altro studio-ricerca in merito  “LA POMPA DEGLI APPARATI” CON LE SUE LUMINARIE NELL’OPERA IN MAIOLICA MANIFATTURA SFOZA GROTTAGLIE(TA). “L’opera in maiolica è evidentemente un piatto dipinto e decorato, misura 30 centimetri circa di diametro, ed è caratterizzato da un decoro floreale con tre filetti sulla falda, sulla quale sono anche evidenti alcuni difetti di rivestimento, al centro del piatto su tutta la campitura è dipinta una singolare ed interessante paratura di luminarie, sempre al centro ed in basso riporta una inconsueta scritta in carattere maiuscolo “MANIFATURA DI SFOZA PASQUALE FATTA IL 1909”. Il tutto è reso sostanzialmente con i classici tradizionali quattro colori, manganese, giallo-arancio, blu, verde ramina.  … (… )Le luminarie sono decorazioni luminose per addobbare strade, spazi ed edifici pubblici e privati, generalmente usate nelle festività sia religiose che laiche. Da sempre esprimono  un connubio tra sacro e profano e soddisfano l’esigenza umana della festa. Sia in epoca antica che medievale si sono costruite strutture simili con materiali diversi, ma sembra che in età barocca si siano diffuse, più o meno, per come oggi le immaginiamo. Sin dall’antichità la luce ed il calore del falò è stato il modello di riferimento della festività oltre a svolgere altre funzioni come quelle di aggregazione, socializzazione e difesa.Gli addobbi, le cosiddette parature, erano le strutture dove venivano collocati i punti luce. Sin dal Settecento queste strutture erano costruite in impalcature lignee agganciate alle facciate degli edifici le quali sostenevano una serie di contenitori colorati contenenti olio o grassi animali provvisti di stoppino per l’accensione.Nell’Ottocento con la loro diffusione le luminarie oltre ad agganciarsi alle facciate diventarono autoportanti alimentate da lampade ad olio in terracotta e paralumi colorati e successivamente alimentate a gas

acetilene.Con l’introduzione degli impianti ad energia elettrica si è avuta una vera e propria diffusione delle luminarie con soluzioni  tecnico-artistiche notevoli, l’elettronica ha poi permesso realizzazioni di strutture architettoniche di grandi dimensioni con circuiti e movimenti di luci spettacolari, grazie anche all’uso della tecnologia LED. L’arte e la tradizione delle luminarie è abbastanza diffusa nel meridione d’Italia ma soprattutto in Puglia in particolare nel Salento. In effetti nell’immaginario collettivo la festa di una città pugliese è rappresentata in particolare dalle luminarie.Per quanto riguarda la città di Grottaglie relativamente alla energia elettrica si inizierà a parlare ufficialmente di tale esigenza in un Consiglio Comunale con la delibera “Impianto della luce elettrica per la pubblica illuminazione” del 03 Maggio 1904 e per concretizzare la cosa ci sono volute deliberazioni comunali degli anni successivi fino al 1913, ma bisognerà aspettare il 1919 affinché il Sindaco potesse essere autorizzato ad accettare l’impegno per il quantitativo di energia per la nostra cittadina (“concessione dell’energia elettrica” delib.7 marzo 1919).Se si analizza in particolare la scritta all’interno del piatto, oltre agli aspetti tecnici e formali, risulta chiaramente che è un opera del 1909 realizzata da  Pasquale Sfoza o dalla rispettiva manifattura.* L’obbiettivo della ricerca storiografica è stato naturalmente quello di individuare il possibile autore dell’opera o della manifattura di riferimento in maniera documentata e di conseguenza il luogo in cui essa è stata realizzata. La prima riflessione si è concentrata sul cognome del nominativo riportato, per accertare se “Sfoza” fosse l’esatto termine o contenesse un errore di ortografia, come d’altronde “manifatura” in considerazione che nei registri dello stato civile di Grottaglie è presente da tempo (dai primi anni dell’Ottocento) il cognome Sforza. Inoltre storicamente negli elenchi vari riguardo i ceramisti grottagliesi (catasti, stato di popolazione, censimenti industriali, anagrafe) il cognome Sforza risulta assente. (come si vedrà in seguito il cognome Sfoza non contiene affatto un errore ortografico ma anzi si rivelerà importante per l’esatta individuazione di Pasquale Sfoza).

Riferimenti documenti d’archivio ecc. …  ( ***  ) Dalla documentazione acquisita si può rilevare che Pasquale Sforza nasce nel Comune di Monopoli il 6 gennaio 1838 da genitori ignoti, viene rinvenuto da una addetta nella ruota dei projetti e presentato all’Ufficiale di Stato Civile che decide di assegnargli nome e cognome suddetti, successivamente il 9 maggio 1868 si sposa con Maria Pavone in Grottaglie, città in cui muore all’età di 40 anni l’8 aprile 1878. Nel suo atto di morte viene riportato con il cognome “Sfoza”. In realtà il passaggio del cognome da Sforza a Sfoza avviene anni prima per un errore di registrazione anagrafica il 28 gennaio 1869 alla nascita del figlio Angelo Ciro. In effetti la Levatrice Palma Pinto nell’espletare le sue funzioni davanti all’Ufficiale di Stato Civile dichiara tra le altre note che il bambino era nato da Pasquale “Sfoza” . L’errore si ripeterà e sarà riportato nei successivi documenti fino al 20 aprile del 1971 (quindi per oltre un secolo) quando la  sentenza n° 61 del Tribunale di Taranto  ne decreterà la rettifica del cognome da Sfoza in Sforza su tutti i documenti, riportando in sostanza le cose come erano in origine. Pasquale Sforza negli atti ufficiali che lo riguardano compreso la nascita dei figli risulta di professione spezzino o mercante, solo nell’atto di morte del figlio Angelo Ciro viene riportato di professione “già figulo”. Quindi non possiamo affermare che Pasquale abbia svolto la professione di figulo, ma probabilmente la manifattura era a lui intestata o a lui dedicata.* Di certo non può essere l’autore diretto dell’opera in questione, realizzata nel 1909, perché egli è deceduto in Grottaglie, come già detto, nel 1878. In effetti dei suoi due figli Angelo Ciro e Francesca Paola il maschio ha svolto nell’arco della sua vita la professione di figulo come si rileva dai vari documenti (atto di matrimonio, atti di nascita dei figli, atto di morte) ed è molto probabilmente l’autore del piatto in maiolica dipinta. Anche Angelo Ciro Sfoza come il padre Pasquale muore in Grottaglie, relativamente giovane, all’età di 57 anni il 30 novembre 1926. (***Angelo Ciro) (***Francesca Paola).

I figli di Angelo Ciro, Pasquale (nato nel 1894) e Giacomo Sfoza (nato nel 1912) svolgeranno tutt’altra professione rispetto a quella del padre figulo di conseguenza non ci saranno in seguito ceramisti con il cognome Sforza. Angelo Ciro Sfoza resterà l’unico componente della famiglia ad aver svolto la professione di ceramista e pittore.Come già accennato in precedenza il cognome Sforza non è presente storicamente nei vari elenchi di figuli come ad esempio quello per la contribuzione per la statua di San Francesco del 1894 che annoverava la quasi totalità dei figuli costituenti le varie botteghe.In un saggio dattiloscritto del 1987, rimasto inedito, dal titolo “La Scuola d’Arte di Grottaglie” di Cosimo Fornaro, l’autore riferendosi ad Anselmo De Simone, poco prima di diventare direttore della Regia Scuola d’Arte di Grottaglie dopo che aveva diretto la manifattura Paladini di San Pietro in Lama scrive: “De Simone non doveva essere nuovo all’ambiente di Grottaglie. Nei 10 anni di permanenza in San Pietro in Lama,nella manifattura Paladini, ebbe anche grottagliesi che lavoravano sotto la sua dipendenza. Dovette venire più volte a Grottaglie. (Ci risulta) che egli raccolse tre liste fatte di suo pugno di coloro che volevano frequentare la scuola. Una lista è costituita da capi d’arte che volevano far parte della scuola. Essi sono [ … ] . Un’altra lista contiene l’elenco degli alunni che hanno chiesto di frequentare la scuola ceramica nelle ore diurne [ … ]”. L’autore stranamente non dichiara la fonte dalla quale si rilevano le tre liste (probabilmente dalla documentazione dell’Archivio Storico dello stesso Istituto D’Arte) in ogni caso nella prima lista dei capi d’arte compare il nome di Angelo Ciro Sforza con affianco la specifica di Pittore ed è l’unico nominativo della lista che riporta una specifica. Questa si rivela una indicazione interessante se si considera che il soggetto dipinto nel piatto maiolicato risulta abbastanza singolare e particolare rispetto al repertorio iconografico della ceramica grottagliese. L’anno 1909 segna una data di rilievo per il contesto grottagliese, infatti il 23 agosto del 1909 con regio decreto ministeriale viene istituita la Scuola d’Arte per la Ceramica ed il nuovo Statuto va a sostituire quello di fondazione della stessa Scuola di Ceramica istituita con decreto ministeriale il 27 settembre 1887. Il Direttore della Regia Scuola d’Arte era Anselmo De Simone (Napoli 1857 – Grottaglie 1920) nominato nel 1903 anno di riapertura della scuola dopo una chiusura di 10 anni avvenuta nel 1893 a seguito di una ispezione ministeriale dell’Ingegnere Ispettore Vincenzo Guerriero* inviato a Grottaglie dal Ministro dell’Agricoltura Industria e

Commercio Pietro Lacava. Il De Simone a distanza di tempo succedeva a Camillo De Rossi (Roma 1862 – Grottaglie 1898) primo direttore della Scuola d’Arte anche se va ricordato che in realtà il primo direttore durato in carica per circa 2 mesi è stato Ernesto Papa di Santa Maria Capua Vetere trasferitosi per sua preferenza a Siracusa. Ai fini del contesto bisogna, inoltre, rilevare che tra il 1889 ed il 1921 alcuni membri della famiglia Sforza sposeranno componenti di altre famiglie importanti di ceramisti grottagliesi quali Trani, De Siati e Petraroli. Nello specifico i due fratelli Francesca Paola ed Angelo Ciro Sforza si coniugheranno rispettivamente: Francesca Paola con Salvatore Trani figulo, figlio di Santo Trani  figulo e Agata Di Roma di Francesco figulo. Angelo Ciro sposerà Giovanna Maria De Siati figlia di Giacomo Ciro De Siati figulo e sorella di Angelo Giuseppe De Siati figulo. Di conseguenza Angelo Ciro Sfoza fu Pasquale figulo risulta genero di De Siati Giacomo Ciro figulo, cognato di De Siati Angelo Giuseppe figulo e cognato di Trani Salvatore fu Santo figulo. Giacomo Sforza (1912 – 1973) figlio di Angelo Ciro sposerà Vita Petraroli figlia di Francesco Petraroli fu Domenico (1886 – 1956) detto “MèCeccio” figulo. Il padre di MèCeccio,Domenico, era detto “MestuDumenicotla grotta” (nato il 28 Marzo 1860) perché aveva svolto la propria attività nella grotta detta “ti pinnessa” ubicata fuori dallo storico quartiere a poca distanza dal Convento dei Paolotti in via XXV luglio, prima di trasferirsi ed impiantare la sua bottega in via Diaz dove in seguito fu costruito il Teatro-Cinema Petraroli, impresa di famiglia.In Grottaglie sin dai primi anni del 1800 è presente un’altra famiglia Sforza originaria di Martina Franca, infatti nello Stato di Popolazione del 1810 compare Nicola Sforza di Filippo di anni 39 contadino nato in Martina Franca che è il trisnonno dei signori Ciro, Francesca, Giovanna e Geppino Sforza (nel suo atto di morte del 13 Gennaio 1830 risulta di professione Bottegajo). Il nonno, dei suddetti signori, Francesco Sforza dal suo atto di matrimonio del 21 febbraio 1898 risulta di professione contadino, cosi pure contadino il bisnonno Donato Sforza fu Nicola rilevato nell’atto di nascita del figlio Francesco del 14 novembre 1870. 

Eventuale riferimento B.SforzaElenchi di riferimento presenti nell’inedito di Cosimo Fornaro: Capi d’arte: “Anastasia Rosario, Santoro Cosimo, Lenoci Leonardo, Petraroli Giovanni, Petraroli Giuseppe, Vestita Pasquale, Motolese Emidio, La Grotta Giovanni, Pinca Ippazio, Sforza Angelo Ciro (pittore), D’Elia Guglielmo, Bonfrate Leonardo, Acquaviva Francesco, Giuseppe Petraroli, Scialpi Battista”.Alunni:  “Di Palma Emanuele, Manigrasso Abramo, De Geronimo Michele, Smaltino Michele, D’Amicis Francesco di Benedetto, Bagnardi Vincenzo, Petraroli Salvatore di Gaetano, Peluso Vito Antonio, Marri Michele, Di Palma Antonio, Ragusa Michele di Francesco, Galoppa Abele di Vito Nicola, Bruno Francesco di Pietro”.  REGESTO DEI DOCUMENTIPasquale Sforza nasce il 6 gennaio 1838 nel comune di Monopoli  da genitori ignoti, in effetti come si può rilevare dal suo atto di nascita n. d’ordine 10  del Comune di Monopoli conservato in Archivio di Stato di Bari, viene rinvenuto da una addetta nella ruota dei projetti e presentato all’Ufficiale dello Stato Civile e relativi testimoni per la documentazione di norma e l’Ufficiale decide di assegnargli il nome di Pasquale ed il cognome Sforza. 1) n. d’ordine 10 anno 1838 Atti di Nascita Comune di Monopoli,Pasquale Sforza contrae matrimonio in Grottaglie il 9 maggio 1868 con Maria Giuseppa Pavone vedova

nata in Taranto il 28 luglio 1828. Nel rispettivo atto di matrimonio si può rilevare la sua professione di Spezzino. 2) n. 38 anno 1868 Atti di Matrimonio Comune di Grottaglie Pasquale muore in Grottaglie relativamente giovane all’età di 40 anni l’8 aprile 1878 nel suo atto di morte (3) n.77 anno 1878 Atti di Morte Comune di Grottaglie tra i relativi dati si rileva la sua professione di Spezzino ed il cognome viene riportato come Sfoza e non più Sforza (variazione come si vedrà avvenuta anni prima sostanzialmente per un errore anagrafico e che sarà ripetuto nei successivi documenti per molti anni fino ad una rettifica intervenuta con sentenza del Tribunale di Taranto).Il 28 gennaio del 1869 nasce in Grottaglie il primo figlio di Pasquale Sforza, Angelo Ciro, il neonato viene presentato all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Grottaglie ed alla presenza di testimoni dalla Levatrice, Maria Pinto, che nell’espletare le sue funzioni dichiara, tra gli altri dati, che il bambino è nato dai coniugi Pasquale “ Sfoza” di professione Spezzino e Maria Pavone. 4)n.33 anno 1869 Atti di nascita Comune di Grottaglie Il 17 settembre 1871 nasce in Grottaglie la secondogenita di Pasquale, Francesca Paola, e la Levatrice, Antonia Farina, presenta il 19 seguente la bambina al Sindaco ed Ufficiale di Stato Civile del Comune di Grottaglie e relativi testimoni. La Levatrice dichiara che la neonata è nata dai coniugi Pasquale Sfoza figlio di genitori ignoti di anni 23, professione Mercante e Maria Giuseppa Pavone di anni 33. 5)n.277 anno 1871 Atti di Nascita Comune di GrottaglieIl 25 ottobre del 1889 Francesca Paola Sfoza a poco più di 18 anni sposa Salvatore Trani di anni 28 di professione figulo, figlio di Santo Trani figulo e di Agata Di Roma di Francesco(figulo). Tra i due testimoni di nozze compare Giovanni Pignatelli di anni 23 figulo. 6) n.63 anno 1889 Atti di Matrimonio Comune di GrottaglieIl 18 settembre del 1893 Sfoza Angelo Ciro, figlio del fu Pasquale, di anni 24 sposa in Grottaglie De Siati Giovanna Maria(nata in Grotaglie il 13 marzo 1871  7) n.83 anno 1871 Atti di Nascita Comune di Grottaglie) figlia del fu Giacomo Ciro De Siati figulo, di anni 24. 8) n. 56 anno 1893 Atti di Matrimonio Comune di Grottaglie Nell’atto di matrimonio tra gli altri dati viene riportata chiaramente la sua professione di Figulo. (Giacomo Ciro De Siati figulo nato in Grottaglie il 5 marzo 1842 è figlio di Giuseppe di Raffaele De Siati di professione caffettiere  9) n. 63 anno 1842 Atti di Nascita Comune di Grottaglie. Angelo Giuseppe De Siati rispettivamente fratello di Giovanna Maria e figlio di Giacomo Ciro nasce in Grottaglie il 18 Aprile 1865 e svolgerà la professione di figulo come il padre 10) n. 124 anno 1865 Atti di Nascita Comune di Grottaglie. Il 21 ottobre del 1894 nasce in Grottaglie Pasquale Sfoza di Angelo Ciro fu Pasquale e De Siati Giovanna Maria nella casa posta in via San Francesco n° 21, nell’atto viene riportata la professione di Figulo di Angelo Ciro 11) n. 404 anno 1894 Atti di Nascita Comune di Grottaglie. Successivamente il 27 ottobre 1899 nasce Maria Addolorata Sfoza di Angelo Ciro fu Pasquale 12) n. 389 anno 1899 Atti di Nascita Comune di Grottaglie ed il 7 aprile 1912 nasce Giacomo Sfoza di Angelo Ciro fu Pasquale 13) n.118 anno 1912 Atti di nascita Comune di Grottaglie, entrambi in Grottaglie e in tutti e due i documenti viene riportata la professione di Figulo di Angelo Ciro. (Giacomo alla morte del padre aveva 14 anni)Sfoza Angelo Ciro fu Pasquale muore in Grottaglie il 30 novembre del 1926 a 57 anni e 10 mesi nel suo atto di morte, tra gli altri dati, viene riportata la sua professione di Figulo, inoltre il fu padre Pasquale viene riportato “già figulo” diversamente da quanto risulta negli altri precedenti documenti 14) n.264 anno 1926 Atti di Morte Comune di Grottaglie. Il 17 novembre del 1927 Pasquale Sfoza di anni 33, figlio di Angelo Ciro e De Siati Maria, di professione Brigadiere della Guardia Forestale sposa Elisa Vasini di anni 31 casalinga nata in Cittaducale e residente nella stessa città, figlia di Antonio e Mastroiaco Maria.15) n.1 Parte II serie A anno 1927 Atti di Matrimonio Comune di Grottaglie. Giacomo Sfoza (7.4.1912 – 1.8.1973) di Angelo Ciro e De Siati Maria Giovanna coniugato in Grottaglie con Vita Lucia Petraroli  il 8.9.1941 (Atto n° 48) di professione Dirigente Impresa Teatrale, ex impiegato.  Vita Lucia Petraroli (10.9.1921 – 13.6.2011) Vedova Casalinga, Titolare di Cinema.  La rettifica del cognome avverrà: “con Sentenza n° 68/71 emessa dal Tribunale di Taranto in data 20.04.1971 il cognome “Sfoza” viene rettificato nel senso che ove è scritto “Sfoza” deve leggersi ed intendersi “Sforza”- 10 maggio 1971 Uff. dello Stato Civile di Grottaglie”.

A seguire il documento che dimostra la presenza del Sfoza (Sforza) nella città di Grottaglie.

 Grottaglie 9 Agosto 1910

Scuola di Ceramica in Grottaglie Provincia di Lecce

Risposta alla Riservata del 6 Agosto 1910 N° 17566 Ufficio

Oggetto : Circa il primo esperimento della fornace

Alla Riservata della S.V.Ill.ma, comunicatami a nome e per incarico del Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, non posso per ora esporre le mie ragioni in merito e quindi sono ossequiente ai provvedimenti superiori. Vostra Signoria intanto ha fiducia che, dell’increscioso incidente non resti traccia alcuna ed il Governo s’augura che abbia a cessare ogni dissidio con i figuli, affinché la scuola possa rispondere pienamente ai propri scopi. Ciò è stato ed è voto ardente dell’animo mio che ho sacrificato me stesso per creare questa istituzione utile proficua unica nel loro genere in Italia alla dipendenza del Governo ma pur troppo veggo che difficilmente potrò raggiungere lo scopo se V.S.Ill.ma non interverrà personalmente ed autorevolmente ad imporre a chi spetti i propri doveri. La politica gretta dei piccoli paesi il predominio dispotico dei maggiorenti, in generale ammazzano le più sacre Istituzioni, qui in specie, è dall’8 gennaio di quest’anno che, per ragioni incresciose a spiegarsi la Scuola è fatta segno alla più spudorata menzogna, e quei che son preposti alla pubblica amministrazione, per tema del voto, lasciano sfogare gli odi più preconcetti e, con supina e acquiescente cecità li alimentano sempre più. Breve: non abbia V.S.Ill.ma il convincimento che la scuola non adempie scrupolosamente ai propri doveri; basti onorarla d’una visita e ne sarà persuasa. Non creda che il paese non si onora ed ammiri questa Istituzione della quale se ne fa vanto per le non dubbie prove date finora, per cui il Governo e gli altri Enti per illimitata stima la sostengono. Non è vero che la Classe figulina è contraria: basti fare una severa inchiesta per convincersene. Sono tre o quattro agitatori – Consiglieri Comunali (che il Governo conosce abbastanza) che, fin dall’inizio per spirito di parte sono e saranno gli eterni e velenosi avversari i quali, fanno tesoro di ogni minimo incidente per sfogare le loro ire incoscienti pur di vedere soppressa la Scuola e chi la dirige. Tralascio gli antecedenti che fanno nausea ad ogni anima bennata; sorvolo sui fatti del 25 giugno poiché V.S. in certo qual modo conosce abbastanza e mi limito soltanto farle noto il corretto contegno di questo Sig. Sindaco. Con la riunione del Consiglio Comunale del giorno 30 p.p. Luglio (in seguito alla intempestiva deliberazione della giunta) su 24 Consiglieri presenti, solo i tre figuli De Siati, Papocchia e Pignatelli ed il muratore Assessore Marseglia cercarono di svelenirsi contro la mia persona e la Scuola, mentre tutti gli altri insorsero come un sol’uomo a redarguire le violenze e la mala fede dei propinanti e per protesta abbandonarono la sala del Consiglio. Vi fu financo l’Assessore Di Palma che da gentiluomo qual è confessò beatamente di aver torto nell’incidente del 25. Ed il Sig. Sindaco: poco soddisfatto dell’esito di tale riunione, per eternare il pettegolezzo, rinviò la seduta pel giorno 8 e comecchè la corrente generale dei signori (e quasi tutti del paese) è contraria a questi soprusi che si commettono e prima ancora che ne avesse ordini tassativi, anche la riunione di ieri era stata già rimandata prevedendo le tristi conseguenze che sarebbero sorte in Consiglio. Intanto gli stessi quattro (Assessori e Consiglieri) vistisi debellati, lo stesso giorno 30 per determinazione presa in famiglia, annuente il Sig. Sindaco, minacciarono di sobillare velenosità fra la massa e fare una dimostrazione ostile, la quale per il provvido intervento del Pretore e l’ammonimento severo agli agitatori denunziati fu scongiurata. Impotenti ancora e col consenso dello stesso Sindaco, gli stessi Consiglieri De Siati, Papocchia e Pignatelli in commissione usando arti della peggiore specie, delle quali è già informato il magistrato, si son fatti fautori di un foglio di sottoscrizione, strappando firme a giovani operai poveri e soggetti della classe figulina, allo scopo di fare vendetta e colpire me personalmente, e per avvalorare ciò che fanno, sempre edotto il Sindaco, anche della stampa si son serviti per denigrare la Scuola e la mia persona con l’articolo che le rimetto qui scritto (Noti V.S. è del giorno 7 corrente). Fin dal giorno 11 luglio, prevedendo le gesta di questi signori per snebbiare le false insinuazioni inculcate nel paese e per far cessare ogni possibile insidia, mandai al Sig. Sindaco, delegato della Scuola, il Prof. Sacco di questo Istituto per domandare perché Egli era contrario alla pubblicazione del Regio Decreto ed avviso ai figuli d’intervenire per assistere agli esperimenti pratici di cottura a smalti voluti dal Ministero. Contrarietà che già aveva manifestato a mezzo del Segretario Comunale, dopo avere autorizzata la stampa e pagato l’importo alla tipografia del comune. Ebbene la risposta che mi ebbi si fu quella che temeva disordini e che avrebbero lacerati i manifesti! Egli, per avere agio di fare ciò che sta facendo e per dare parvenza di vero a tutto quanto fece inserire nell’inchiesta fatta dal Commissario Magi non solo fu contrario alla pubblicazione ma tale manifesto fine oggi è stato sulla casa comunale. Solo il quattro corrente giorno in cui girava la libella commissione per la progettata sottoscrizione mandò a me il Sotto Capo delle Guardie e la Guardia Municipale Ciro Pelo, per dirmi a suo nome ch’egli non proibì l’affissione del manifesto quale autorità di sicurezza pubblica, ma tanté consigliava per tema di disordini e perché supponeva lo avessero lacerato! Feci comprendere ai mandatari le mie osservazioni e ribadii le ragioni del preconcetto divieto e del che, di rimando il giorno dopo lo stesso Sotto Capo venne a riferirmi che il Sindaco ripeterà la stessa solfa aggiungendo che così avrebbe scritto in proposito e che ora ero padrone se volevo di fare affiggere tali manifesti! Ieri l’altro giorno 7, alla chetichella, e senza alcun ufficio d’accompagnamento, a mezzo del figlio del Messo Comunale Martucci, supponendo di trarmi in inganno, pretendeva che io avessi accettato, inviandomeli, gli stampati in parola , dicendomi ch’erano carte estranee all’azienda comunale e che appartenevano alla Scuola: rifiutai i manifesti e protestai. Oggi soltanto con lettera di accompagnamento della quale trasmetto a V.S. copia fedele qui unita, ho ricevuto questi manifesti che, per misura di prudenza non posso pubblicare se prima non ne avrò ordine superiore. La lettera e senza data, non protocollata priva di bollo comunale bollata per la R. Posta e consegnatami a mano dalla Guardia Ciro Pelo dalla quale mi son fatto fare anche la dichiarazione che, in copia esatta anche qui unisco. Evito il commento perché non ho lena a seguire più oltre e per tema d’annoiarla però sottolineo alla considerazione della S.V. tutte le inesattezze che vi sono inserite. Questi, Ill.mo Sig. Prefetto, sono i fatti che qui si svolgono nella loro nudità e verità sacrosanta, è la guerra personale all’uomo ed all’Istituzione e se V.S. Ill.ma non s’impone una buona volta che cessino queste vie partigiane e preconcette, io non posso attendere con serenità d’animo ai miei doveri e sarò costretto domandare al Governo un traslogo, poiché son convinto che qui nessuno può e potrà mai reggere. Spero quindi nei saggi provvedimenti, nella severa giustizia ed imparzialità della S.V. e con sentita stima, accolga la prego i miei omaggi ossequiosi.

Devotissimo

Il Direttore

Prof. Anselmo De Simone

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