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LA CRONACA DELLA CATTURA DEL BRIGANTE CIRO ANNICHIARICO NELE CRONACHE PUBBLICATE NEL 1895 LA SIGNORA E. M. CHURCH, MOGLIE DEL CANONICO CHURCH NIPOTE DEL GENERALE, PUBBLICÒ  A LONDRA IL VOLUME “ “SIR  RICHARD  CHURCH IN ITALY AND GRECEE” DI RICORDI DELL’ ILLUSTRE SUO ZIO, COMANDANTE DELL’ESERCITO NAPOLETANO IN SICILIA.

A 208 anni dalla cattura, condanna ed esecuzione capitale di Ciro Annicchiarico, prete-brigante di Grottaglie, pubblicheremo diversi capitoli del volume “SIR  RICHARD  CHURCH IN ITALY AND GRECEE” pubblicato a Londra nel 1895 da E. M. Church nipote del generale Sir Richard Church governatore di Terra di Bari e di Terra d’Otranto e comandante dell’esercito napoletano in Sicilia, che arresto in prete brigante in contrada Scasserba in agro di Grottaglie.

Il volume tradotto e pubblicato a Firenze dalla casa editrice G. BARBÈRA , EDITORE  1899 dal titolo “SOCIETÀ SEGRETE NELLE PUGLIE-(1817-1828) DAI RICORDI DEL GENERALE R. CHURCH GOVERNATORE DI TERRA DI BARI E DI TERRA D’OTRANTO COMANDANTE DELL’ ESERCITO NAPOLETANO IN SICILIA, EC. EC .”

Marco Meriggi in “Carbonari del Sud-Settarismo, stato, società nel Mezzogiorno preunitario” (Federico II University Press fedOA press 2025) presenta il prete brigante al capitolo “In Terra d’Otranto: papa Ciro e la setta dei Decisi”- l’area nella quale le relazioni pericolose tra mondo settario e compagnie armate criminali si mostrarono nei primi anni della restaurazione più intense eambigue fu Terra d’Otranto – la provincia di Lecce –, teatro delle sanguinarie scor­ribande della banda guidata dall’ex-sacerdote Ciro Annichiarico, alias papa Ciro. In questo caso, diversamente da quello di Gaetano Meomartino e dei suoi fratelli, ci si trovava davanti a una figura dotata di una certa formazione cultura­le, derivante evidentemente dalla frequentazione del seminario. Nella memoria difensiva, che Annichiarico presentò ad una commissione giudicante straordi­naria istituita in applicazione di un decreto del 17 luglio 1817 e che è scritta in un italiano colto e con argomentazioni raffinate, colpisce, tra l’altro, la presenza di una citazione dall’Eneide (infandum jubete vos renovare dolorem). Ma, a parte questo, va evidenziato che papa Ciro e la sua famiglia facevano parte in prima persona del per quanto modesto notabilato di Grottaglie, il luogo di cui erano originari e nella cui guardia nazionale nel corso dell’età napoleonica avevano esercitato un ruolo egemone. La vicenda settario-criminale tutta particolare di Annichiarico scaturisce dunque da un contesto nel quale si assiste non tanto al saldarsi di un’alleanza più o meno estemporanea tra una fazione di notabili li­berali locali e la criminalità comune, quanto alla metamorfosi di uno dei nuclei fazionali in conflitto in vera e propria comitiva armata. Papa Ciro a fine Settecento aveva avuto probabilmente un’iniziazione mas­sonica, assorbendo una cultura venata anche di illuminismo.

Ma a costringerlo a darsi alla latitanza, e poi a subire l’imprigionamento – nel 1803 – non era stata una eventuale persecuzione politica, bensì la ben più prosaica accusa di omicidio di un rivale a causa di una donna che i due si contendevano. Riabilitato al mo­mento della conquista del regno da parte dei francesi nel 1806, il sacerdote era uscito di prigione e, forte di una nomea di antiborbonico, si era visto riconoscere inizialmente nel regno napoleonide una forte legittimazione da parte del regime, al punto che a lui, alla sua famiglia e alla sua fazione quest’ultimo aveva conferito il comando della guardia nazionale di Grottaglie. Ma in seguito la fazione rivale, alla quale apparteneva la famiglia dell’uomo che aveva probabilmente assassina­to, era riuscita a prevalere e a farlo condannare a 15 anni di carcere. Per sfuggire alla prigionia, il sacerdote aveva a questo punto scelto di fare della clandestinità e della criminalità il proprio orizzonte di vita, ponendosi alla testa di una banda che aveva individuato in parte del mondo dei possidenti il bersaglio delle proprie estorsioni, violenze di ogni genere, scorrerie. Il che, per altro, non pareva avergli impedito di affiliarsi a una vendita carbonara locale; quella, evidentemente, isti­tuita dai suoi sodali di fazione a Grottaglie. All’inizio della restaurazione, diversamente da altre comitive brigantesche, non aveva potuto godere dell’amnistia offerta dai Borboni a quante tra di esse fossero state in grado di esibire qualche prova di una loro propensione filolegitti­mista e di un loro impegno anche solo simbolico contro il regime di Murat negli anni precedenti e la sua carriera di latitanza criminale era proseguita, mante­nendosi nel solco della contiguità con alcune reti carbonare e con una parte del mondo dei galantuomini che in esse si riconoscevano31.

Fondamentalmente Annichiarico, alla testa di quella che fu tra il 1816 e il 1818 la più sanguinaria tra le bande che infestavano le Puglie e anche altre aree del regno, lavorava in primo luogo a beneficio di se stesso e di quanti lo accom­pagnavano nelle sue azioni di estorsione, di grassazione, di violenza ai danni dei benestanti appartenenti a fazioni diverse dalla sua. Al tempo stesso, però, egli esercitava un carisma quasi sacrale nell’ambito degli strati popolari del mondo rurale, presso i quali il successo delle sue imprese gli aveva fatto guadagnare la nomea di mago; mentre, per altri versi, prestava funzioni che potremmo definire di polizia privata al servizio dei nuclei di carbonari-notabili con i quali si trovava in sintonia. Questi ultimi avevano fatto patti con papa Ciro solo per «necessità»? E, dunque, per difendersi dalle violenze esercitate attraverso i calde­rari da quanti si riconoscevano in un legittimismo inossidabile ed erano pertanto animati da una volontà persecutoria nei loro confronti?

C’è da dubitarne.”

EPISODI PUGLIESI in “Società segrete nelle Puglie-(1817-1828) dai ricordi del generale R. Church governatore di Terra di Bari e di Terra d’Otranto comandante dell’esercito napoletano in Sicilia, ec. ec”

UNA BANDA DI BRIGANTI .

Gli ostacoli messi sulla via di Church dall’ intendente, il quale, fino all’ arrivo dell’ Alter Ego, aveva un controllo sulla polizia, furono di grande impedimento all’ azione contro le società segrete più pregiudicate, la peggiore delle quali, quella dei Fratelli Decisi, era nè più nè meno che una società di assassini, mascherati sotto una specie di veste repubblicana e massonica. Ma nella caccia alle bande dei briganti, così intimamente collegate con le società, il generale potè operare con perfetta libertà in virtù del suo comando militare.

Per prepararsi a muover loro guerra, Church stabili presidi di soldati di cui poteva fidarsi nelle principali fortezze.

<< A Lecce dovrà risiedere, almeno per alcuni mesi, una forte guarnigione. Ivi trovansi molte associazioni armate della classe più bassa presiedute da fanatici, fra cui sono molti preti. È necessario tenerle al posto mentre io guido le mie colonne attraverso la campagna. Qui, come a Taranto e a Brindisi, dobbiamo avere provvigioni per 350 uomini. Non abbiamo artiglieria, eccettuato un cannone da quattro, che collocai io quando venni l’altra volta. La fortezza di Taranto dev’ essere il centro delle mie operazioni. Brindisi è il posto che mi dà più pensiero, a causa di quella maledetta prigione e della cattiva qualità del battaglione di riserva che là risiede. Il battaglione di Corona non è degno di fiducia. >>

Egli descrive poi i preparativi per l’attacco alla banda di Ciro Annichiarico, la più formidabile di tutte.

<<< L’operazione peggiore sarà quella della distruzione delle bande dei malandrini a caval o, che scorrazzano per la provincia; fra di esse la più famosa è quella di Ciro Annichiarico di Grottaglie, che è adesso a capo di una banda di malandrini a cavallo, in qualche posto vicino a Martina. Questo individuo è un soggetto anche peggiore di Vardarelli, e più difficile a far prigioniero, perchè non tiene il campo come Don Gaetano. Egli, quando è inseguito, o scioglie la sua banda, o se ne allontana dopo essersi mostrato, e si nasconde in luoghi inaccessibili nelle vicinanze dei numerosi protettori che possiede presso Martina. Finora non ho fatto un passo contro il birbante a fine di prendere una buona deliberazione e di procurarci l’aiuto di coloro che soli sono capaci di assicurare il successo delle nostre misure. I suoi protettori sono principalmente quelli che non osano darne informazioni, temendo di essere poi presi ed uccisi. Questo individuo serve talora d’ istrumento alle diverse sette, riparandosi sotto il loro scudo, ma io credo che esse possano essere indotte non solo a consegnarlo alla giustizia, ma anche a sopprimerlo. I preti fanno brutta figura fra i ladri e gli assassini di questa provincia. Annichiarico è un prete; ve n’è un altro chiamato Gasparo Vergine di Magli e presso Lecce, che tento di arrestare; ed un altro che mi è quasi alle costole, l’arciprete di Surbo, un villaggio distante circa quattro mig ia da Lecce. Si dice che questo birbante sia il capo di 24 bande di malfattori armati, che abbia una bandiera

rivoluzionaria in casa ed una quantità di armi e munizioni nascoste. Si dice che sia venuto nella chiesa di Surbo la notte di Natale e che abbia detto messa vestito da militare, oltre all’essere reputato autore di molti assassini e oltraggi recati a uomini e donne. Aspetto di potermi impadronire ad un tempo di lui, delle sue carte e delle sue bandiere, affinchè non gli rimanga possibilità di scampo. »

Church raccoglieva a poco a poco gente intorno a sè usando modi amichevoli, e Ciro Annichiarico diventò l’ oggetto principale dei suoi pensieri.

Il 15 di gennaio scrive : « Il giorno onomastico del Re detti un ballo a Lecce, al quale furono invitate tutte le persone rispettabili, distanti anche 30 miglia dalla città. Vi erano più di 500 persone e regnò I’ ordine e l’armonia più perfetta.

>> Il famoso Ciro Annichiarico mi darà un po’ da fare. Col prossimo corriere vi spedirò un rapporto ufficiale sulla sua banda che ha disarmato cinque fucilieri reali mentre si recavano a Ostuni e presso Castelli fra Francavilla e Martina. Il governo dovrebbe mettere 500 ducati, anche 1000 di taglia sulla sua testa, invece di 200. Ho un piccolo distaccamento in osservazione dei suoi movimenti; ma siccome a me non piacciono mezze misure, sto concertando un piano con l’ aiuto degli stessi abitanti e delle truppe, altrimenti vedo poca speranza d’impadronirmi di lui, a causa dell’ inutilità del telegrafo. >>> Una lettera ufficiale fece seguito la vigilia della partenza.

« N° 24.

>> All’ Eccellentissimo Principe di Nugent, capitano generale, ec. > Quartiere generale di Lecce, li 20 gennaio 1818.

>> Eccellentissimo Signore,

>> Nel mio dispaccio in data del 19 corrente, V. E. avrà rilevato che il noto fuorbandito Ciro Annichiarico di Grottaglie si è messo

in campagna da pochi giorni e che la sua banda a cavallo è di 40 a 50 uomini.

> Siccome vi era possibilità che il dispaccio cadesse in mano di questi assassini perciò lo scrissi in inglese.

>> Questo fuorbandito ha moltissimi protettori di varie classi, li quali lo proteggono per due motivi, cioè interesse e timore; per l’ ultima ragione vi sono persone di rispettabil tà, e per la prima causa de’ villani e massari in numero infinito.

>> Egli per lo più batte la campagna dentro un circolo di piccola circonferenza, nel giro della quale si rinchiudono i paesi di Martina, Ostuni, Francavilla, Ceglie, I Castelli, Bosco di Chianella ec.

>> Tosto che la banda sopradetta comparve e ch’ ebbe disarmato i fucilieri reali vicino al luogo chiamato i Castelli, ho spedito gli ordini al maggiore Corsi di marciare da Gioja a Martina, ed il maggiore Francia da Bari ad Ostuni; ciascuno di questi uffiziali colla sua colonna mobile di riserva; ed ordinai ugualmente che 100 uomini della guarnigione di Taranto si portassero sopra Grottaglie e Ceglie ; e da Lecce distaccai uno squadrone di cavalleria, una compagnia di volteggiatori sanniti e 30 uomini scelti nel battaglione macedone sopra Ostuni, ove l’ uffiziale comandante quest’ ultimo distaccamento (cioè il maggiore Bianchi) prenderà cognizione de’ movimenti della banda degli assassini per seguitarla dappertutto in concerto con le altre colonne.

>> Mi pare difficile che la banda degli assassini così circondata da ogni lato possa evitare di cadere in mano di una od altra delle colonne, ciascuna comandata da un ufficiale di ran zelo ed attività, quali sono i maggiori Zeno, Corsi, Bianchi, di Montrone e Francia.

>> Queste disposizioni combinano ugualmente la posizione della strada consolare da Bari a Lecce e la comunicazione dalla parte dell’Adriatico sino al golfo di Taranto. Ho pure ordinato ad una piccola

colonna di operazione di fermarsi a Castellaneta per cooperare con le altre colonne ed impedire ai perseguitati di rifuggire verso la Basilicata e nel bosco di Gioja. E sto cercando altre misure per mezzo degli abitanti stessi, le quali forse saranno anche più efficaci che tutto lo zelo, l’intelligenza e il coraggio degli uffiziali e soldati impiegati in questi movimenti, nonostante che il numero degli ultimi sia quasi di 500 uomini.

>> Ho adesso soltanto da osservare che per mancanza dalla parte de’ telegrafi non ho potuto eseguire i miei movimenti da parti distanti così sollecitamente come avevo combinato con i maggiori Corsi e Francia, avendo i capi posti de’ telegrafi, in vari punti, abbandonato i loro posti.

» R. C. »

L’ aspettativa del generale fu ben presto sod disfatta. Uno dei ricoveri della banda era San Marzano. Questo paesotto isolato, posto su di una spianata rocciosa dell’ arso altipiano, circa a mezza strada fra Oria e Taranto, è abitato da una popolazione di pura origine albanese, i cui antenati fuggirono dal loro paese per l’invasione dei Turchi, verso il principio del secolo XVII. Al tempo del generale Church conservavano il loro linguaggio albanese, non ancora al giorno d’oggi messo in disuso dai vecchi. La veduta dalla sommità rocciosa e dalle mura dell’antico castello comprende una vasta estensione; ciò non ostante i briganti si lasciarono sorprendere durante un’ orgia della banda. La città fu presa di assalto e la maggior parte della comitiva fu fatta prigione, ma Ciro Annichiarico fuggì.

Il generale Church era a Lecce quando gli giunse notizia del combattimento di San Marzano, ed egli scrisse a Nugent il 29 gennaio 1818:

<<<< Grazie all’ attività e al coraggio degli ufficiali e dei soldati impiegati alla caccia di Annichiarico, nel breve spazio di una settimana è stato circondato da ogni parte, cacciato fuori dalla fortezza e la maggior parte della sua banda è stata arrestata. La condotta del maggiore Francia nel dar l’assalto a San Marzano servirà di buon esempio pel futuro, e l’attacco della cavalle ria è degno del più alto encomio. Abbiamo preso Annichiarico e i suoi Decisi nella rete, e se non fosse stato per l’infame condotta degli abitanti di San Marzano, l’intera banda di quaranta o cinquanta assassini sarebbe stata inevitabilmente presa o uccisa. Ciro è scappato. Egli conserva ancora una banda di venti o trenta persone, da cento a duecento complici in vari luoghi, e tre o quattro agenti per compiere gli assassinî nelle città, come a Lecce, Brindisi e Francavilla. Io conosco il nome di molti di questi furfanti. Egli ha fatto fare una ricognizione nelle prigioni di Brindisi e di Lecce e ha fatto dire ai suoi cani infernali di seguaci che saranno presto messi in libertà. Ma siccome è miglior assassino che non generale, è stato cacciato fuori dal suo centro dai nostri movimenti, prima che avesse tempo di unire le sue forze e di mettere in esecuzione i suoi piani. Domani vado a Manduria, a San Marzano, Francavilla, ec., a dar la caccia all’ assassino in capo, ed ho grandi speranze d’ impossessarmene, non ostante si vanti di essere capace di farsi condurre dinnanzi qualunque delle autorità anzi che esse s’ impadroniscano di lui e possano sventare le sue molte minacce di delitti. »

Queste minacce, a dir vero, non furono vane. La persona che pochi giorni dopo dette per pr ima notizie dei movimenti di Ciro e si offri di condurre le truppe nel suo nascondiglio, fu nella stessa notte uccisa da qualcuno della banda, ed il corpo mandato nel suo villaggio con minaccia di esterminio generale.

Ma la caccia continuava con sempre maggiore attività. L’aiuto che gli abitanti di San Marzano avevano dato ai briganti, nell’occa

sione dell’ assalto, valse loro l’avviso che per la loro infame condotta meritavano che la città fosse messa a fuoco. Per citare di nuovo le parole del generale: «Io concessi loro cinque giorni per cercare di scoprire il nascondiglio di Annichiarico o farlo prigioniero, informandoli che, se non veniva preso, avrei bruciato il villaggio; ed il quarto giorno dalla mia minaccia Annichiarico era nostro prigioniero. >>>

I dispacci seguenti sono datati di Francavilla, 10 febbraio 1818. Essi furono portati a Napoli dal colonnello Schmerber, capo dello stato maggiore del generale, con una delle solite lettere private a Nugent, nella quale era data ampia relazione della cattura e della morte di Annichiarico. Egli venne fucilato militarmente nella pubblica piazza di Francavilla l’8 febbraio, ventiquattro ore dopo di essere stato fatto prigioniero. <<< Questo birbante, di soli 43 anni, aveva per 17 anni sfidato le autorità civili e militari della provincia. Fu preso finalmente da pochi valorosi ufficiali e soldati della divisione e ucciso per mio ordine nella pubblica piazza di questa città alla presenza di un immenso concorso di gente attirata da uno spettacolo che non avrebbe mai supposto di vedere quello del terribile Ciro Annichiarico che scontava pubblicamente la pena di morte per i suoi delitti e le sue ribellioni per mano dei soldati del Re.

>> Ho da deplorare la morte di cinque valorosi soldati e di un ufficiale, e cinque feriti nell’attacco della torre di Scaserba presso Grottaglie. Fui costretto a portare da Taranto non solo un cannone, ma un paio di fucili di maggior calibro, a fine di non perdere tempo nell’ assaltare la torre ed anche per essere ben preparato in caso di qualche tentativo da parte degli abitanti per salvare Ciro. Non potete immaginare la gioia generale alla morte del terribile bandito e alla distruzione della banda dei Decisi, poichè adesso si capisce

che la banda di Annichiarico e dei Decisi era la stessa cosa. Spero che approverete il mio piano di operazione, essendo stato coronato dal più brillante successo. Esso consisteva s mplicemente in ciò: Francavilla era occupata dal colonnello Guarini e da un piccolo corpo. I tre maggiori Corsi, Bianchi e Francia, ciascuno con la sua colonna, si aggiravano nel circolo già a voi descritto, di cui Francavilla e Grottaglie erano il centro. Io ero occupato con un piccolo corpo ad aggirarmi rapidamente attorno al circolo, distaccando le truppe legionarie ed i volontari raccolti fra gli abitanti di ciascun villaggio per unirli nella caccia generale, e a percorrere il paese visitando tutte le masserie, i boschi, le caverne, ec., nel circuito delle nostre operazioni. Con queste misure abbiamo avuto la soddisfazione di vedere i nostri sforzi coronati da successo. I volontari dei villaggi di Fragagnano e di San Marzano furono i primi a scoprire il bandito, e a tenerlo a bada finchè le truppe lo bloccarono del tutto. Il colonnello Schmerber vi consegnerà il taccuino di Annichiarico. Dev’ essere aperto con precauzione perchè nel taschino sotto il sigillo vi è una cartina di veleno che l’assassino portava sempre seco. Nel portafogli vi è il suo diploma di Deciso e le istruzioni come primo funzionante, cioè comandante in capo.

>> Tutte queste operazioni sono state eseguite dai militari; spero sarà una buona occasione perchè voi raccomandiate in particolar modo a Sua Maestà gli ufficiali ed i soldati che si sono tanto distinti nella circostanza.

>> Il luogotenente colonnello Schmerber vi darà le informazioni più esatte del nostro modo di procedere; ve lo raccomando caldamente, mio buon amico….

>> Domani vado a Taranto, e fra pochi giorni farò ritorno a Lecce, dopo aver stabilito a Francavilla una guarnigione, la migliore che i mezzi mi permetteranno, lasciando una piccola colonna sotto gli

ordini dell’ instancabile maggiore Corsi per l’arresto dei malandrini che rimangono della banda di Annichiarico. >>>

Il generale Nugent scrive immediatamente in risposta alle gradite nuove contenute nei precedenti dispacci :

>> Mio caro Church,

<< Napoli, 14 febbraio 1818.

>> Schmerber è arrivato ieri sera. Ho subito inviato il rapporto al Re, ma non ne ho ancora ricevuto risposta. Sono certo che sarà contentissimo, poichè davvero la fine dell’ affare di Annichiarico è di alta importanza non solo per sè stesso, ma per le conseguenze ancora. Essendosi fatto molto rumore sugli affari di Lecce, tanto qui che fuori, questo risulta to avrà eccellente effetto. Circello e Tommasi sono soddisfatti al massimo grado. Medici è a Terracina per trattative col governo romano. Il Re sarà di ritorno domani. Non occorre aggiunga quanto sono lieto che per opera vostra sia terminato l’affare, e come ciò stabilisca il vostro credito tanto col governo quanto nell’esercito.

>> Voi avete adesso ottenuto l’ Alter Ego con i poteri più estesi. L’intendente non può mettere ostacoli sulla vostra via finchè rimane al suo posto, cosa che non durerà a lungo, e solo si aspetta un modo conveniente di richiamarlo. Dopo il colpo che avete dato, le cose sono decise, ma occorrerà qualche tempo ancora e tutti i vostri sforzi per mettere ogni cosa nel suo corso regolare. Adesso farete quello che crederete meglio. Io cercherò di fare quanto posso per le persone che voi raccomandate e coglierò l’occasione per mettere l’esercito sotto il migliore aspetto. Ditemi quando credete il momento più opportuno che io venga a fare un giro dalle vostre parti, avendo speranza di esserne presto in grado.

>> Vostro affez.mo >> NUGENT. » Cinque giorni dopo Church trasmette un altro dispaccio ufficiale a Nugent da Taranto:

<<< Nel mio ultimo rapporto spedito col tenente colonnello Schmerber ho avuto l’onore d’informare V. E. del felice risultato delle mie operazioni contro le comitive di assassini e ribelli sotto nome di Decisi, e della cattura e morte dell’ infame loro capo, il noto Ciro Annichiarico.

>> Il numero degli scellerati, giudicati e condannati a morte dalla commissione militare da me installata in Francavilla e fucilati nella piazza di quella città per ordine mio dopo di essere stati condannati, è di 18, tutti complici di Annichiarico e della sua banda. Oltre di questo numero di già fucilati ho mandato a Lecce 32 altri prigionieri per essere giudicati dalla commissione militare ordinaria in quel quartiere generale, non potendo più trattenermi in Francavilla senza perdita di tempo prezioso per le mie altre operazioni. Da Lecce manderò i processi verbali della commissione militare, i quali sono ben lunghi, ognuno de’ condannati avendo otto o dieci testimonianze almeno contro di lui ed essendo sviluppato nel processo il piano di saccheggio generale e rivolta concertato da quegli scellerati contro gli abitanti generalmente di questa provincia e contro il governo e la sacra pers na di S. M. >>>

In altra lettera della stessa data al marchese Tommasi egli aggiunge:

<<< Le teste de’ delinquenti sono state mandate ai paesi ove appartenevano ed ivi messe in gabbia di ferro per atterrire altri infelici uomini da simili misfatti. >>>

Queste teste furono tolte in seguito al suo proclama del 1o maggio 1819 quando fu ristabilito l’ ordine. Più tardi egli dà questo sommario dei risultati degli atti giudiziari contro i Decisi.

<< Al signor marchese Patrizi Direttore del Ministero di polizia

>>>> Signor Direttore,

>> Quartier generale di Lecce, 28 giugno 1818

>> Ho l’onore di trasmetterle le carte originali della congiura degli scellerati che si chiamano Decisi. Copie delle quali sono state rimesse da me al governo di S. M. insieme colla bandiera nera, le decorazioni, ec., per il canale dell’ Ecc.mo Signore il capitano generale nel mese di febbraio passato di quest’ anno, nel mentre che il mio accampamento generale era a Francavilla. Si osserverà nella patente che molti caratteri maiuscoli sono scritt i con sangue.

>> Ho il piacere d’ informarla che tutti gli scellerati nominati nelle dette carte sono stati già fucilati avendo subíto la pena di morte in Francavilla framezzo a più di 20,000 spettatori e con le stesse cerimonie prescritte da loro medesimi per le vittime delle loro atrocità; cioè non furono fucilati con lo squillo della loro tromba, ma con quello della truppa reale di S. M. >>>

Dopo la cattura di Annichiarico il generale fece un giro per la provincia scortato da alcuni capi. Egli fu ricevuto dovunque con entusiasmo e con manifestazioni di gioia, come il liberatore della provincia dal flagello del brigantaggio che per così lungo tempo l’ aveva oppressa. Le sue colonne percorrevano i luoghi dove si diceva si nascondessero i superstiti della banda. A uno a uno, nel corso di poche settimane, tutti i suoi ben conosciuti membri furono presi mercè l’aiuto e le informazioni degli abitanti ed abbandonati alla commissione militare per l’ immediata esecuzione. Le liste ufficiali e le lettere private si estendono in particolari sui loro delitti.1 Ma

1 La cattura di Occhio Lupo, di Perrone, di Capocelli e di altri noti briganti è menzionata nelle carte ufficiali; i processi verbali e le carte dei Decisi prese a Grottaglie sono conservate.

tutto non era finito. Più tardi i misfatti di un’ altra banda nelle vicinanze di Gallipoli richiamarono colà il generale.

Scrivendo il 27 marzo dice di essere stato nell’estremità meridionale della provincia:

<<< Nel distretto di Gallipoli e del Capo di Lecce siamo stati ben ricevuti e abbiamo avuto ottimo successo nell’arresto dei briganti e degli assassini che per lungo tempo tenevano il distretto in uno stato deplorevole, quelli stessi che bruciarono vivo l’arciprete di Castrignano ed un vecchio di 70 anni ad Avigliano, oltre molti altri. Tutti questi delitti furono commessi dalla stessa banda, la quale, sebbene meno numerosa, era altrettanto diabolica di quella di Ciro. I capi di essa erano diversi fratelli chiamati Sanso, insieme con vari altri assassini del distretto di Gallipoli. Siamo riusciti a prendere la maggior parte di essi, eccettuato solo due dei fratelli Sanso, sui quali spero metter la mano fra pochi giorni. I capi sono in nostro potere. >>>

Per alcun tempo la giustizia gravò la mano sugli assassini appartenenti alla setta dei Decisi e alla banda di Annichiarico, per delitti commessi negli anni antecedenti e che essi credevano dimenticati.

L’11 aprile Church scrive da Lecce:

<<< Ho scritto al marchese Tommasi perchè la commissione militare sia prolungata almeno per il mese di maggio, perchè il numero degli assassini che sono in prigione e che debbono essere ancora processati richiede parecchio tempo. La commissione è adesso occupata col famoso fatto di Martano (un antico affare), in cui una intera famiglia fu uccisa dagli assassini, anche allora appartenenti alla banda di Annichiarico. Il delitto fu commesso alcuni anni or sono. Quaranta malandrini, guidati da Annichiarico in persona, assalirono una casa nella città di Martano e vi rubarono 20,000 ducati o più, uccidendo poi tutta la famiglia. Alcuni di questi furfanti erano stati

presi tempo fa; del rimanente ho avuto io la fortuna d’impadronirmi. Ve ne sono qui in prigione 28 che debbono passare sotto processo. >>>

In questo modo rigido e severo, ma calmo e retto, Riccardo Church disimpegnava il delicato incarico di Alter Ego del sovrano. I briganti presi come Ciro Annichiarico in aperta ribellione, con le mani insanguinate e armati, erano giustiziati nelle 2 4 ore. Altri, arrestati sotto accusa di omicidio e di oltraggio, erano condotti innanzi alla commissione militare e subito processati; e le sentenze venivano riferite sempre al generale perchè le prendesse in esame e le approvasse. Church agiva come equo giudice, non delle opinioni ma dei delitti, e la sua sentenza di assoluzione o di morte era subito eseguita. I fatti citati nelle seguenti lettere dimostrano quanto diverso fosse l’iniquo sistema giudiziario in uso.

19 marzo. << Martedì scorso la commissione militare condannò a morte quattro delinquenti colpevoli di omicidio. Essi furono giustiziati pubblicamente qui a Lecce il giorno stesso alla presenza della popolazione e delle truppe sotto le armi. Questi furfanti erano stati cinque anni in prigione! Ve n’erano otto: quattro condannati a morte, due ai ferri a vita, due assolti. Questi ultimi <« poveri diavoli >>> avevano sofferto ingiustamente cinque anni di prigione!!!»

Ecco un altro esempio dell’azione spaventosa con cui era stata minata la società dalle associazioni segrete, e dello stato di sospetto in cui viveva il governo:

<<<< Ieri (10 aprile) ricevetti dall’ intendente diverse carte riguardanti i birbanti che appartengono al partito rivoluzionario di qui; non vi è nulla di nuovo oltre i nomi nei loro ruoli dei soldati che appartengono ad esso. Credo possedere ora tutte le carte di queste società, intendo i Patrioti, i Filadelfi e i Liberi Europei, insieme con le loro decorazioni, i sigilli, i registri, ec. Appena avrò tempo sufficiente farò un riassunto generale, estraendone le parti più importanti; ma le carte sono voluminose e alcune liste comprendono più di cento individui. Di una scoperta però sono felice: nella lunga lista dei vagabondi e dei pazzi citati in questi documenti rivoluzionari non vi è il nome di un solo individuo di grado elevato o rispettabile. Ecco l’errore dell’ intendente; egli viveva in continuo sospetto degli individui di questa classe, e ciò era causa di mali maggiori. » E aggiunge: «Per buona sorte l’ intendente mi manda ora un biglietto per pregarvi di volerlo raccomandare il più caldamente possibile per l’ intendenza di Salerno. >>>

Più tardi si lagna con Patrizi, ministro di polizia, dei cattivi magistrati della provincia, il bisogno di sostituire i quali era necessario per l’andamento della giustizia.

<< Lecce, 25 aprile 1818. >> Sono in dovere positivo di rappresentare a V. E. che dalle continue lagnanze contro varî giudici di pace, o sia giudici regi, presentemente funzionanti in questa provincia, e dalle osservazioni che io medesimo fo giornalmente della pessima condotta di molti di questi magistrati indegni, oltre l’ esperienza del passato, io sono intimamente persuaso che sarà misura indispensabilmente necessaria di cambiare tutti quelli di cui la pessima moralità e la negligenza de’sacri doveri sono riconosciute da ogni paese ed autorità di questa provincia. >>>

Il seguente brano di una lettera a Nugent dà un’ idea del materiale pericoloso e infiammabile col quale egli aveva da fare anche nell’ esercito :

<< Insisto perchè il generale Naselli mandi immediatamente delle fregate e dei trasporti a Brindisi per portar via i prigionieri. Sarebbe questa una buona occasione per allontanare anche il battaglione di Corona col pretesto di sorvegliare i prigionieri sul trasporto. Vi

erano quattro soldati di questo battaglione nella banda di Annichiarico e se i furfanti si fossero avanzati verso Brindisi non so quello che sarebbe succeduto. Ebbi cura però di fe rmarli a tempo. >>

Il battaglione Corona reale fu poi da Church trasferito a Taranto e in ultimo imbarcato per la Sicilia. Il generale pensava di essersene sbarazzato, ma senza dubbio formò parte della guarnigione rivoluzionaria di Palermo, che in seguito sfogò la sua vendetta su di lui nel 1820 per le misure severe prese in Puglia.

<<< 29 marzo. Sono stato a Brindisi, ho veduto di nuovo la riserva del Corona ed ho severamente rimproverati gli ufficiali. Essi promisero di emendarsi, ma tre dei capitani debbono certamente essere rimossi ed altri cambiamenti debbono aver luogo nel battaglione prima che possa essere in grado di diventare buono a qualche cosa. Tutto ciò vi proporrò a tempo debito. Io intendo, se approvate, di mandare provvisoriamente un buon numero di soldati ed alcuni ufficiali alla compagnia di disciplina per servire di esempio agli altri. >>>

Ma in complesso dà buone informazioni delle truppe: <<< Ad eccezione del reggimento Corona e di un altro, i Fucilieri reali, non posso dire se non bene dei soldati, specialmente degli Esteri e dei Sanniti. Quest’ ultimo è in realtà un battaglione superbo, adatto a qualunque servizio. >>> Nomina più volte molti dei suoi ufficiali come degni di lode e di promozione : il colonnello Francia, Benz, Guarini e Schmerber. «Secondo il vostro desiderio vi trasmetto i nomi di tre ufficiali fra i più meritevoli. Il luogotenente Fonsmort del battaglione Esteri è un giovane valoroso; egli fu il primo a tirare su Annichiarico nella torre di Scaserba, e la sua condotta è stata sempre ammirevole. Annichiarico stesso disse che se fosse stato re avrebbe nominato subito Fonsmort colonnello.” Il luogotenente De Nitis, del reggimento cavalleria Regina, è un valorosissimo ufficiale, sempre pronto al servizio, e che già molto si è distinto in varî incontri coi

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CHURCH.

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Vardarelli. I servigi ch’ egli ha resi sotto i miei ordini superano qualunque elogio. È pieno di coraggio, di attività, d’ intelligenza. Fra gli altri servigi resi contro i briganti di questa divisione, egli per due volte è passato solo attraverso la banda di Annichiarico quando era più numerosa e più fiduciosa di vittoria. >> Il sergente Canisius è quel famoso sergente dei granatieri del 1o battaglione Esteri, conosciutissimo per il coraggio mostrato contro i Vardarelli, tanto che è chiamato nella divisione Don Gaetano.” La sua condotta è stata ammirevole. Sarò molto lieto di vedere questo bravo sergente fatto ufficiale. >>>

Con gli estratti dei documenti ufficiali e le lettere di Church e Nugent siamo arrivati alla fine della campagna del nostro generale per la repressione del brigantaggio. Questo materiale storico ci fornisce la storia esatta dei piani e delle azioni di quella campagna durata due mesi, nella quale Church troncò la potenza delle società segrete e delle bande di assassini da cui era infestata la terra d’Otranto e che avevano sfidato il governo. I rapporti ufficiali confermano le lettere, e nei processi verbali delle cause contro i noti delinquenti da lui consegnati alla giustizia si leggono fatti più strani di quelli che si trovano nei romanzi, e formano il materiale delle narrazioni che danno argomento ad alcuni dei capitoli susseguenti.

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