
Architetto Antonio Fanigliulo “Queste foto potrebbero diventare storiche ci sono le ruspe che stanno modificando il paesaggio. soprattutto non si avrà più l’immagine storica del centro storico…I capannoni che deturperanno questa immagine”.

L’amministrazione D’Alo’, ed il sindaco “pifferaio ecologista” in particolare, potrà appuntarsi le tre “medaglie” più importante del suo “papato!!” distruttivo , in termini architettonici, paesaggistici ed urbanistici.
I suoi capolavori:
- La parziale demolizione del monumento ai caduti dell’architetto Marcello Piacentini;
- La riapertura della discarica (inerti:
- L’ eliminazione dello storico skyline di via leone XIII.
Dunque dove non sono riusciti “i cavalli di razza” della vecchia Democrazia Cristiani e subito dopo del P.d.S., c’è la fatta questo (ex) giovane virgulto cresciuto tra le pareti della sezione “Perduno” di Grottaglie.
CHAPEAU !!!
DI SEGUITO LA STORIA DEL PROGETTO CHE L’ASSOCIAZIONE SOCIETA’ CIVILE RIUSCI A FERMARE, OGGI A QUESTI NON LI FERMA NESSUNO!!!
LO STOP DEL PROGETTO DI 55 MILIARDI NEL QUARTIERE DELLE CERAMICHE ….ARRIVA IL PIFFERAIO E LO REALIZZA.
Negli anni Novanta, la città di Grottaglie fu al centro di un acceso dibattito politico e urbanistico legato a un maxi-progetto di finanziamento pubblico da ben 55 miliardi di lire. L’obiettivo formale dell’intervento era il recupero socio-economico, la ristrutturazione e la valorizzazione del celebre Quartiere delle Ceramiche, ma l’iter si rivelò estremamente complesso e dividivo. il contesto del progetto. Il piano nacque all’interno dei cosiddetti Programmi di Riqualificazione Urbana (PRU) o contratti di quartiere promossi dal Ministero dei Lavori Pubblici nell’ultimo decennio del Novecento. I fondi messi in gioco erano mastodontici per l’epoca (55 miliardi di vecchie lire, equivalenti a quasi 30 milioni di euro attuali) e prevedevano sia investimenti pubblici sia il coinvolgimento di capitali privati.

Le principali direttrici dell’intervento miravano a: Infrastrutture e consolidamento: Ristrutturare e mettere in sicurezza le storiche botteghe artigiane ricavate nella roccia della Gravina San Giorgio. Riqualificazione estetica: Creare percorsi pedonali, riasfaltare con basolato le vie storiche e migliorare l’arredo urbano per favorire il turismo. Interventi residenziali ed economici: Sanare alcune aree degradate adiacenti al quartiere e creare nuove strutture ricettive o espositive. Le polemiche e la mancata approvazione lineare.
Nonostante l’enorme opportunità economica, il progetto non ebbe un cammino facile e visse una fase di fortissimo stallo politico. Le opposizioni consiliari dell’epoca, insieme a parte della comunità degli storici maestri ceramisti, sollevarono dure critiche: Rischio stravolgimento: Molti artigiani temevano che un intervento così invasivo e calato dall’alto potesse stravolgere la fisionomia originaria e l’identità storica delle botteghe ipogee.
Speculazione edilizia: Il timore principale riguardava l’ingresso massiccio dei capitali privati legati al progetto, che secondo i detrattori avrebbe favorito la speculazione edilizia e commerciale a discapito della reale tutela dell’artigianato locale. Consumo del suolo: Emersero forti preoccupazioni sull’impatto ambientale nelle aree a quota inferiore rispetto all’abitato storico, paventando un aumento ingiustificato del cemento.
Cosa è successo dopo? A causa di veti incrociati, ritardi burocratici e modifiche ai piani originari, quel macro-progetto da 55 miliardi non venne approvato ed eseguito nella sua formulazione iniziale degli anni ’90. Negli anni successivi, e fino ai giorni nostri, l’amministrazione comunale ha dovuto parcellizzare gli interventi, attingendo a fondi europei, regionali e ai piani di Rigenerazione Urbana per importi progressivi più contenuti (come i recenti finanziamenti per il basolato e il restyling delle piazze storiche) per preservare l’area senza snaturarla.
Le cause dello stallo. Nonostante la stabilità politica garantita dai due mandati di Vinci, la giunta si scontrò con una forte opposizione interna ed esterna proprio sul progetto da 55 miliardi. Il dibattito non fu solo tra centro-sinistra e centro-destra, ma spaccò la stessa base progressista e i movimenti civici locali (molti dei quali temevano la speculazione e la cementificazione delle aree a ridosso delle gravine), portando a continui rinvii, modifiche e, infine, al ridimensionamento dell’opera originaria.
La mobilitazione cittadina e il panorama politico di Grottaglie negli anni Novanta offrono uno spaccato dettagliato delle forze in gioco e dei motivi per cui il dibattito sul futuro del Quartiere delle Ceramiche divenne così infuocato. Le posizioni dei comitati cittadini e degli artigianali maxi-investimento da 55 miliardi di lire generò una spaccatura netta nella comunità.
Non si trattava di un’opposizione al miglioramento del quartiere, ma di un profondo disaccordo sul modello di sviluppo proposto dal piano urbanistico .
I comitati spontanei di cittadini, supportati da associazioni ambientaliste e storici locali, si concentrarono su tre punti critici:
-La difesa delle botteghe ipogee: Molti maestri ceramisti storici vedevano nel massiccio piano di ristrutturazione un pericolo per le antiche fornaci e i laboratori scavati nella roccia della Gravina San Giorgio. Temevano che interventi strutturali invasivi potessero alterare il microclima e la stabilità delle grotte .
-Il timore della gentrificazione e della speculazione: I comitati paventavano che l’apertura ai capitali privati avrebbe trasformato il quartiere artigianale in una sorta di “parco giochi” turistico-commerciale sterile, espellendo le famiglie di ceramisti storici a favore di grandi investitori o catene estranee alla tradizione locale.
-L’impatto ambientale: Le associazioni sollevarono forti perplessità sul consumo di suolo a ridosso dei costoni della gravina, un’area dal delicatissimo equilibrio idrogeologico che rischiava di essere compromessa da nuove colate di cemento o infrastrutture pesanti.