GROTTAGLIE – Non è solo una questione di conti in rosso o dell’ombra di un imminente, e pesante, aumento dell’IRPEF regionale. Il nodo che stringe la Puglia è molto più profondo e strutturale: la regione è ferma, paralizzata da una crisi che i numeri ufficiali del 2025 fotografano senza sconti, smentendo la narrazione di un territorio in continua crescita.
Se ne discuterà pubblicamente domani a Grottaglie, a partire dalle ore 17:00 in Piazza Principe di Piemonte, in un incontro che promette di analizzare i nodi cruciali di una macchina amministrativa che sembra aver smarrito la rotta del futuro.
I numeri della paralisi: PNRR e PIL al palo
Il primo e più allarmante indicatore riguarda la capacità di spendere e investire i fondi europei. Come soggetto attuatore dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la Regione Puglia ha completato appena il 29,6% delle opere previste. Più di due terzi dei progetti sono ancora sulla carta o bloccati nelle maglie della burocrazia, con il rischio concreto di perdere treni generazionali per l’ammodernamento di infrastrutture, sanità e trasporti.
Questa incapacità di messa a terra degli investimenti si riflette direttamente sulle performance economiche. Nel 2025 l’economia pugliese ha registrato un timido +0,4% di crescita. Un dato non solo insufficiente, ma inferiore sia alla già modesta media nazionale (+0,5%), sia soprattutto al resto del Mezzogiorno, che nello stesso periodo è cresciuto dello 0,7%.

L’emergenza lavoro e il crollo dell’industria
Il riflesso sociale di questa stagnazione si abbatte sul mercato del lavoro. Gli occupati in Puglia sono diminuiti dello 0,3%, spingendo il tasso di disoccupazione fino alla soglia critica del 10%. Per fare un paragone, la media italiana si attesta al 6,1%: un divario netto che certifica la difficoltà dei giovani e dei professionisti pugliesi nel trovare una stabilità occupazionale nella propria terra.
A soffrire maggiormente sono i settori trainanti dell’economia reale: l’industria e le costruzioni – quest’ultime frenate anche dal post-superbonus – sono tornate in territorio negativo, spegnendo i motori dell’indotto manifatturiero e artigianale.
L’illusione della monocoltura turistica
In questo scenario di generale ritirata, l’unico segno positivo arriva dal turismo. Tra il 2014 e il 2024 gli arrivi in Puglia sono letteralmente volati, segnando un +56%, una performance nettamente superiore al Mezzogiorno (+38%) e all’Italia (+31%).
Ma può una regione di quattro milioni di abitanti reggersi esclusivamente sulle presenze estive e sui servizi ricettivi? Gli esperti e le opposizioni avvertono: il turismo da solo non basta. Senza una solida base industriale, la crescita legata ai visitatori genera un’economia fragile, caratterizzata da forte stagionalità, contratti precari, salari mediamente bassi e un limitato valore aggiunto tecnologico. Il rischio concreto è quello di trasformare la Puglia in una splendida “cartolina” per i visitatori, ma vuota di prospettive stabili per chi ci vive.
L’appuntamento di oggi
“Incapacità amministrativa, assenza totale di visione e clientelismo”. Sono queste le accuse formali che muovono l’iniziativa di domani a Grottaglie. L’incontro di Piazza Principe di Piemonte mira a superare la superficie della propaganda per offrire ai cittadini un’analisi lucida dello stato di salute della regione e, soprattutto, per avanzare proposte alternative per uscire da quello che gli organizzatori definiscono un vero e proprio “vicolo cieco”.