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La decisione dell’ASL Taranto di affidarsi alla teleradiologia per affrontare la carenza di radiologi è, a mio giudizio, completamente sbagliata, perché non tiene adeguatamente conto dei casi più gravi e complessi, quelli nei quali la presenza fisica del radiologo è fondamentale.
La tecnologia può essere uno strumento utile, ma non può diventare il paravento dietro cui nascondere la carenza di personale. In particolare, quando un paziente necessita di una TAC con mezzo di contrasto o di una angiotac in una situazione di emergenza, la semplice possibilità di trasmettere le immagini a distanza non risolve tutti i problemi clinici e organizzativi.
Se il radiologo non è presente e l’esame richiede una valutazione immediata e complessa, il paziente rischia di dover essere trasferito in un altro presidio. E in sanità, soprattutto nell’emergenza, la distanza è tempo e il tempo può essere vita.
Pensiamo ai percorsi Martina Franca-Castellaneta o Manduria-Castellaneta: un trasferimento può richiedere un’ora o un’ora e mezza in ambulanza, ai quali bisogna aggiungere i tempi per eseguire la TAC, ottenere la refertazione e decidere il percorso successivo.
E se l’esame evidenzia un quadro toracico o addominale grave che necessita di un intervento urgente? Dove viene ricoverato il paziente? Dove viene operato? Deve essere trasferito nuovamente?
Non basta fare una TAC. Bisogna garantire ciò che viene dopo.
È proprio sui casi gravi che una scelta organizzativa come questa rischia di mostrare tutti i suoi limiti. La teleradiologia può supportare il lavoro dei professionisti, ma non può sostituire il radiologo laddove sono necessarie valutazioni immediate, confronto multidisciplinare e assunzione di responsabilità cliniche in presenza.
Inoltre, l’assenza del radiologo può generare dubbi diagnostici e determinare ulteriori trasferimenti, con un aumento dei costi, dei disagi e soprattutto dei rischi per i pazienti e per gli operatori del 118.
In assenza di un piano assunzionale immediatamente disponibile, utilizziamo meglio le risorse che già abbiamo.
Oltre ad applicare la deroga prevista per gli orari dei radiologi, la Direzione Generale può valutare una mobilità d’urgenza dal centro verso la periferia, spostando temporaneamente, ad esempio, due unità dai presidi centrali a quelli periferici, soprattutto nelle fasce notturne e nei momenti di maggiore necessità, garantendo i LEA.
Si può inoltre rimodulare l’impiego dei radiologi nelle attività programmate e nelle metodiche CUP, destinando parte delle risorse ai presidi periferici.
Sono scelte organizzative concrete che possono ridurre trasferimenti in ambulanza evitabili, garantire maggiore sicurezza ai cittadini e, contemporaneamente, evitare costi aggiuntivi per il sistema sanitario.
C’è infine un problema di metodo che non può essere ignorato.
La Direzione Sanitaria deve imparare a interloquire con i medici, ascoltando chi ogni giorno lavora nei presidi, affronta le emergenze e conosce concretamente le criticità del territorio.
Non servono atteggiamenti arroganti, né decisioni calate dall’alto. Servono confronto, ascolto e responsabilità.
Perché quando si assumono decisioni organizzative sbagliate, soprattutto quando riguardano l’emergenza e la sicurezza dei pazienti, le responsabilità delle scelte adottate dovranno essere verificate nelle sedi opportune.
Non è una minaccia, è un principio elementare di responsabilità amministrativa e sanitaria: chi prende una decisione deve essere pronto ad assumersene le conseguenze.
La Regione e l’ASL Taranto non possono limitarsi a spostare il problema da un ospedale all’altro.
Devono garantire ai cittadini e ai territori che insistono sugli ospedali di Martina Franca, Manduria, Castellaneta e di tutti i presidi periferici cure tempestive, sicurezza, continuità assistenziale e personale adeguato alle esigenze dell’emergenza.
La tecnologia deve aiutare la sanità, non diventare l’alibi per non affrontare la carenza di medici.
Non basta refertare un’immagine. Bisogna garantire la presa in carico del paziente, soprattutto quando è grave.
Perché in emergenza la distanza è tempo. E il tempo può essere vita”.

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