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 “19 morti e venti feriti l’Italia pagò lo scotto di una missione che doveva essere di pace. mentre oggi in medio oriente si spara ancora l’Italia continua ad essere presente con i suoi soldati a garanzia dei diritti umani”.

Il 12 novembre 2003, in Iraq persero la vita 28 persone, tra cui 19 italiani. Nel ricordo dell’atto vile, nella Città Eterna nel 2010 venne inaugurata la “Foresta d’acciaio” 19 dolmen che ricordano i caduti di Nassiriya.

L’opera d’Arte realizzata a Roma in memoria dei caduti di Nassiriya ,vicino alla basilica di San Paolo-fuori le mura.  Diciannove menhir ideati dal celebre scultore grottagliese Giuseppe Spagnulo , e architetture ideate dagli architetti Lucio Agazzi e Nicola Agazzi di Bergamo, Maurizio Costacurta, Enrico Pocopagni, Paolo Pittaluga di Genova, Gabriele Amadori di Milano. Diciannove come il numero degli uomini colpiti, il titolo dell’opera è la “Foresta d’acciaio” diciannove blocchi di acciaio pieno forgiato, di circa otto tonnellate l’uno, ossidate come corrosi dal tempo. L’opera d’arte è risultata vincitrice di un concorso rivolto agli architetti, ma complessità dell’opera da realizzare, necessitava di un artista-scultore come   Giuseppe Spagnulo a cui si sono rivolti gli architetti Agazzi e Costacurta nominando lo stesso Spagnulo capogruppo. Gli elementi scultorei del maestro, menhir che si innalzano verso il cielo, riportano ai blocchi lapidei presenti nel basso Salento in Puglia la terra d’origine di Spagnulo (nato a Grottaglie-Ta) e quello che Agazzi e Costacurta cercavano di esprimere nel progetto fuori da retorica ma affermare il ricordo di Nassirya. La materia usata da Spagnulo e la sua arte interpretativa è perfettamente coerente alla nostra visione dell’opera che ricercava l’elemento simbolo nella massima semplicità, privo di richiami antropomorfi o di elementi retorici”. Anche l’architettura di Agazzi è pura ed efficace, un completamento del disegno urbano, con funzione di collegare spazi, percorsi ed opera che non fosse una semplice base, o cornice del monumento Un percorso ad ellisse che prende origine, assicurando continuità e degno epilogo all’ampio viale centrale al parco. Viale che parte dalla basilica ed ora termina, senza comprensibile scopo, semplicemente nei pressi del vertice del parco.

L’ellisse in Travertino fa da intorno vivibile ai Menhir, il prato interno all’ellisse è tagliato in due parti uguali da un cammino, -percorso mistico- pensato in marmo nero opaco per distinguersi dall’altro marmo. Un tracciato non più curvilineo, al contrario dal disegno rigido, ad andamento segmentato, al quale si affiancano e dal quale hanno origine i Menhir stessi. Il visitatore potrà camminare tra le steli, alcune molto ravvicinate e sentirsi parte dell’Opera, sfiorare l’acciaio corroso dei Menhir”. “Un elemento di grande importanza matrice della soluzione progettuale è stata la facilità di fruizione degli elementi monumentali stessi, dell’uso degli spazi, della comodità della visita all’area con sedute ad esedra allineate al percorso. Una visione a 360° che assicurerà molteplici, orbitali punti di osservazione dell’Opera che sembrerà viva, modificando il suo disegno ad ogni diverso punto di vista. La luce ulteriormente disegna l’insieme architettonico del monumento. Studiata dall’Artista e lightdesigner milanese Gabriele Amadori, docente al Politecnico di Milano illuminerà i Menhir da faretti incassati nel prato con luci rosse, viola, gialle -ad evocare il fuoco- sui lati esterni, mentre il cuore del percorso mistico sarà illuminato con una –spirituale- luce bianco candida”.

Di grande effetto quindi è anche la visione notturna dell’insieme monumentale, evidente anche da chi in auto percorre le strade laterali confluenti nei pressi dell’Opera. Il gruppo di progettazione si è diviso gli incarichi: lo scultore Giuseppe Spagnulo (opere d’arte), l’architetto Lucio Agazzi (progettazione complessiva) l’architetto Maurizio Costacurta (stesura delle documentazioni, grafica e public relation) il prof. Gabriele Amadori (progettazione dell’illuminazione), l’arch. Enrico Pocopagni (strutture di fondazione), il geom. Paolo Pittaluga (preventivi e stime), l’architetto Nicola Agazzi, (aiuto al CAD e realizzazione del plastico). Un pool vincente che è riuscito ad aggiudicarsi la gara alla quale hanno partecipato più di 150 gruppi di progettazione. (1)

Giuseppe Spagnulo è nato a Grottaglie nel 1936. Fin dalla fine degli anni Sessanta Spagnulo realizza grandi sculture in metallo, utilizzando forme geometriche primarie, al cui interno si aprono tagli profondi. Non si tratta di lacerazioni materiche, di ferite metaforiche di stampo informale, ma di fratture nettamente incise, che disegnano geometricamente anche il volume cavo. Spagnulo  in tutte le sue opere ribadisce l’interesse per una monumentalità insieme minimalista e aggressiva.

Si forma tra il 1952 ed il 1958 presso l'”Istituto d’arte per la ceramica” di Faenza . Nel 1959 è assistente nel laboratorio di scultura di Lucio Fontana ed Arnaldo Pomodoro  e conosce Piero Manzoni e conosce . Nel 1968 prende parte alle proteste universitarie e lavora alla prima opera plastica in ferro. La sua prima formazione avviene nel laboratorio ceramico del padre, dove s’impadronisce della tecnica del tornio. Dopo aver compiuto i primi studi presso la Scuola d’Arte della sua città, si trasferisce all’Istituto della Ceramica di Faenza che frequenta dal 1952 al 1958, allievo di Angelo Biancini. 

(1) Rif. Edilportale “Sorgerà a Roma il Monumento ai Caduti di Nassiriya”2007.

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