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DI MICHELE D’ALO’

La passione per il cinema, per i ragazzi della mia generazione, ha avuto inizio negli anni ’50 quando a Grottaglie, la gloriosa Congregazione Mariana, attraverso i suoi ministri, padri gesuiti, formava ed educava tutti i giovani, uomini e donne, compreso me ed i miei tre fratelli. Per noi grottagliesi una vera e propria manna dal cielo: la Divina Provvidenza era scesa sulla nostra città per far crescere e formare tanti giovani futuri valenti professionisti ed artisti.

Tra i vari padri gesuiti che si sono avvicendati in quegli anni a Grottaglie, padre Vincenzo Campagna in primis, c’era padre De Luca il quale, di tanto in tanto, munito di un vecchio proiettore, ci portava giù al vecchio palazzo del principe, in piazza regina Margherita, per farci assistere a films di vario genere in bianco e nero. Il momento più interessante per noi ragazzi era la scena del bacio quasi sempre al termine del film; erano baci appassionati, naturalmente.

Ma, al fine di evitare a noi la visione peccaminosa, a suo dire, del bacio, oscurava con le sue grandi mani il proiettore. I ragazzi più piccoli non osavano batter ciglio a tale divieto, mentre quelli più grandi reagivano con veemenza con fischi, mugugni e contestazioni varie. Immediata la reazione del padre De Luca che, con il suo fisico alto, magrissimo e con le sue mani grandi e ossute interveniva con fermezza a pacificare i rivoltosi animi distribuendo a destra e a manca scappellotti. Le dita delle sue mani sul collo e sulla testa di noi ragazzi avevano l’effetto dei colpi di manganello dei celerini dei quali ricordo ancora il dolore che sentivo dietro le spalle durante una carica della polizia al mio primo sciopero, da studente a Taranto, nel 1958, per Trieste libera e italiana.

Adolescenti, poi, ogni lunedì sera, di corsa, da casa giù al vecchio Cinema Vittoria dove venivano proiettati films di Tarzan, naturalmente in bianco e nero, con gli attori americani Johnny Weissmuller, Ester Williams e l’immancabile Cita, un adorabile scimpanzé. Indimenticabili.

Tutte le domeniche, di pomeriggio, alle 14,30, si faceva la fila al botteghino per andare a vedere, solitamente, films western. Gli attori più famosi erano John Wayne, Alan Ladd, Jeff Chandler, Gary Cooper, James Stewart, Burt Lancaster, Charlton Heston, Gregory Peck etc..

Erano interessanti anche i films di spadaccini tra i quali: I 4 moschettieri, il Conte di Montecristo etc..

Seguirono, nel 1959 le prime commedie all’italiana: Poveri ma belli con gli attori Maurizio Arena, Renato Salvatori e la splendida Marisa Allasio.

Il cinema per noi ragazzi non era soltanto la bellissima visione in sé stessa del film, ma anche e forse soprattutto i retroscena che ne seguivano. Un panino con la mortadella!!!

All’epoca il prezzo del biglietto d’ingresso al cinema era di 45 lire; bisognava, pertanto, racimolare tutte le le domeniche e i lunedì tale somma, anche perché in famiglia si era in quattro fratelli tutti appassionati di cinema.

Già dal sabato pomeriggio, finiti i compiti, cominciava la questua presso le zie, nonni e parenti vari; le famiglie, allora, erano continuamente in mutuo soccorso, proprio come oggi…….

A volte mancava qualche lira per arrivare alle 45 lire, prezzo del biglietto al botteghino; ci si recava direttamente all’ingresso del cinema, baipassando il botteghino, presidiato da due anziane signore, sorelle, preposte al controllo dei biglietti, che a turno ci facevano benevolmente entrare in sala con le sole lire in nostro possesso.

La sala cinematografica era così composta: a piano terra, la platea, coi sedili di legno; nel piano superiore la galleria(in poltrona). Solitamente la platea era sempre più piena della galleria in quanto il costo del biglietto nella prima era di gran lunga inferiore e poi non tutti si potevano permettere il lusso di andare in galleria tant’è che molti posti qui rimanevano vuoti.

Durante l’intervallo della proiezione del film succedeva di tutto. I ragazzi della platea si spostavano nel salone d’ingresso per comprare ceci abbrustoliti, sementi (passa tiempu), lupini salati, panini, gazzose, caramelle etc..

I più intraprendenti salivano al piano superiore (in poltrona) evadendo il controllo degli addetti e, durante la ripresa della proiezione del film buttavano giù sui sedili di legno i ceci abbrustoliti che sbattendo su facevano rumori assordanti. Gli spettatori di giù ridevano divertiti mentre quelli di su guardavano con disgusto.

Nella sala d’ingresso del Cinema, a vendere le caramelle, c’era Tosio, una persona diversamente abile, che alla prima apparenza poteva sembrare burbero, ma a conoscerlo, poi, bene, era veramente un burbero benefico.

Ricordo di un mio carissimo amico che, godendo della simpatia di Tosio, forse era uno dei pochissimi, si divertiva a sfotterlo; e a Tosio piaceva incontrare questo mio amico pronunciando al suo arrivo questa frase:

 ” E’ arrivato fastidio! “.

“ Uè To, tamme na caramella! “chiedeva il mio amico.

Tosio, con lo sguardo torvo e pronto alla difensiva, conoscendo bene la furbizia del suo interlocutore, rispondeva:

 “ Comu la vueli? A latte o a menta? “.

E l’altro accertatosi che non c’erano le caramelle a latte replicava:

 “ Se cè fà To! Tammla a latte! “.

E Tosio, avendo intuito di essere stato nuovamente beffato:

“ Sì a latte! E mò tlà monciu! “ “ Vabbanni fastidiu! “.

E tutto finiva a risate.

Ricordo altri episodi verificatisi al Cinema.

Durante la proiezione del film “ Dracula il vampiro ” con Christopher Lee, in sala c’era un silenzio di tomba.

Era in atto la scena del film quando a mezzanotte in punto il conte Dracula usciva dal suo sarcofago; tutti gli spettatori muti per la paura e col fiato sospeso. In quel preciso momento io ed i miei amici entravamo a scaglioni in sala alla ricerca di un posto vuoto libero. Uno dei miei amici aveva scorto, nel buio della sala, un posto vuoto. Questi, subito, poggiò la mano sulla spalla del malcapitato spettatore per chiedergli se il posto fosse libero o meno, proprio nell’istante in cui il vampiro usciva dalla sua tomba. In sala echeggiò un grido di terrore e nello stesso tempo d’invocazione:

 “ Matonna mea tlu Carminu “.

Seguirono le scuse.

Un altro episodio durante la proiezione del film “ Catene “ con la bellissima Yvonne Sanson e Amedeo Nazari, mentre era in atto una scena d’amore, un po’ erotica per quei tempi, si sentì in sala un fragore proveniente da un sonoro ceffone che una bella donna aveva suonato al suo vicino di posto, ahimè innocente, perché a calar le mani nelle cosce della bella e giunonica donna era stato l’amico di questi seduto accanto a lui.

Questi sono stati alcuni dei momenti indimenticabili dei miei verdi anni spensierati”!

CON QUESTO RACCONTO MICHELE HA VINTO IL 2° PREMIO DEL CONCORSO SCRITTORI DIGITALI DI ANYNAME EDIZIONI DI ANGELA ASTONE .

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