La tradizione figulina pugliese entra ufficialmente nella storia. Nello storico scenario del Quartiere delle Ceramiche è stato inaugurato il Pumo più grande del mondo, un’opera colossale realizzata dal maestro ceramista Giuseppe Rosa. Il monumentale manufatto da record, che ha richiesto ben 50 ore di complessa lavorazione al tornio, si attesta come il nuovo emblema identitario della città, fondendo un primato straordinario con la secolare devozione all’arte dell’argilla.

Il maestro Giuseppe Rosa, 63 anni e tra gli ultimi maestri “capasunari” ancora in attività, ha commentato con orgoglio: «Questa mia opera unica al mondo la dedico a tutti i grandi maestri della tradizione ceramica grottagliese, ai maestri del passato che hanno tramandato nel presente la nostra millenaria tradizione figulina».
Le dimensioni dell’opera superano qualsiasi altra creazione mai realizzata in questa specifica categoria dell’artigianato artistico:
- Altezza: Ben 2 metri.
- Larghezza: 1 metro di diametro.
- Lavorazione: Oltre 50 ore di manipolazione e tornitura della terra.
Il Significato dei Colori
Nonostante la maestosità delle proporzioni, l’opera mantiene la combinazione cromatica della tradizione pugliese, carica di messaggi benauguranti.
Giallo: Simboleggia l’energia solare, la luce e i nuovi inizi che si rinnovano,il Verde rappresenta la connessione profonda con la terra, la natura e la fertilità del suolo locale.

La creazione di un pumo di questa portata mette alla prova la stabilità fisica del materiale e la forza tecnica del vasaio. Le fasi si dividono in quattro passaggi cruciali:
- Centratura e Apertura: L’artigiano fissa una mastodontica palla d’argilla sul tornio. Tramite una vigorosa pressione manuale, la centra al millimetro per azzerare le oscillazioni, procedendo poi all’apertura e al sollevamento delle pareti del cilindro.
- Formatura del Bocciolo: Fase determinante per la resa visiva. Il vasaio spinge l’argilla verso l’interno, modellando la pancia e restringendo la cima in una punta slanciata. Nella produzione ceramica, se si trattiene l’altezza si ottiene la rotondità tradizionale (come visibile nel pezzo di sinistra della documentazione fotografica), mentre spingere eccessivamente verso l’alto crea una forma ogivale meno classica (pezzo di destra).
- La Base (Piede): Il calice inferiore viene tornito a parte o ricavato dal blocco inferiore. Deve sostenere l’intero peso del bocciolo, bilanciando l’estetica e la fisica dell’oggetto.
- Applicazione degli Elementi: Raggiunta la consistenza “dura cuoio”, il piede e le foglie modellate a mano si saldano al corpo centrale usando la barbottina (argilla liquida).

La Storia del Fiore d’Acanto nella Ceramica
Le iconiche foglie verdi che avvolgono la sezione inferiore si rifanno all’acanto (Acanthus mollis), una pianta arbustiva del Mediterraneo densa di storia:
- Origini Classiche: Nell’antica Grecia e nella Roma imperiale, decorava il capitello corinzio ed era associata alla rinascita e al superamento delle avversità, data la propensione della pianta a ricrescere forte anche in terreni difficili.
- Simbolo di Protezione: Nel barocco pugliese e nella ceramica grottagliese, l’acanto è divenuto uno scudo protettivo. Le foglie schiuse simboleggiano la vita che protegge il nuovo nucleo vitale (il bocciolo) dal malocchio e dalle insidie.
- Evoluzione Stilistica: Nei modelli formali antichi le foglie vantano profonde venature intagliate a mano e punte arricciate. La foglia classica aperta e geometrica rappresenta la dinamicità plastica barocca, a differenza delle varianti moderne allungate che tendono a semplificarne le linee.