A GROTTAGLIE IL IL 13 DICEMBRE 2021 “DIVINA CERAMICA” NELLE CERAMICHE-SCULTURE DI DOMENICO PINTO.
“ nelle sculture in ceramica della Saga di Federico II di Svevia, la celebrazione per i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri”.

In ricordo del Maestro Prof. Domenico Pinto, i nostri articoli pubblicati su g-pegaso.it ed ArtesTv.
In attesa della 42a mostra del Presepe, che vedrà il taglio del nastro il prossimo 18 Dicembre, l’iniziativa privata di un docente ed artista grottagliese , Domenico Pinto, neutralizza l’affannosa stasi degli uffici comunali alla cultura ed al turismo, presi con le “scartoffie” di un concorso, che ha dimostrato con il rinvio della scadenza di partecipazione, la probabile scarsa adesione riservata “ ad artisti/professionisti accreditati o ad associazioni”.

Il prossimo 13 Dicembre, appuntamento alle 19 e 30 in piazzetta di via Crispi 99, nei pressi dell’atelier artistico del Prof. Domenico Pinto, con “ DIVINE CERAMICHE”, scoperte della statue in ceramica della Saga di Federico II di Svevia realizzate da Domenico Pinto, attraverso la lettura dei canti XIII-XXVI dell’Inferno e III del Paradiso e Purgatorio, a cura dell’attore grottagliese GIUSEPPE CALAMUCCI MANITTA.

Nella Treccani in Dante Alghieri si riporta che “a segnalare a Dante la presenza di Federico II nell’inferno è Farinata degli Uberti, incontrato nel sesto cerchio, una pianura disseminata di arche sepolcrali scoperchiate in attesa del giorno del giudizio e affocate da fiamme che vi ardono intorno. Quando Dante prega Farinata di dirgli “chi con lu’ istava”, questi risponde: “qua dentro è ‘l secondo Federico / e ‘l Cardinale [Ottaviano degli Ubaldini]; e de li altri mi taccio” . Le parole di Farinata turbano Dante, poiché contengono un oscuro presagio sulla prima fase (fino al 1304) del suo esilio e la notizia della presenza di Federico II passa perciò inevitabilmente in secondo piano.

Federico, dunque, all’inferno perché eretico epicureo. Farinata è anche uno dei cinque fiorentini, “che fuor sì degni” e “a ben far puoser li ingegni”, di cui Dante chiede a Ciacco dove si trovino . Manfredi e Fedrico II, detti heroes illustres , “seppero esprimere tutta la nobiltà e dirittura del loro spirito, e finché la fortuna lo permise si comportarono da veri uomini, sdegnando di vivere da bestie”, col risultato che la reggia siciliana era divenuta il punto di riferimento e di raccolta degli uomini di lettere italiani corde nobiles atque gratiarum dotati. A questo elogio dell’aula siculo-federiciana nulla toglie la denuncia, che Dante pone in bocca a Pier della Vigna , del “vizio” dell’invidia, diffuso ovunque ma in particolare nelle corti e, quindi, anche in quella siciliana, che ha indotto al suicidio lui, che era stato il collaboratore più vicino a Federico. Egli però non parla per denigrare l’istituzione ove aveva operato con soddisfazione, ma per togliere il sospetto che ancora aleggiava ch’egli avesse tradito il suo imperatore.”

La Saga di Federico II nelle sculture in ceramica policroma del Maestro Domenico Pinto, prendono ispirazione dal Stupor mundi (“meraviglia o stupore del mondo”) o puer Apuliae (“fanciullo di Puglia”) (1) appellativo in Europa di Federico Ruggero di Hohenstaufen (Jesi 26 dicembre 1194 Fiorentino di Puglia 13 dicembre 1250). Federico è, stato re di Sicilia (come Federico I, dal 1198 al 1250), duca di Svevia (come Federico VII, dal 1212 al 1216), Re dei romani (dal 1212) e poi Imperatore del Sacro Romano Impero (come Federico II, eletto nel 1211, incoronato dapprima ad Aquisgrana nel 1215 e, successivamente, a Roma dal papa nel 1220) e re di Gerusalemme (dal 1225 per matrimonio, autoincoronatosi nella stessa Gerusalemme nel 1229). Sua è La misteriosa ed imponente opera d’arte ed architettura , ad Andria in provincia di Bari, Castel del Monte.

Federico apparteneva alla nobile famiglia sveva degli Hohenstaufen Discendeva per parte di madre dai normanni di Altavilla (Hauteville in francese), conquistatori di Sicilia e fondatori del Regno di Sicilia.Federico II era dotato di una personalità poliedrica e affascinante che, fin dalla sua epoca, ha polarizzato l’attenzione degli storici e del popolo, producendo anche una lunga serie di miti e leggende popolari, nel bene e nel male. Il suo mito finì per confondersi con quello del nonno paterno, Federico Barbarossa.

Il carisma di Federico II è stato tale che all’indomani della sua morte, il figlio Manfredi, futuro re di Sicilia, in una lettera indirizzata al fratello Corrado IV citava tali parole: “Il sole del mondo si è addormentato, lui che brillava sui popoli, il sole dei giusti, l’asilo della pace Castel del Monte, situato nei dintorni di Andria in cima a una delle colline delle Murge, solitaria e affascinante, è un must assoluto per i visitatori. Si tratta di un castello misterioso simile a una sontuosa residenza e tradizionalmente attribuito a Federico di Hohenstaufen, anche se non c’è certezza sul suo aver realmente vissuto lì. Il castello è particolarmente famoso per il suo potere evocativo.

Infatti, l’intero castello è costruito seguendo un modello costantemente legato al numero otto: la sua forma è ottagonale, è incorniciato da otto torri e sia il terreno e il primo piano ospitano otto stanze. Sono passati circa otto secoli dai tempi di Federico . È grazie a lui che l’edificio ha preso la forma di una sorta di tempio laico, simbolo significativo del potere imperiale che dovrebbe rappresentare anche la sua pretesa dell’eternità. Alla figura emblematica dell’imperatore Federico II di Hoenstaufen, sono ispirate le forme che animano repertorio figurativo dei Pinto, interpretando artisticamente il mondo medioevale dell’età di Federico II attraverso la modellazione plastico-scultorea dei personaggi vissuti a quel tempo e intimamente connessi alla sfera affettiva e politica dell’imperatore.

La tecnica ceramica utilizzata è quella della terracotta ingobbiata invetriata e lustrata con oro zecchino, tecnica di grande efficacia estetica perché capace di coniugare la creatività decorativa con la preziosità dei dettagli. Re, regine, imperatori, e imperatrici vengono così rappresentati in una posa austera e regale, circondati da un’aura mitica che ne esalta la bellezza formale rendendo gradevole il ricordo dei grandi personaggi della storia, spesso sospesi tra realtà e leggenda. La narrazione sembra intrecciarsi attraverso la sequenza scultorea delle figure imperiali, elementi mobili e vere e proprie icone moderne di un passato pregno di storia.

Figure alte e slanciate dal profilo austero ed elegante, appaiono nobili come un’idea arcaica quasi fossero divinità nell’orgoglio storico di un popolo. I visi affusolati, solenni, gli abiti dorati e impreziositi da colori ricchi, dame eleganti e cavalieri autorevoli nascondono le trame narrative della storia di Federico II ed evocano i fasti e i luoghi della corte sveva. Le Trame dell’Impero Federiciano vuole rappresentare la cultura, la storia, l’architettura della Puglia permeate da quel fascino misterioso che da sempre alimenta nell’uomo del Sud la figura di Federico II di Svevia.

All’interno della grotta/showroom , ubicato nell’antico quartiere delle ceramiche di Grottaglie è possibile ammirare la bellezza di queste statue ceramiche che compongono i diversi presepi monumentali realizzati dal maestro Domenico Pinto e della figlia Paola, così come le tappe del viaggio di Ulisse, un dialogo tra il ceramista e scultore e il grande viandante. Un racconto con 18 statue di cavalli, tra battibecchi, ironia, fantasia e storia. Un percorso onirico fatto di competizioni, di intelligenza, di dispute e di saggezza che rimane la prerogativa di Ulisse. Vicissitudini che esprimono la voglia di evadere, di conoscere, di sfidare quell’ignoto, quel qualcosa vicino o lontano che ci attrae verso la nostra Itaca, la nostra meta, il nostro desiderio.

La rappresentazione della Natività è un omaggio alla tradizione ceramica dei Presepi di Grottaglie. Le statue, realizzate interamente a mano con la tecnica della terracotta ingobbiata e invetriata con lustri e oro zecchino, sono pezzi unici da collezione e raffigurano i personaggi classici del presepe, Gesù Bambino, Maria, San Giuseppe, il bue, l’asinello, i Re Magi. Il luogo della realizzazione di queste sculture imperiali e a Grottaglie.

La ceramica di Grottaglie Grottaglie si trova lungo il confine orientale della provincia di Taranto dominando la pianura che si estende dalle colline della Murgia verso il mare. La città fu fondata nella seconda metà del X secolo, quando le popolazioni dei villaggi vicini trovarono rifugio nelle grotte dei dintorni in fuga dalle incursioni saracene. Rapidamente, un vero e proprio insediamento si formò nella zona di queste grotte. Divenne così densamente popolata che Robert Guiscardo affidò agli arcivescovi di Taranto il suo governo come faida. Grottaglie è conosciuta come il principale centro della regione nella produzione di ceramica d’arte. La città vantava 42 ceramiche e 5000 lavoratori già nel XVIII secolo.

La vita di tutto il quartiere del cammenn’ri (che sono i camini dei vecchi forni in legno) ruota intorno alla produzione e al commercio di terracotte e ceramiche, in particolare i tipici capasoni, grandi contenitori a forma di anfora utilizzati per preservare olio e vino. Castello Episcopio ospita il più significativo museo di ceramiche pugile, diviso in cinque sezioni (archeologia, maiolica, ceramica tradizionale per l’uso quotidiano, oggetti contemporanei, presepi).

- Antonino De Stefano, Fridericus, puer Apuliae (PDF), in Archivio Storico Pugliese, IV, 1 (Il convegno Federiciano di Foggia), Bari, Società di Storia Patria per la Puglia, 1951. URL consultato il 20 dicembre 2010.
- Laboratorio via Crispi, 6 Grottaglie (TA) – Italia ,Esposizione via Crispi, 99 Grottaglie (TA) – Italia pintodomenico1945@gmail.com,www.ceramichepinto.it https://www.ceramichepinto.it/opere/
