Di Raimondo Rodia

Dopo una lunga agognata attesa è arrivato il giorno che sono faccia a faccia con i dipinti della cripta della Favana a Veglie (Le). Il nome Favana deriva da una malattia che ancora oggi colpisce e crea problemi al nostro sangue a persone sensibili ad una sostanza posseduta dalle fave ed altre leguminose come piselli e lenticchie. Una volta queste leguminose costituivano il pranzo principale. Entro con emozione facendo attenzione ai gradini consumati dal tempo, la cripta è situata nei pressi del convento dei francescani conventuali e prima di scendere guardo il portale della chiesa con la data 1651.

L’ipogeo rientra nel perimetro dell’attuale cimitero. L’invaso a navata unica orientato ad est con un piccolo locale affiancato che comunica attraverso due arcate da un lato con la cripta con l’altro con i gradini per scendere a guardare la meraviglia di questi affreschi. Il locale fungeva da camera del tesoro contenente il pane consacrato, i vasi sacri ed altra suppellettile liturgica del rito bizantino. Oggi si vede un abbozzo di altare addossato all’abside, una nicchia in basso e poche tracce di gradino sedile. Sono circondato dagli affreschi che coprono anche il soffitto.
La parete sinistra è divisa in tre riquadri separati da una cornice bianca dove troviamo una Vergine con bambino, Santo Stefano e Sant’Antonio da Padova, bello da notare le tante aureole con contorni incisi e decorati da raggi e stelline. Nell’abside troviamo un San Michele ed una Trinità particolare ed un San Francesco. Nella parete destra troviamo quattro riquadri con Sant’Antonio abate, Sant’Andrea, Cristo pantocratore con i Santi Pietro e Paolo. Infine la stupenda madre che allatta il bambino, sul soffitto un cielo stellato con un cerchio dove troviamo di nuovo un Cristo pantocratore con intorno i simboli dei quattro evangelisti. Il ciclo degli affreschi sono datati alla prima metà del XV secolo con alcuni di essi della bottega di Giovanni di Francia cioè il pittore veneziano Giovanni Charlier di origine francese anche se il suo vero nome era Zanino Di Pietro.


























