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“Fratelli d’Italia partecipa con convinzione a questo rito che non è banale, ma deve segnare l’unità della rappresentanza politica di questo Paese in una ricorrenza che — come ha detto la collega che mi ha preceduto — appartiene a tutti gli italiani.

Il 25 aprile è una festa che fu istituita da Alcide De Gasperi per unire gli italiani, non per dividerli; è triste doverlo ricordare a tanti anni di distanza perché vi è una tentazione ricorrente a fare di questa data un’occasione per denigrare la controparte politica. Non mi sottraggo alla provocazione della collega Braga, che peraltro stimo moltissimo: qui si vorrebbe dire che da una parte ricorre la nostalgia della Liberazione, mentre dall’altra, forse, il rammarico che vi sia stata.
No, signori colleghi della sinistra. Il mio appello è alla buona fede, perché questo centrodestra non deve subire nessun esame, men che meno da voi . Domani celebrerò il 25 aprile come sono solito fare: non nella mia città, non nel mio collegio, ma in Abruzzo, nel ricordo dello straordinario discorso di Onna con cui Silvio Berlusconi, fondatore del centrodestra, sciolse ogni dubbio e chiarì ogni equivoco. Egli gettò oltre qualsiasi ostacolo la natura del centrodestra italiano che, con Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Gianfranco Fini, ha reso l’antifascismo un valore costitutivo della nostra convivenza di libertà e, quindi, anche di questa parte politica.
Certo è che se al posto di Togliatti — pensate un po’ io, vecchio democristiano anticomunista, che debbo onorare Togliatti e lo faccio con convinzione — se al posto di Togliatti che, assieme a De Gasperi e dopo aver battuto il fascismo, ha unificato questo Paese, ci fossero stati i ‘mozzorecchi’ della sinistra di oggi, difficilmente l’Italia avrebbe avuto ottant’anni di libertà, pace, civiltà, armonia sociale e progresso.

Voglio dirlo fino in fondo, colleghi e amici: c’è una ragione per la quale voi tornate su questo punto. Mi percorreva un brivido nel sentire Bella Ciao, che io ho sentito cantare agli amici di mio padre, socialista e antifascista, e da mio nonno, che rifiutò il posto di lavoro per non prendere la tessera del fascio. Ebbene, quelli cantavano per la libertà e per l’amore; voi cantate per dividere.
La verità storica, Signor Presidente, e chiudo, è che c’è una parte della sinistra italiana che non ha mai elaborato il lutto della rottura del CLN. Perché alcuni volevano pregare con Teresio Olivelli, ‘ribelle per amore’, e passare da un regime alla democrazia; altri, invece, volevano passare dal nero al rosso, da un regime all’altro. Questa è la storia di questo Paese. Quindi uniti sì, ma la ricorrenza del 25 aprile come festa della libertà di tutti gli italiani. Noi la vivremo così. Grazie.”
