Rif. bibl.: F. Stea – L. Galletto, Amministrazioni e amministratori postunitari grottagliesi, Schena, 1983
Nonostante la vacanza della carica sindacale, l’attività amministrativa del Comune di Grottaglie non subì interruzioni. Prima di procedere alla nomina del successore di Motolese, il Consiglio concentrò le proprie energie sul mantenimento della stabilità finanziaria, minacciata da scadenze urgenti e cospicue obbligazioni contratte nei confronti di enti pubblici e privati. L’ente doveva infatti ricorrere a nuovi prestiti per estinguere un vecchio mutuo di 4.500 lire con il signor Vito Nicola Mummolo, saldare un debito di 2.776 lire con la Provincia di Lecce per il consorzio della ferrovia Taranto-Brindisi e reperire fondi strategici: 5.000 lire per i necessari lavori al cimitero, 4.000 lire per il completamento di via Mutata e altre 4.000 lire per la costruzione di brevi e urgenti tratti stradali.
Per fare cassa, l’Amministrazione Comunale decise di rivedere e aggiornare i canoni di locazione del patrimonio immobiliare pubblico. La vertenza più rilevante riguardò l’affitto della grande masseria Foresta, per la quale erano pervenute due offerte: una da Michele di Pasquale Orlando per .1.200 lire e l’altra da Felice Simonetti per 1.280 lire. Nonostante la differenza economica, il Simonetti subordinava il pagamento a condizioni molto onerose per il bilancio comunale, esigendo la riparazione della cisterna e la costruzione di un’aia ex novo; ritenendo che un aumento di sole ottanta lire lorde non giustificasse simili spese, il Consiglio preferì confermare l’affitto all’Orlando.
La masseria Foresta vantava un’estensione considerevole di ben 211 tomoli: oltre ai 63 tomoli compresi nel contratto d’affitto, il Comune decise di dare a censimento i restanti 148 tomoli (pari a oltre 101 ettari). L’esperto di campagna Francesco Perduno, inviato sul luogo per una perizia, stimò che 22 tomoli fossero coltivabili a maggese alla cifra di 30 lire l’uno (incluso il fruttato delle ghiande), spingendo il Presidente del Consiglio a proporre l’affitto annuale del restante terreno con il frutto pendente delle ghiande per un valore complessivo di 2.550 lire. Far quadrare i conti si rivelò tuttavia complesso: molti incanti d’asta andavano deserti o costringevano il Comune ad accettare ribassi fino al 50%, obbligando l’aula a una profonda revisione dei bandi di concorso.
Il Conventino conteso: la trattativa con il Canonico Verga e il restauro del Santuario
In questo clima di ristrettezza economica si inserì la richiesta avanzata dal Canonico Vincenzo Verga per l’acquisto dell’ex Convento dei Gesuiti (noto come il “Conventino”) e dell’attigua casa d’abitazione detenuta da Zaccaria Manigrasso. Nella sua istanza, il sacerdote offriva la somma di 10.000 lire, dichiarando di voler adibire lo stabile a opere di beneficenza e istruzione pubblica. Il Presidente dell’assemblea caldeggiò l’accoglimento della domanda, ritenendo il progetto utile e vantaggioso per il paese, evidenziando che una stima basata sulla rendita attuale dell’immobile — calcolando il valore al 5% al netto dell’imposta fondiaria e delle spese di manutenzione — avrebbe fissato il prezzo legale a 12.042 lire.
Al fine di ottenere chiarimenti sulla natura dell’opera, il Consiglio nominò una commissione e propose inizialmente al Canonico una permuta: il Conventino in cambio di un caseggiato di proprietà del sacerdote situato dirimpetto al Municipio, da adibire a nuova e più idonea casa comunale. Di fronte al netto rifiuto del Canonico Verga, il quale esplicitò la volontà di acquistare lo stabile per ospitarvi sacerdoti e trasformare la casa natale di San Francesco De Geronimo in un solenne santuario, il Comune dovette insistere sulla necessità di una perizia di stima legale.
Il dibattito in aula sollevò pareri discordanti e accesi ricordi storici. Il consigliere Manigrasso rammentò che anni prima lo stesso Vito Nicola Mummolo aveva tentato di acquistare il complesso per istituirvi un orfanotrofio, scontrandosi con le medesime lungaggini burocratiche ministeriali. L’avvocato Orazio Motolese fece notare che una perizia accurata non avrebbe comunque potuto superare il valore di diecimila lire, sottolineando che il Conventino, allora affittato alla Provincia come caserma dei Carabinieri, fruttava 700 lire lorde annue ma, a causa dei locali inadatti, se fosse stato sfitto dall’arma avrebbe reso al massimo tre o quattrocento lire parcellizzandolo a privati. A queste considerazioni tecniche e al parere del capomastro muratore Ciro Raffaele Marseglia si oppose la visione ideale del consigliere Giuseppe Quaranta. Quaranta ricordò con orgoglio che il Conventino era stato edificato originariamente dalla popolazione di Grottaglie per pura devozione al Santo e che il Comune lo aveva successivamente riscattato dal Demanio statale per sole 4.597 lire; l’idea che la struttura potesse ora tornare alla sua originaria funzione di santuario, a fronte di un’offerta tanto generosa di 10.000 lire, rendeva superflua e ingenerosa ogni esitazione speculativa da parte del Municipio.
Schema concettuale dei Capitoli d’Archivio (1893-1894)
Lo schema seguente sintetizza le dinamiche politiche, economiche e patrimoniali analizzate nei capitoli della sessione consiliare di fine secolo:
LA TRANSIZIONE AMMINISTRATIVA (1893-1894)
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CRISI ISTITUZIONALE BILANCIO E PATRIMONIO TRATTATIVA VERGA
(Dimissioni Motolese) (Masseria Foresta) (Il “Conventino”)
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MOTIVI DENUNCIA ESTINZIONE DILEMMI D’ASTA PROPOSTA RITORNO AL
PERSONALI POLITICA MUTUI – Offerte per DI PERMUTA SANTUARIO
– Grave male – Attacchi – Debito con la Masseria – Scambio – Volontà di
agli occhi alle spalle Lecce per la Foresta rifiutato consacrare
– Dimissioni durante la ferrovia – 148 tomoli per nuova la casa
consegnate malattia (2.776 lire) a censimento sede del natale del
alla – Curati solo – Lavori al – Ribassi d’ Comune Santo
Prefettura interessi cimitero e asta fino – Parere del – Acquistato
privati vie urbane al 50% capomastro dal Demanio
Marseglia per 4.597 L.